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PT - SRI

  • Rojava



  • RISPETTARE L'IDENTITA’ DELLE/I PRIGIONIERI/E RIVOLUZIONARI/E


    28 ottobre 2017

    In occasione della mobilitazione a sostegno di Nadia Lioce, nella sua resistenza contro il 41bis (e degli altri due militanti BR-PCC sottoposti a questo regime detentivo), si sono levate alcune voci in forte contraddizione con la loro identità, con il senso della loro coerenza. Da un altro lato, vengono prese iniziative inappropriate, incoerenti, da parte di gruppi di movimento o di organizzazioni comuniste legali, come la petizione contro il 41bis da rivolgere alle massime autorità statali, fra cui l'emerito presidente della repubblica: il capo dello Stato! Questa iniziativa è uno sgorbio, un'assurdità! Sopratutto se si considera che Nadia Lioce e i suoi compagni non ne vogliono minimamente sapere e che trovano oltraggiosa una tale iniziativa, che l'hanno fatto sapere e che comunque è assolutamente in contrasto con la loro storia, con la loro fermezza, con la loro continuità militante che stanno pagando a caro prezzo.
    Purtroppo certi gruppi giustificano ogni cosa con il tatticismo. Mentre un modo rispettoso di praticare il sostegno alle/i militanti imprigionate/i consiste nel difenderli in quanto soggetti vivi nello scontro di classe, proprio nelle loro motivazioni essenziali. E pur non entrando nel merito delle questioni di linea e di organizzazione, ne va difesa la base essenziale e comune a tutte le forze comuniste autentiche: una prassi coerente con la tendenza alla guerra di classe.

    Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale




    CONTRO I LADRONI DEL G7 ! UNITA' INTERNAZIONALISTA DELLA CLASSE OPERAIA


    21 settembre 2017

    Questa mattina volantinaggio presso la porta 33 di FCA Mirafiori (reparto confino)


    Dal 26 al 30 settembre i ministri del lavoro e dell' industria di Francia, Germania, Usa, Canada, Giappone e Regno Unito, si incontreranno presso la reggia di Venaria per discutere del futuro di milioni di lavoratori, precari, disoc- cupati e di conseguenza del futuro di altrettanti milioni di famiglie.
    Un futuro già scritto per noi proletari che subiamo da sempre privazioni, angherie e repressione. Ogni giorno dob- biamo combattere per difendere i diritti che i padroni stanno cercando di smantellare ad uno, ad uno, utilizzando i loro servi della politica, la loro polizia e i loro tribunali.

    Ma, sul tavolo dei ministri del G7 ci saranno, oltre alle solite politiche di demolizione sociale contro il mondo del lavoro ci saranno il controllo dei flussi migratori e le guerre di aggressione imperialista che i Paesi più industria- lizzati dell’occidente portano avanti contro altre popolazioni. Le politiche del lavoro e quelle migratorie sono que- stioni strettamente legate tra loro, interdipendenti. Perchè un sistema basato su concorrenza e competitività e a sua volta, basato sullo sfruttamento e la rapina (di vita e lavoro) non puo' che aggravare tutte le tensioni violente oggi in corso, sul piano sociale come nelle relazioni fra popoli e nazioni.

    La crisi l' ha provocata il sistema stesso, l'ha provocata il capitalismo finanziario che ormai innerva tutto il sistema produttivo, Una crisi che continua incessantemente ad aggravarsi impoverendo sempre di più le masse proletarie e persistendo nel saccheggio dei paesi oppressi. Sono le guerre scatenate dalle grandi potenze a provocare ed ali- mentate l'esodo immane di masse disperate che poi vengono usate qui da noi per il mercato del lavoro nero e il super sfruttamento, quando non sono usate strumentalmente per scopi politici dagli sgherri fascisti e leghisti pre- sentandole come il nemico da combattere.

