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Un esempio dell'emancipazione della donna sovietica


Tratto dall'opuscolo editrice Rapporti Sociali "I primi paesi socialisti". Un esempio dell'emancipazione della donna sovietica.

(...) Il rapporto di unità e lotta tra queste due strutture di potere emerge chiaramente in relazione alla questione della "legalità socialista" che si pose lungo tutta la vita dei primi paesi socialisti. Dopo la Rivoluzione d'Ottobre non solo furono aboliti i vecchi tribunali, le loro procedure e tutte le leggi e i codici vigenti, ma vennero esplicitamente indicati il "senso di giustizia delle classi lavoratrici", la "coscienza rivoluzionaria", il "sentimento socialista della giustizia" e "l'interesse del governo operaio e contadino" come criteri cui dovevano ispirarsi tutti gli organi di potere al di sopra della lettera di ogni legge (Decreto del Consiglio dei Commissari del popolo sulla Giustizia del 27 novembre 1917, quello sui Tribunali del 30 novembre 1917, ecc.). Successivamente il nuovo Stato via via elaborò e approvò leggi, decreti, norme e regole. Tuttavia in definitiva il partito comunista e le sue organizzazioni di massa (OdM) restarono al di sopra di ogni formalità di legge e della lettera di ogni legge, norma e regola. Gli organi statali dovevano osservare la legge, ma subordinatamente alla direzione del partito e delle sue OdM, cioè nella misura in cui il partito e le sue OdM non davano indicazioni diverse. Ciò era un aspetto essenziale della "dittatura" della classe operaia e delle classi ad essa alleati e permetteva di tener conto della effettiva concreta diversità delle persone e delle circostanze per approfittare di esse per rafforzare in ogni campo della vita sociale la trasformazione verso il comunismo. Consideriamo in dettaglio un caso come esempio.

In linea generale un uomo che dà uno schiaffo o spara a una donna non è la stessa cosa di una donna che dà uno schiaffo o spara a un uomo. In linea generale il primo episodio è grave perché ribadisce e rafforza un aspetto negativo della vecchia società (la subordinazione delle donne agli uomini). Il secondo episodio può persino essere positivo, anzi molto positivo: l'inizio dell'emancipazione di quella donna dalla subordinazione agli uomini, un incitamento per tutte le donne a liberarsi dalla tutela maschile, un aspetto concreto e particolare di un processo sociale positivo che la società deve promuovere: l'emancipazione delle donne dagli uomini. Anche nei paesi socialisti la legge imparziale ed eguale per tutti puniva la violenza privata. Ma applicare questa legge alla stessa maniera, imparzialmente, a individui diversi (l'uomo e la donna) porta a risultati socialmente negativi, rafforza la subordinazione delle donne e il predominio dei maschi. Ma vi è di più. Proprio per il predominio che i maschi ereditano dalla vecchia società, il maschio gode di condizioni sociali più favorevoli rispetto alla donna per far valere le sue ragioni, per far riconoscere dalla società (dai giudici nell'esempio in esame) che lui ha ragione. Ha maggiore abitudine a trattare affari sociali e a parlare in pubblico, meno pudore a esporre fatti personali e intimi, gode di un pregiudizio sociale favorevole all'uomo ("quando arrivi a casa, batti tua moglie: tu non sai perché, ma lei lo sa"), ha più mezzi per trovare abili difensori e testimoni, maggiori conoscenze e relazioni personali, ecc. Quindi non solo è necessaria la discriminazione positiva a favore della donna, ma in alcuni casi anche la ribellione privata e individuale al maschio deve essere trattata come un fatto principalmente positivo e far sì che l'episodio diventi spunto per la mobilitazione in massa delle donne.(...)





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Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.




Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)




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