Lotte operaie e proletarie
Accordo Ilva, Slai Cobas e FimuCub contrari

Domenica 28 ottobre 2018
Fonte : Corriere di Taranto
Dopo a lunga, estenuante sceneggiata fatta da Di Maio, viene imposto un accordo e un referendum inutile senza che i lavoratori possano discuterlo realmente in assemblee fatte in fretta e furia e senza poter realmente conoscere e valutare con un contraddittorio i punti precisi dell’accordo». Lo sostiene lo Slai Cobas di Taranto, che commenta i termini dell’intesa tra organizzazioni sindacali e ArcelorMittal. «Pur riconoscendo – spiega lo Slai Cobas – che l’accordo è migliorativo rispetto a quello che si paventava nei giorni passati, l’accordo resta negativo, non tutela il lavoro per tutti, le condizioni di lavoro e il piano ambientale necessario, non è neanche quello che i sindacati confederali, Usb compreso, avevano promesso con parole ambigue ma che ora, di fronte all’accordo, diventano più chiare». I lavoratori, aggiunge il sindacato di base, «chiedevano che tutti gli operai fossero assunti dall’ArcelorMittal. Risultato: a Taranto solo 8.200 saranno gli operai assunti da ArcelorMittal. Tutti gli altri, circa 2.800, restano nel calderone dell’Amministrazione Straordinaria, per essere usati in non ben chiari lavori di bonifica o peggio in attività assistenziali e sociali, con entrata nel girone dei ‘corsi di formazionè e con l’unica vera garanzia della Cigs, e una garanzia generica di rientro fino ad ottobre 2025 in ArcelorMittal». La scelta di chi «sta in ArcelorMittal e chi è fuori – insiste lo Slai Cobas – è fatta unicamente secondo criteri lasciati alla discrezione ed esigenze di Mittal, cosa che non mette assolutamente gli operai nelle stesse possibilità di effettiva assunzione. Mittal procederà alle assunzioni ex novo, previo periodo di distacco di 3 mesi, salvaguardando sì livelli, salari acquisiti e diritti (art.18), ma questa garanzia non vale per gli assunti post legge Jobs act. E nulla è previsto per gli operai dell’appalto che rischiano di essere buttati a mare e sostanzialmente messi in concorrenza con i lavoratori che resteranno in Amministrazione straordinaria – conclude il sindacato di base – sui fumosi lavori di bonifiche».
“L’accordo va rigettato. Non garantisce nessun posto di lavoro tutelato, diminuisce drasticamente i lavoratori oggi dipendenti Ilva, non tutela la salute dei lavoratori e dei cittadini. Al referendum vota no«. È l’appello rivolto dalla FlmuCub agli operai Ilva, attraverso un volantino diffuso in fabbrica. Secondo il sindacato »Di Maio, Calenda, Fim, Fiom, Uilm e Usb esultano per un accordo peggiorativo delle condizioni dei lavoratori. A perdere sarà tutta la classe lavoratrice per le condizioni di sicurezza, di salute, di altri diritti a cui dovrà rinunciare pur di sperare in un posto di lavoro. A perdere saranno tutti i cittadini, non solo quelli di Taranto, perché questo accordo ratifica la limitazione al diritto alla salute e ad un ambiente salubre, sacrificati all’altare del profitto«. Non si fermano »le fonti inquinanti, sequestrate dalla magistratura – aggiunge la FlmuCub – già nel 2012, nessun piano per rimuovere l’enorme quantità di amianto, ancora presente nel sito Ilva di Taranto, resta l’immunità penale: nessun colpevole per malattia e morte che potranno continuare a colpire lavoratori e cittadini del territorio«. Ed ancora, sostiene l’organizzazione, vengono »confermati circa 3000 esuberi, già dichiarati e accettati dai sindacati con la cassa integrazione un anno fa. I lavoratori assunti da ArcelorMittal dovranno procedere alle ‘dimissioni consensualì con Ilva, accettare un nuovo rapporto di lavoro, rinunciare al diritto di continuità lavorativa, accettare tutte le condizioni di Am investCo (luogo di lavoro, anche in altre sedi del gruppo; livello e inquadramento del CCNL sulla base del contratto applicato da Mittal o dalle altre società del gruppo). Tutte le rinunce – conclude la FlmuCub – valgono anche per chi rimarrà parcheggiato in cassa integrazione per 7 anni, con salario ridotto, sperando che entro agosto 2025 gli arrivi la proposta di assunzione«.