    Questa è una battaglia fondamentale per la classe operaia. E’ infame e stupido schierarsi con i padroni nazionali contro lavoratori di altri Paesi e contro gli immigrati. E’ una stupidità che si paga, prima con l'indebolimento e le divisioni interne (la concorrenza che piace tanto ai padroni) poi con i massacri cui sempre ci hanno portato nazio- nalismi, colonialismi e fascismi.

    Apriamo gli occhi: è la realtà già in corso !

    Il nemico non sono altri lavoratori e altri popoli, che da secoli subiscono la rapi- na delle sedicenti "democrazie occidentali" Il nemico sono il capitalismo e i suoi servi !!

    Dobbiamo ritrovare il filo, la strada dell'unità di classe, contando sulle nostre for- ze. Non ci si puo' aspettare soluzioni da chi è causa dei problemi. In fabbrica, sul lavoro, organizziamoci direttamente senza delegare a quelle burocrazie sindacali delle quali conosciamo il loro sporco gioco. Siamo noi a dover affrontare ritmi infer- nali, ricatti di licenziamento, salari di miseria: noi dobbiamo trovare le soluzioni, organizzandoci sempre piu' e unendoci a chi, al di là delle frontiere, subisce lo stesso sistema. I compagni operai della logistica - i facchini dei grandi depositi - dimostra- no, con successo, che è quella è la strada !

    La situazione impone ad ognuno di noi di reagire allo stato di cose presenti e di or- ganizzarci per combattere chi ci vuole sempre più poveri e schiavi. Dobbiamo far sapere ai signori del G7 che non saranno graditi, ne' a Torino, ne' altrove.

    PER L'UNITA' TRA OPERAI ED IMMIGRATI! ORGANIZZIAMOCI IN COMITATI DI LOTTA SUL LAVORO, NEI QUARTIERI ! CONTRO IL CAPITALISMO E LE SUE GUERRE !

    Saranno molte e diverse le iniziative e le manifestazioni contro il G7 di Venaria organizzate da vari organismi sin- dacali o di lotta alle quali invitiamo gli operai ad aderire, organizzati o autonomamente! Cogliamo l'occasione per uscire dalle fabbriche e portare la nostra lotta in città!





    MOBILITIAMOCI PER LA COMPAGNA NADIA LIOCE,
    CONTRO L'ARTICOLO 41 bis


    Venerdì 15 Dicembre NADIA LIOCE,militante delle BR-PCC, prigioniera dl Marzo 2003 e sottoposta al regime detentivo art.41bis dal 2005, passerà in processo per una protesta da lei attuata contro le ulteriori restrizioni imposte.
    Queste riguardano in particolare il numero di libri disponibili in cella.Sono arrivati a ridurli a tre(3)!Per di più acquistabili solo tramite l'amministrazione carceraria con i limiti e le lungaggini che questo comporta. Si tratta di un grosso ostacolo alla possibilità di leggere e studiare, ciò che è vitale per i prigionieri/e, e per i/le militanti in particolare.
    Un ulteriore tassello a quello che è semplicemente un regime carcerario da tortura. Perché è evidente che misure del genere non hanno alcuna motivazione securitaria,mentre infieriscono crudelmente su condizioni di vita già draconiane, fatte di privazione e isolamento.La finalità della tortura inflitta alla compagna NADIA, come a molti altri compagni è eminentemente politica: spezzarne la resistenza e spingerli alla resa, alla capitolazione. Ciò che è scritto a chiare lettere nelle ragioni di tale art.41bis dell'ordinamento penitenziario.

    NADIA LIOCE e gli altri compagni e compagne detenuti nei regimi speciali, da molti anni, talvolta decenni, hanno affrontato tali trattamenti come parte della guerra di classe, come parte del processo rivoluzionario.
    Non sono mai scaduti nel vittimismo e nel lamentio, offrendo al movimento di classe questa loro coerente resistenza come un punto di forza, come una linea avanzata del confronto Stato/Proletariato.
    E rifiutando seccamente le putuali proposte di 2soluzione politica" ed altre formule che, dietro un falso umanitarismo, insinuano la resa e la capitolazione.

