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Lenin : Discorso sui sindacati


Dopo le mail di alcuni operai FCA riteniamo opportuno pubblicare ii discorso pronunciato da Lenin al X Congresso del partito il 14 Marzo 1920 tratto Lenin opere complete vol.32
Redazione Aurora Proletria


Compagni, oggi il compagno Trotskij ha polemizzato con me con particolare cortesia e mi ha rimproverato di eccessiva prudenza. Devo ringraziarlo di questo complimento ed esprimere il rincrescimento di non poterglielo contraccambiare. Al contrario, devo parlare del mio imprudente amico per esporre l’errore per causa del quale ho dovuto perdere tanto tempo e si deve ora continuare la discussione sui sindacati e non passare a questioni più attuali. Il compagno Trotskij ha esposto le sue conclusioni a proposito della discussione sui sindacati nella Pravda del 29 gennaio 1921. Nel suo articolo: Ci sono dissensi, ma a che serve la confusione?, mi ha rimproverato di essere responsabile di questa confusione, perché andrei a cercare chi ha cominciato per primo. Questa colpa ricade interamente su Trotskij: è proprio lui che cerca di dare la colpa agli altri. Tutto il suo articolo si basa sull’affermazione che è stato lui a sollevare il problema della funzione dei sindacati nella produzione e che di ciò bisogna discutere. E’ falso. Non è questo che ha creato i dissensi e che li ha inaspriti. E, per quanto sia fastidioso ripetere, ripetere fino alla noia, dopo la discussione, – alla quale in verità ho partecipato soltanto per un mese, – devo ripetere che il punto di partenza non è stato questo, ma è stata la parola d’ordine di “scuotere” i sindacati, lanciata dal 2 al 6 novembre alla V conferenza dei sindacati di tutta la Russia. E fin da allora è sembrato a tutti coloro a cui non era sfuggita la risoluzione di Rudzutak (e tra questi sono i sostenitori del Comitato centrale, me compreso) che sulla questione della funzione dei sindacati nella produzione non potessero sorgere dissensi; invece, una discussione di tre mesi li ha fatti sorgere; questi dissensi erano e sono un grave errore politico. Nella discussione svoltasi al teatro Bolsoj, davanti a compagni responsabili, il compagno Trotskij mi ha rimproverato di voler troncare la discussione. Considero questo un complimento: ho cercato di troncare la discussione nella forma che essa aveva preso, perché un simile dibattito, alla vigilia di una difficile primavera, era dannoso. Soltanto dei ciechi potevano non accorgersene.

Il compagno Trotskij fa ora dell’ironia, dicendo che io chiedo chi ha cominciato per primo, e si meraviglia che io lo rimproveri per non aver partecipato alla commissione. Ma ciò ha molta importanza, compagno Trotskij, moltissima importanza, perché la non partecipazione alla commissione sindacale è stata una violazione della disciplina del Comitato centrale.
E quando Trotskij ne parla, non si ha una discussione, ma un’incrinatura e un’irritazione nel partito e si giunge a estremi che il compagno Trotskij ha definito “satanici”. Ricordo un’espressione del compagno Goltsman, non la cito perché la parola “satana” mi rammenta qualche cosa di terribile e Goltsman fa pensare invece a qualcosa di dolce, che non mi spinge a parlare di cose “sataniche”; ma non bisogna dimenticare che da entrambe le parti si giunge a estremi e che a ciò – cosa molto più mostruosa – sono giunti alcuni compagni carissimi.Ma quando si considera il prestigio del compagno Trotskij e si apprende che il 25 dicembre egli è intervenuto pubblicamente per dire che il congresso deve scegliere tra due tendenze, queste sue parole sono imperdonabili. Queste parole costituiscono un errore politico e appunto perciò lottiamo contro di esse. E quando qui si fa dello spirito sulle riunioni che hanno luogo in due locali, si tratta di un’ingenuità. Vorrei vedere quel bello spirito il quale dirà che si vietano le riunioni dei delegati del congresso perché i loro voti non si dividano. Sarebbe un’esagerazione davvero eccessiva. Il compagno Trotskji e il Tsektran hanno commesso un errore politico, ponendo il problema di “scuotere” i sindacati e ponendolo in modo radicalmente sbagliato. E’ un errore politico, che finora non è stato corretto. A proposito dei trasporti, esiste una risoluzione.

