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Repressione e prigionieri rivoluzionari
Palestina

Ennesimo attacco sionista alla resistenza palestinese


Domenica 2 luglio 2017 le Forze di Difesa Sioniste (Wehrmacht) hanno sequestrato per l’ennesima volta la compagna Khalida Jarrar.

I terroristi della Wehrmacht, come vampiri, hanno compiuto l'ennesima incursione all’alba di ieri sequestrando, oltre Khalida Jarrar, una decina di palestinesi tra cui Ihab Massoud, rilasciata solo meno di sei mesi fa dalle prigioni israeliane.

Il sequestro di Khalida Jarrar - ora 13° membro del Consiglio legislativo palestinese detenuto dall'occupazione israeliana - arriva poco più di un anno dopo che era stata liberata dalla prigione israeliana dopo 14 mesi di prigionia.

Khalida Jarrar Nasce nel 1963 in palestina. Si sposa ancora studente con Ghassan Jarrar che dopo essere stato arrestato 14 volte, trascorrendo 11 anni senza processo, non si è più impegnato attivamente in politica, costruisce mobili per bambini. lei invece continua l’impegno civile e politico. La coppia ha due figlie, Yafa e Suha, che si trovano in Canada come studenti di dottorato. Tutte e due sono cresciute con la paura dei soldati che bussavano alla porta, con la paura degli arresti e della prigionia dei genitori. La coppia vive in al-Bireh, Ramallah.

Jarrar era stata rilasciata dalle carceri israeliane un anno fa dopo aver passato in prigione un lungo periodo di detenzione amministrativa, un procedimento che consente l'arresto senza indicare le accuse e passare in giudizio.

Dodici accuse ruotavano attorno al suo ruolo di leader politico palestinese, ad alcune manifestazioni a cui ha partecipato, alle dichiarazioni ed interviste rilasciate ai mezzi d’informazione e per la sua campagna in sostegno dei prigionieri palestinesi.

Sia esponenti del parlamento europeo che organizzazioni umaniterie avevano duramente criticato Israele per la vicenda Jarrar. E ora si ricomincia.

Nello stesso tempo sono state diverse le incursioni dei sionisti per sequestrare altre ed altri palestinesi, il tutto sotto la supervisione della polizia palestinese al servizio dei sionisti, con la complicità di certa solidarietà internazionale, anche italiana, che da decenni fa finta di non conoscere la vile collaborazione dell’ANP con l’occupazione.

Almeno altri sette palestinesi sono stati sequestrati dalle forze di occupazione israeliane nel raid prima dell'alba. Tra di loro c'è Ihab Massoud, leader nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, rilasciato il 12 febbraio dopo 16 anni di carcere israeliano dove ha partecipato a più scioperi della fame.


Fonti : palestinarossa e womennews




Report: 110 minorenni arrestati a novembre dalle forze israeliane


2/12/2016
Ramallah˗PIC, Quds Press. Secondo quanto riportato giovedì da un gruppo per i diritti umani palestinese, a novembre le forze d’occupazione israeliane hanno arrestato 500 palestinesi, in diverse aree dei territori occupati, fra cui la Striscia di Gaza.
Secondo il rapporto del Centro per gli studi sui prigionieri palestinesi, fra i detenuti ci sono 110 bambini e adolescenti sotto i 18 anni e 14 ragazze e donne palestinesi.
14 cittadini di Gaza, fra cui otto pescatori, figurano fra gli incarcerati. L’esercito e le forze d’occupazione israeliane hanno compiuto questi arresti durante il mese riportato.
Traduzione di F.G. © Agenzia stampa Infopal
fonte "Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it"




Gerusalemme, 50 studenti palestinesi, tra feriti e asfissiati dalle forze israeliane


Gerusalemme-Quds Press e PIC. Decine di Palestinesi sono rimasti feriti, mercoledì sera, durante scontri scoppiati a Abu Dis, a Gerusalemme Est, con le forze di occupazione.
Fonti locali hanno raccontato che gli scontri sono stati scatenati dall’invasione dell’Università al-Quds, da parte dei soldati israeliani, che hanno sparato proiettili di metallo rivestiti di gomma e lacrimogeni.
50 studenti sono rimasti feriti o intossicati dai gas lacrimogeni: la Mezzaluna Rossa palestinese ha confermato che 10 sono stati colpiti dalle pallottole e 39 asfissiati, un altro ha riportato bruciature e ferite da frammenti di proiettile.
La città di Abu Dis e l’area intorno all’Università di Gerusalemme rappresentano uno dei “punti caldi” degli scontri tra le forze di occupazione e gli studenti universitari e delle scuole.
Città e cittadine del distretto di Gerusalemme occupata sono testimoni di scontri quotidiani con i soldati israeliani, in particolare dallo scoppio dell’Intifada di Gerusalemme, a ottobre 2015.

