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Lotte operaie e proletarie

La CGIL fa gli auguri al Governo. Noi NO!


Poche frasi rappresentano meglio la politica italiana di quella celebre con cui Tancredi, nipote del principe di Salina, afferma nel Gattopardo che “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

È passata appena una settimana dalla sonora bocciatura popolare della riforma costituzionale e dalle relative dimissioni del presidente del Consiglio, che già si è insediato un nuovo Governo, in tutto uguale al precedente.
Nel teatrino della politica italiana, quella di Renzi è soltanto una finta. Con le redini del PD strette in pugno, di fatto fa eleggere un governo fotocopia, con Gentiloni nel ruolo del prestanome e praticamente tutti i suoi ministri riconfermati al loro posto. La Boschi persino promossa. Sembra che non considerino neanche un po' il clima diffuso nel paese e quasi si prendano gioco di chi è andato a votare domenica scorsa. D'altra parte, qualunque fosse stato il nuovo Governo, era impensabile che il risultato referendario potesse da solo mettere in discussione la pesante eredità del governo Renzi, senza una grande stagione di lotta. Lo abbiamo scritto il 5 dicembre. L'attualità ci dà purtroppo ragione più di quanto avessimo immaginato.

É anche per questo che non condividiamo affatto le parole che la CGIL scrive come augurio al nuovo Governo in un comunicato diffuso ieri. Parole che francamente era meglio evitare e che segnano anche una distanza evidentemente sempre più profonda di Corso Italia dalla propria base. La CGIL e la sua segretaria generale fanno gli auguri al nuovo Governo e garantiscono l'impegno ad essere “interlocutore propositivo”. Certo, anche “attore critico nelle scelte ritenute sbagliate”! Chissà che tra un augurio e l'altro, qualcuno sia stato sfiorato dal ricordo di cosa ha combinato lo stesso identico Governo.
È anche il caso di dire che non si impara mai dai propri errori. All'indomani del conferimento dell'incarico a Mario Monti la CGIL titolò “Auguri professore!”. Scelta quanto mai inopportuna, alla luce di quanto avvenne poche settimane dopo. In questo caso non c'è nemmeno il beneficio del dubbio, visto che questo Governo e le sue politiche le conosciamo già benissimo. Soprattutto il Ministro del Lavoro Poletti e il suo Jobs act!

Ma allora, era proprio il caso di farli questi auguri? Non era meglio dire che in questi anni questo stesso Governo aveva già avuto il compito di fare l'unica cosa che non ha fatto, cioè la legge elettorale? Non era meglio dire che la conferma dei Ministri non corrisponde neanche un po' all'espressione del voto del 4 dicembre e al sentimento di insoddisfazione che proprio loro hanno diffuso nel paese con le loro leggi ingiuste e profondamente antisociali? Non era meglio dire che almeno al Ministro Poletti la CGIL gli auguri si rifiuta di farli perché di danni ne ha già combinati abbastanza?
Sì, per noi era proprio meglio! Se non altro, pensiamo che i lavoratori e le lavoratrici avrebbero capito di più.

Fonte : Sindacatoaltracosa - OpposizioneCgil







PARTITI DISORGANICI E PARTITO OPERAIO INDIPENDENTE

riceviamo e pubblichiamo il contributo di Scintilla al dibattito sul partito
redazione aurora proletaria

Questione elettorale borghese

Per un altro spunto (se ce ne fosse ancora bisogno) sulla questione elettorale borghese

Necessità di una preparazione ideologica di massa

di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito




La legislazione comunista

Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.




Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)




Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

(l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)




Referendum sulla costituzione

Votare o non votare, è questo il problema?

Lettera di un operaio FIAT di Torino

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Lo scorso 19 giugno, con i ballottaggi, si sono consumate le ennesime elezioni previste dal sistema democratico borghese. Si trattava di elezioni amministrative ma di alto significato politico nazionale.

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Un appello alla trasformazione dei rapporti tra i comunisti, per l’ unione delle forze e la rinascita del movimento comunista.