Noi parliamo qui del movimento sindacale, dell’atteggiamento dell’avanguardia della classe operaia verso il proletariato. Se rimuoviamo qualcuno da cariche elevate, non c’è niente di male, la cosa non disonora nessuno. Se avete commesso un errore, il congresso lo riconoscerà e ristabilirà i rapporti e la fiducia tra l’avanguardia della classe operaia e la massa degli operai. Ecco il significato della “piattaforma dei dieci”. Se nella piattaforma vi sono cose che vanno sostituite, se è questo che Trotskij sottolinea e Rjazanov sviluppa, poco male. Se alcuni dicono che nella piattaforma non si vede la mano di Lenin o un altro segno della sua partecipazione, allora dirò: se fossi dovuto intervenire direttamente con la penna o con una conversazione telefonica in tutto ciò che mi tocca firmare, sarei impazzito da molto tempo.Io dico che per ristabilire i rapporti e la fiducia tra l’avanguardia della classe operaia e la massa operaia, se il Tsektran ha commesso un errore – cosa che capita a tutti – bisogna correggerlo. Ma, quando si comincia a difendere quest’errore, esso diventa causa di un pericolo politico. Se non avessimo agito il più democraticamente possibile, nei riguardi degli stati d’animo che ha qui espresso il compagno Kutuzov, saremmo arrivati al fallimento politico. Dobbiamo innanzi tutto convincere, e poi costringere, Dobbiamo a ogni costo convincere prima, e costringere poi. Se non sapessimo convincere le grandi masse, distruggeremmo i giusti rapporti che devono intercorrere tra l’avanguardia e le masse.

Quando uomini come Kutuzov dedicano una parte del loro serio discorso alla denuncia degli eccessi burocratici del nostro apparato, noi rispondiamo: è vero, il nostro Stato è uno Stato con una deformazione burocratica. Contro di questa invitiamo a lottare anche gli operai senza partito. E dovrei dire che i compagni come Kutuzov bisogna farli partecipare più da vicino a questo lavoro e metterli in posti di maggiore responsabilità. Ecco la lezione che deriva dalla nostra esperienza.

Quanto alla deviazione sindacalistica, bastino due parole a Sljapnikov, il quale, a proposito del “congresso dei produttori di tutta la Russia” – come è stato scritto letteralmente, nero su bianco, nella loro piattaforma e confermato dalla Kollontaj – ha detto che ciò potrebbe essere sostenuto richiamandosi a Engels.

É ridicolo, Engels parla della società socialista, ove non ci saranno classi, ma soltanto produttori. Ma da noi ci sono oggi le classi? Ci sono. C’è ora da noi la lotta di classe? La più accanita. E venire a parlare, nel momento della più accanita lotta di classe, di “congresso dei produttori di tutta la Russia”, non è forse una deviazione sindacalistica, che bisogna condannare decisamente e definitivamente? E la ridda di piattaforme era tale che abbiamo visto persino Bucharin trovarsi in difficoltà su un terzo delle candidature. Compagni, nella storia del partito non dobbiamo dimenticare questi tentennamenti.

E ora, poiché l’”opposizione operaia” ha difeso la democrazia, poiché ha posto rivendicazioni sane, faremo il massimo sforzo per accostarci ad essa, e il congresso, come tale, deve fare una determinata scelta. Voi affermate che noi lottiamo poco contro il burocratismo; venite ad aiutarci, avvicinatevi, aiutateci a lottare, ma, se proponete un “congresso dei produttori di tutta la Russia”, questa posizione non è né marxista né comunista. L’”opposizione operaia”, grazie agli sforzi di Rjazanov, interpreta in modo sbagliato il programma. Il programma dice: “I sindacati devono giungere a concentrare effettivamente nelle loro mani tutta la gestione dell’economia nazionale considerata come un unico complesso economico”. Sljapnikov pensa, esagerando come sempre, che questo, da noi, avverrà tra venticinque secoli. Il programma dice: i sindacati “devono giungere”, e quando un congresso dirà che sono giunti, allora quella rivendicazione sarà realizzata. Compagni, quando il congresso dichiarerà davanti al proletariato di tutta la Russia, davanti al proletariato di tutto il mondo che esso ritiene le proposte avanzate dall’”opposizione operaia” una semideviazione sindacalistica, sono sicuro che tutto quello che c’è di veramente proletario, di sano, nell’opposizione seguirà noi, ci aiuterà a riconquistare quella fiducia delle masse che è stata pregiudicata da un piccolo errore del Tsektran; e con i nostri sforzi comuni potremo rinsaldare, unire le nostre file e affrontare insieme la difficile lotta che ci attende. E affrontando questa lotta insieme, decisamente, fermamente, conseguiremo la vittoria.





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Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.




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