fonte "Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it"




Oltre 1000 minori palestinesi detenuti da Israele nel 2016 fino ad ora


Fonte: Maanews Agency
Traduzione a cura di Cristiana Lavagna
http://www.palestinarossa.it/


Sabato il Comitato Palestinese per le questioni dei prigionieri ha detto che oltre 1000 minori palestinesi sono stati imprigionati dalle forze israeliane dall’inizio dell’anno, registrando un incremento rispetto al 2015.

Il Comitato ha dichiarato che almeno 1000 minori palestinesi, di età compresa tra 11 e 18 anni, sono stati imprigionati da Israele dallo scorso gennaio, inclusi circa 70 bambini di Gerusalemme est occupata, che sono stati posti agli arresti domiciliari. Un avvocato del Comitato, Hilba Masalha, ha citato parecchi casi in cui i minori palestinesi hanno subito abusi e torture durante la detenzione.

Uno dei ragazzi, il diciassettenne Nidal del quartiere Issawiya di Gerusalemme est, è stato arrestato in giugno e tenuto per 20 giorni nel famigerato “Russian compound” [stazione di polizia nell’omonimo quartiere, così chiamato perché ospita una grande chiesa ortodossa, ndt], prima di essere trasferito alla prigione di Megiddo. Secondo Masalha, Nidal ha riferito di essere stato sistematicamente picchiato brutalmente ed anche insultato, mentre si trovava nel “Russian compound”.

Ha citato in particolare un’occasione in cui una decina di guardie carcerarie lo hanno trascinato dalla sua cella in una stanza senza videocamere di sicurezza e lo hanno brutalmente picchiato per un’ora mentre era ammanettato. Una delle guardie, ha detto Nidal, ha preso un secchio dell’immondizia e glielo ha messo sulla testa, mentre il gruppo rideva e lo scherniva.

Pure Ahmad, un sedicenne anch’egli di Issawiya, arrestato in aprile, è stato portato nel “Russian compound”, dove gli hanno ordinato di stare in ginocchio a testa bassa per tre ore. Prima dell’ interrogatorio, un poliziotto ha tagliato con un coltello il cappio usato per ammanettare Ahmad, ferendolo.

Ahmad ha detto che il profondo taglio sulla sua mano non è stato curato durante l’interrogatorio di tre ore da parte di cinque inquirenti israeliani, che gli urlavano contro e lo hanno picchiato diverse volte anche sulla testa, sostenendo che si stava comportando in modo “irritante”.

Masalha ha anche citato il caso del diciassettenne Umran del distretto di Tulkarem in Cisgiordania, arrestato in maggio mentre camminava per strada. Umran sarebbe stato ripetutamente picchiato mentre era detenuto.

I soldati lo hanno portato da un posto all’altro dal pomeriggio alla sera dopo il suo arresto, lo hanno condotto fino al muro di separazione israeliano e là gli hanno scattato fotografie con in mano la sua carta d’identità, tra le risate. Infine al mattino Umran è stato portato in una struttura di sicurezza prima di essere trasferito in una prigione israeliana.

In agosto il Comitato Palestinese per le questioni dei prigionieri ha dichiarato che le forze israeliane avevano arrestato 560 ragazzi a Gerusalemme est occupata dall’inizio del 2016.

Secondo il Comitato le forze israeliane hanno imprigionato 30 ragazzi palestinesi nel mese di agosto, alcuni dei quali tredicenni, ed hanno incassato 65.000 shekels ( circa 15 dollari) di multa dalle loro famiglie, mentre la maggior parte dei detenuti ha detto di essere stato picchiato e torturato durante la detenzione e l’interrogatorio e di essere stati trasportati da un centro di detenzione all’altro.

