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Antonio Gramsci, un grande dirigente del proletariato


In occasione dell'80° anniversario della morte di Antonio Gramsci riteniamo utile pubblicare questo ottimo articolo di Teoria e Prassi : piattaforma comunista
Redazione Aurora Proletaria


In occasione dell’80° anniversario della morte di Antonio Gramsci (27 aprile 1937), causata da lunghi anni di carcere e maltrattamenti fascisti, vogliamo ricordare con riconoscenza ed affetto questo grande dirigente rivoluzionario del proletariato.

Antonio Gramsci rimane la più grande figura del nostro paese. Formatosi alla scuola della classe operaia torinese e maturato con l’esperienza compiuta in Unione Sovietica e nella Terza Internazionale, egli ebbe la capacità di comprendere la forma vivente, la specificità della rivoluzione italiana, di applicare il marxismo-leninismo alla situazione concreta. Per questo la borghesia italiana, tramite il fascismo, lo imprigionò, lo condannò a più di venti anni di galera, e lo assassinò lentamente. La grandezza di Gramsci – uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia - non si esaurisce nei confini nazionali, perché sempre di più viene considerato uno dei grandi teorici rivoluzionari del moderno proletariato internazionale, un gigante del pensiero comunista.

Innumerevoli sono gli insegnamenti che Antonio Gramsci ci ha lasciato. Una vera e propria miniera d’oro, una elaborazione originale e creativa che riguarda innumerevoli aspetti ideologici, politici, storici, culturali.

Attualmente esiste un'esigenza di approfondimento della figura e dell’opera di Gramsci. Ma esiste anche la permanente necessità di difenderlo dagli attacchi e dalle falsificazioni e dalle deformazioni revisioniste che per decenni si sono susseguite, allo scopo di annullare il contenuto rivoluzionario della sua opera. Una delle più grossolane trivialità diffuse su Antonio Gramsci dagli intellettuali borghesi e dai politicanti revisionisti e riformisti è la presunta lontananza, o addirittura il contrasto, fra le sue posizioni e quelle sostenute da Lenin e Stalin, di conseguenza la vicinanza con le idee revisioniste, socialdemocratiche e addirittura trozkiste. Al riguardo, abbiamo offerto un importante contributo su Teoria e Prassi n. 26, che i nostri lettori possono richiedere.

Ai maneggioni “storici” si sono recentemente aggiunti altri falsificatori e interpreti di comodo, come gli opportunisti di destra che usano i “Quaderni del carcere” per avvalorare il fallimento della rivoluzione socialista (vedi articolo pubblicato su Scintilla di gennaio 2017), e quelli di “sinistra” che si aggrappano spregiudicatamente al concetto di “guerra di posizione” (che in Gramsci non è mai scisso da quello di “guerra di movimento”) per dare una qualche credibilità all’illusoria “strategia universale” della guerra popolare di lunga durata. Nulla di nuovo: le manipolazioni di Gramsci sono una costante dei cialtroni revisionisti e riformisti di tutti i tipi e di tutti i tempi.

Gramsci è stato un gigante del pensiero e dell’azione comunista che ha sempre combattuto le deviazioni antileniniste, ha sempre difeso la necessità della rivoluzione socialista e della dittatura del proletariato, il sistema della democrazia operaia incarnata nei consigli (soviet), contro la falsa democrazia borghese e le sue varianti socialdemocratiche.

Gramsci ha sempre insistito sulla necessità di una trasformazione rivoluzionaria dell’intera società attraverso l’abbattimento dello Stato borghese e si è sempre mantenuto fedele al marxismo-leninismo e al socialismo proletario, fino all’ultimo giorno della sua esistenza.

Come scrisse il Comintern:
“Strettamente legato alle masse, capace di istruirsi alla scuola delle masse, sapendo comprenderne tutti gli aspetti della vita sociale, rivoluzionario inflessibile, fedele fino al suo ultimo soffio all’Internazionale Comunista e al suo partito, Gramsci ci lascia il ricordo di uno dei migliori rappresentanti della generazione di bolscevichi che nelle file dell’Internazionale Comunista fu edificata nello spirito della dottrina di Marx, Engels, Lenin, Stalin, nello spirito del bolscevismo.”

Rivendicare come bolscevico Antonio Gramsci e strapparlo dalle grinfie della borghesia e dei suoi valletti opportunisti è un importante compito del proletariato rivoluzionario.

Aprile 2017
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia





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Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.




Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)




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(l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)




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