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La lotta di classe del proletariato e la GUERRA di classe dei padroni


Nel nostro Paese le morti sul lavoro e da lavoro, si aggirano statisticamente nell’ordine di migliaia ogni anno fornendoci un triste resoconto di quella che possiamo considerare una vera e propria guerra di sterminio non dichiarata che il padronato ha scatenato contro i lavoratori.
Uno sterminio che passa attraverso azioni dirette (condizioni di lavoro malsane e prive di sicurezza) del padrone e quelle " indirette " determinate dall’estrema povertà in seguito ai licenziamenti sino ad arrivare agli omicidi nelle strade e nelle piazze per mano poliziotta o crumira, come nel caso di Abd El Salam, 53 anni e cinque figli operaio della GLS di Piacenza ucciso dalle ruote di un camion guidato da un altro lavoratore che ha forzato il picchetto dei lavoratori in sciopero contro il licenziamento di alcuni loro compagni.
Sempre in quei giorni di settembre un altro operaio moriva all’Ilva di Taranto a causa della mancata sicurezza ed un altro folgorato all’ATAC di Roma.
Situazioni differenti nel metodo e nella dinamica ma tutte relative alla guerra non dichiarata dei padroni contro il proletariato. Una guerra che ha come teatro di battaglia il sistema capitalistico basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e quello delle risorse dell’intero pianeta a vantaggio di un pugno di parassiti che non si fanno scrupoli nemmeno di fronte alle catastrofi naturali, come i terremoti, per trarne ingenti profitti. Un pugno di parassiti che riduce alla miseria milioni di persone e paga profumatamente i suoi sgherri della politica, delle forse dell’ordine e dell’esercito per difendere ed accrescere i propri profitti e per eliminare, anche fisicamente, chiunque intenda contrastarli o ancor peggio sconfiggerli.
Non si tratta di dietrologia o di fantapolitica! I numeri hanno la stessa testa dura alla pari dei fatti ed in entrambi i casi, essi, ci offrono un quadro ben preciso dello stato di guerra permanente in cui ci troviamo.
É una guerra che il padronato conduce senza remore e senza esclusione di colpi, nella quale esso decide le regole con cui si dovrebbe condurre il conflitto salvo poi infrangerle o modificarle a seconda delle necessità tattiche.
La borghesia imperialista ha scatenato una guerra di sterminio contro il proletariato senza dichiararla apertamente ma, nei fatti, questa guerra é in corso da anni. Gli aggressori, quindi, ne sono consapevoli ed agiscono di conseguenza mobilitando tutte le loro forze ed i loro sgherri della politica, della magistratura e delle forze della repressione, quando poi, al bisogno, soffiare sul fuoco della crisi e mobilitare la parte piú abbruttita e becera del proletariato contro la loro stessa classe, i loro compagni di lavoro ed i piú poveri e disperati organizzando la mobilitazione reazionaria delle masse popolari.
La risposta del proletariato e delle masse popolari alle angarie ed ai soprusi della borghesia si articola attraverso manifestazioni di piazza, lotte di resistenza popolare in difesa dei territori, per la casa e la scuola, lotte operaie e sindacali e solidarietà con i compagni colpiti dalla repressione; ma, seppur articolate, diffuse e i alcuni casi vittoriose, restano risposte difensive che nella maggior parte dei casi rispettano le regole del gioco imposte dal nemico di classe e cioé, non posseggono autonomia ideologica e di conseguenza tattico-strategica. Quell’autonomia necessaria e svincolante che permetterebbe di trasformare le lotte di difesa in attacco diretto e articolato allo Stato borghese.
Un autonomia ideologica che permetta di pensare alla lotta contro la borghesia " non solo in termini prettamente politici".
Ovvio che la mancanza di un partito comunista con queste caratteristiche e la disparità di risorse ed armamenti riduce di gran lunga qualsiasi velleità avventuristica a riguardo ma l’autonomia ideoligica premetterebbe anche di attrezzarsi in tal senso.

Redazione Aurora Proletaria



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(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)




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