Negli ultimi mesi le forze israeliane hanno operato un giro di vite nei confronti dei ragazzini a Gerusalemme est, dal momento che le comunità palestinesi nella città occupata hanno incominciato a risentire delle conseguenze della legislazione approvata tra il 2014 e il 2015, che aumenta le pene per chi lancia pietre, consentendo che siano loro comminate condanne a 20 anni nel caso sia provata l’intenzione di ferire, e fino a 10 anni in caso contrario. L’associazione per i diritti ‘Defense for Children International-Palestina (DCIP)’ ha citato in un rapporto di luglio molti casi di minori palestinesi che hanno ricevuto condanne al carcere per periodi dai 12 ai 39 mesi, con fino a tre anni di libertà vigilata.

I diffusi arresti fanno luce sugli abusi ampiamente documentati di ragazzi palestinesi da parte delle forze israeliane e sulle dure prassi di interrogatorio utilizzate per estorcere confessioni, che sono da tempo oggetto di critica da parte della comunità internazionale.

Secondo il DCIP, i minori di Gerusalemme, benché in teoria abbiano maggiori diritti dei ragazzi palestinesi nella Cisgiordania occupata, che sono soggetti ad un draconiano sistema di detenzione militare, tuttavia “non godono dei diritti che gli spetterebbero” all’interno del sistema giudiziario civile israeliano.

Su 65 casi documentati dal DCIP nel 2015, “più di un terzo dei ragazzi di Gerusalemme è stato arrestato di notte (38,5%), la grande maggioranza (87,7%) è stata legata durante l’arresto e solo un’esigua minoranza di ragazzi (10,8%) ha potuto avere la presenza di un familiare o un avvocato durante l’interrogatorio.”

Ayed Abu Eqtaish, direttore del programma di responsabilizzazione del DCIP, è stato citato nel rapporto con queste parole: “Le modifiche del codice penale e delle linee guida politiche a partire dal 2014 sono discriminatorie e hanno come obbiettivo i palestinesi, specificamente i ragazzi. Israele è firmatario della Convenzione per i Diritti dell’Infanzia e facciamo appello perché rispetti le proprie responsabilità.”

Secondo l’associazione per i diritti dei prigionieri Addameer, gli interrogatori dei ragazzini palestinesi possono durare fino a 90 giorni, durante i quali, oltre ad essere picchiati e minacciati, sono spesso riportati casi di violenza sessuale e detenzione in isolamento per ottenere confessioni, mentre i verbali delle confessioni che sono costretti a firmare sono in ebraico – lingua che la maggior parte dei minori palestinesi non parla.

Secondo Addameer, fino ad agosto risultavano essere stati detenuti nelle prigioni israeliane 7000 palestinesi, 340 dei quali erano minori.




Carcere e collaborazionismo non piegano la resistenza palestinese


Quest’estate la Palestina ha vissuto due vicende importanti.
Il primo ha avuto inizio il 12 giugno, quando Bilal Kayed, palestinese e militante del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (Fplp), doveva essere scarcerato dopo 14 anni e sei mesi di detenzione, accusato di aver partecipato ad azioni durante l’Intifada. Ovviamente senza prove.

Durante questo periodo di detenzione Bilal ha partecipato alle lotte in carcere, é maturato politicamente e non si é mai arreso alla repressione sionista, anche per questo é stato costretto a lunghi periodi di isolamento.

I sionisti una settimana prima della dovuta scarcerazione avevano deciso che Bilal non doveva essere rilasciato, condannandolo, senza accuse, senza prove, senza processo, a 6 mesi di detenzione amministrativa.

Il 15 giugno, in accordo con i compagni della sua organizzazione, decideva uno sciopero della fame a tempo indeterminato, rivendicando la sua scarcerazione e la fine della pratica della detenzione amministrativa.

Il movimento dei prigionieri palestinesi - che comprende tutti i maggiori partiti politici palestinesi e fazioni i cui membri sono imprigionati nelle carceri israeliane - ha rilasciato una dichiarazione il 12 luglio, impegnandosi per il pieno sostegno al prigioniero palestinese Bilal Kayed, mentre entrava nel suo 28 ° giorno di sciopero della fame. Il comunicato é firmato dalle Forze Nazionali ed Islamiche nelle carceri israeliane - Fatah, Hamas, Jihad Islamica, il FPLP e il Fronte Democratico di Liberazione della Palestina.

