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Sulle elezioni presidenziali USA e la vittoria di Donald Trump 


Un analisi che condividiamo sulle elezioni di Trump negli USA tratta dal comunicato di “Teoria e Prassi” e che pubblichiamo sul nostro sito per ulteriori approfondimenti.
(Redazione di Aurora proletaria)


Il miglior commento al meccanismo delle elezioni USA lo scrisse nel 1891 un grande maestro del socialismo scientifico, Federico Engels:

"In nessun paese i politici formano una sezione della nazione così separata e così potente come nell'America del Nord. Quivi ognuno dei due grandi partiti che si scambiano a vicenda il potere viene a sua volta governato da gente per cui la politica è un affare, che specula sui seggi tanto delle assemblee legislative dell'Unione quanto dei singoli Stati. /.../ Ci sono due grandi bande di speculatori politici che entrano in possesso del potere, alternativamente, e lo sfruttano con i mezzi più corrotti e ai più corrotti fini; e la nazione è impotente contro questi due grandi cartelli che si presumono al suo servizio, ma in realtà la dominano e la saccheggiano".

Stavolta ha vinto la banda degli speculatori repubblicani che pur avendo raccolto meno voti popolari, ma avendo più “grandi elettori” (una delizia della democrazia borghese a stelle e strisce!), si è aggiudicata la Presidenza, mantiene la Camera dei rappresentanti e il Senato e ha la maggioranza nella Corte suprema.
  Il 45° Presidente degli Stati Uniti è dunque Donald Trump, monopolista del settore immobiliare e dei servizi, proprietario del conglomerato multinazionale noto come “Trump Organization”, un magnate che possiede un patrimonio personale di oltre 4 miliardi di dollari.
Il megalomane Trump rappresenta gli interessi dell’ala più reazionaria della borghesia monopolista, i “cowboy” del capitalismo finanziario. Ha l’appoggio di vasti strati di “middle class” bianca impoverita dalla crisi. Ha vinto con lo slogan “risolleviamo gli USA, i dimenticati di questo Paese, da oggi non lo saranno più”, riuscendo con la sua demagogia populista di destra a estendere la sua influenza tra gli sfruttati. In particolare ha intercettato elettoralmente lo scontento degli operai bianchi del nord est, colpiti dalle ristrutturazioni e minacciati dalle delocalizzazioni, ma privi di una coscienza di classe. 
Il partito democratico esce umiliato e a pezzi dal confronto, perdendo in diversi Stati tradizionalmente “amici”. La guerrafondaia Hillary Clinton ha perso voti fra gli afroamericani e gli ispanici, fra i giovani e nella componente progressista degli elettori democratici che aveva appoggiato lo pseudo-socialista Sanders. In tanti non si sono riconosciuti nella candidata ufficiale dell’oligarchia finanziaria. Anche questo è un segno del forte malcontento popolare esistente negli USA a causa della crisi e delle guerre. 
Il successo di Trump esprime il livello di decomposizione raggiunto dall’imperialismo USA. Il mito dell’America “faro di civiltà”, “esportatrice di libertà e di democrazia” subisce un colpo tremendo. Allo stesso tempo è la dimostrazione della bancarotta della politica di Obama e dei democratici USA, i valletti di  Wall Street. 
Il declino economico della superpotenza nordamericana USA non si arresterà con Trump. Gli USA diverranno ancora più deboli nei confronti della altre potenze imperialiste rivali e perderanno egemonia, soprattutto in termini di consenso a livello internazionale. La lunga operazione di recupero d’immagine tentata con Obama è fallita, e il “marchio Trump” peggiorerà la reputazione degli Stati Uniti agli occhi dei lavoratori e dei popoli.
  Con la presidenza Trump il malcontento sociale e la lotta di classe sono destinati a intensificarsi. Le proteste di piazza avvenute subito dopo le elezioni – un fatto inedito – sono il sintomo di conflitti sociali più ampi. La risposta della borghesia imperialista sarà la creazione di uno Stato sempre più poliziesco, la militarizzazione e il controllo sociale, l’uso di squadre paramilitari per mantenere la stabilità interna, colpire gli oppositori e prevenire lo sviluppo di un movimento rivoluzionario di massa. (…)





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Necessità di una preparazione ideologica di massa

di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito




La legislazione comunista

Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.




Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)




Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

(l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)




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