Anche all’esterno si é creato un movimento, formato da oltre un centinaio di associazioni che hanno manifestato per il prigioniero palestinese Bilal Kayed ed i suoi compagni, mobilitandosi per la fine della pratica israeliana della detenzione amministrativa (arresto senza processo, né accusa, rinnovabile indefinitamente a discrezione del giudice militare israeliano). Oltre 750 palestinesi (sui circa 7.000 detenuti totali) si trovano in queste condizioni.

Manifestazioni di solidarietà con la lotta di Bilal e la resistenza dei prigionieri politici palestinesi si sono svolte a Berlino, Milano, New York, Londra, Parigi, nei territori del ’48, nei territori del ’67, e anche ad Asira (luogo di nascita di Kayed).

Il 24 agosto, Bilal sospendeva lo sciopero della fame che durava da 71 giorni, avendo costretto le autorità israeliane ad assicurare che non ci sarà un ulteriore prolungamento della detenzione amministrativa dopo la scadenza di questi sei mesi. Bilal é riuscito a far scendere a trattativa i carcerieri sionisti grazie alla forza della sua resistenza e grazie a coloro che si sono stretti al suo fianco in questi mesi. Si tratta di una piccola grande vittoria per il popolo palestinese e per tutto il movimento di solidarietà, che deve essere d’esempio per ottenerne altre, in particolare rispetto alla barbara pratica delle detenzione amministrativa.

Il secondo episodio é avvenuto sempre in Palestina ma non riguarda direttamente gli apparati di repressione sionista, ma quelli dell’ANP.
A seguito di una retata che la polizia dell’ANP stava effettuando in un campo profughi palestinese vi é stata una sparatoria dove sono morti due sbirri dell’ANP e due palestinesi. Queste azioni, al pari dei quelle sioniste sono indirizzate alla ricerca di armi della resistenza.

A seguito di questo episodio viene arrestato il palestinese Ahmad Halawa, successivamente deportato nel carcere di Jneid, nella città di Nablus.

Una volta in prigione Halawa é stato picchiato duramente. Le immagini postate in rete mostrano il corpo seviziato e torturato dell’uomo, in particolare il volto. Halawa ad un certo punto ha perso conoscenza ed é morto, assassinato dalla polizia di Abu Mazen.

La stessa polizia ha poi caricato quanti hanno partecipato ai funerali di Ahmad Halawa.

É stato lo stesso governatore di Nablus, Akram Rajub, a confermare che Ahmed Halawa é stato ucciso da chi lo stava interrogando nel carcere di Jneid.

«Esamineremo l’incidente e trarremo gli insegnamenti da esso» ha assicurato Rajub.

Parole che ci ricordano quelle espresse dai sionisti dopo l’assassinio dei palestinesi, quelle espresse da chi ha assassinato Omar Nayef, in Bulgaria, il quale, proprio perché ricercato da Israele, si era rifugiato nell’ambasciata dell’ANP, dove ha trovato la morte per responsabilità degli apparati collaborazionisti di quest’ultima.

Oramai la condotta dell’ANP é chiara e determinata di sostengo all’occupazione e della uccisione degli attivisti palestinesi, anche se pochissimi finora, nel movimento di solidarietà alla lotta del popolo palestinese, hanno veramente condannato i complici di Israele.

Ancora una volta il vero insegnamento arriva dalle prigioni sioniste, dove i prigionieri indicano la lotta contro l’occupazione e la necessaria unità.

CONTINUIAMO A MOBILITARCI AL FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE!
SOSTENIAMO LE LOTTE DEI PRIGIONIERI NELLE CARCERI SIONISTE!
NO AL COLLABORAZIONISMO CON I SIONISTI, IN PALESTINA E OVUNQUE!


Fronte Palestina
Fonte : http://www.palestinarossa.it









Necessità di una preparazione ideologica di massa

di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito

La legislazione comunista

Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.

Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)

Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

(l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)

Referendum sulla costituzione

Votare o non votare, è questo il problema?

Lettera di un operaio FIAT di Torino

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Lo scorso 19 giugno, con i ballottaggi, si sono consumate le ennesime elezioni previste dal sistema democratico borghese. Si trattava di elezioni amministrative ma di alto significato politico nazionale.

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