    Questa coerenza e questo coraggio, di NADIA e degli altri, va raccolta in quanto tale e sostenuta per il grande valore e significato politico in favore di tutta la classe, per tutti i movimenti antagonisti, proprio in quest'epoca di dilagante repressione e violenza dominate imperialista, razzista e fascista.LAa resistenza di NADIA e degli altri compagni rafforza quella dei proletari e degli antagonisti nella ricostruzione della loro forza contro il nemico di classe. La difesa di NADIA e degli altri è parte integrante di questa ricostruzione per l'interesse comune di classe, al di là delle organizzazioni di appartenenza.

    Per questo ci associamo all'appello a tutti gli organismi di classe per una partecipazione a questa giornata di sostegno.Che sia attorno al tribunale de L?Aquila o iniziative e presidi, in altre città.
    Venerdì 15 Settembre, mobilitiamoci attorno NADIA LIOCE, contro il regime 41bis.

    41BIS = TORTURA!
    LA RESISTENZA DE* MILITANTI PRIGIONIER* E' FORZA PER I MOVIMENTI OPERAI E PROLETARI
    E' PARTE DELLA GUERRA DI CLASSE




    Storia Soccorso Rosso Internazionale





    Volantinaggio di PT-SRI ed altre operaie davanti al reparto confino FCA auto di via Biscaretti porta 33


    13 luglio 2007

    Arrivati in zona ci accorgiamo immediatamente che i cani da guardia di FCA hanno provveduto a fare cancellare la scritta “ NO AI REPARTI CONFINO (falce e martello e stella)”apparsa sul muro di cinta dello stabilimento, segno emblematico che l'attenzione dei dirigenti FCA per quel che riguarda la riorganizzazione operaia, è molto alta.

    I sorveglianti girano armati nella piazzola antistante il loro gabbiotto e dopo il nostro arrivo ci accorgiamo che nel perimetro interno sta girando una jeep dei carabinieri. Si, i carabinieri dentro la fabbrica che girano con il chiaro intento di intimorire gli operai . Dal mese di agosto la vigilanza della FIAT-FCA, che prima era affidata ad una azienda esterna di nome SIRIO, verra inglobata totalmente in FCA e diventando quindi di proprietà direttamente controllata dall'azienda. Una “milizia personale” ancor più votata e specializzata alla repressione e al controllo degli operai con mezzi, risorse e sistemi decisi direttamente dall'azienda.

    Malgrado il livello dell'attenzione e del controllo, un operaia del reparto confino ha partecipato, con un altra compagna, al volantinaggio dimostrando apertamente di non temere gli sbirri, le spie e i servi del padrone. Abbiamo diffuso centinaia di copie del volantino proseguendo nell'opera di agitazione contro le regole dettate dal nemico e la “legalità “ con la quale tenta di soffocare le spinte offensive del proletariato e l'accuirsi della lotta di classe.


    Di seguito il volantino :



    PIUTTOSTO...FUOCO AI PADRONI !

    Concetta lavorava per la "Befed Brew Up", una catena di ristorazione, come addetta alle pulizie. Qualche mese fa, la direzione ha deciso di ridurre i costi e di appaltare le pulizie dei locali ad una cooperativa esterna e così, a gennaio, dopo circa dieci anni di servizio, la donna è stata licenziata.Si trovava all'Inps perché, da tempo, era in attesa di alcuni arretrati dell'indennità di disoccupazione che, in seguito alla legge Fornero, è andata a sostituire anche il trattamento di mobilità spettante ai lavoratori che hanno subito procedure di licenziamento collettivo. È a causa delle difficoltà nell'ottenere questo sostegno al reddito necessario per vivere, che Concetta ha cercato di uccidersi, dandosi fuoco in un ufficio dell'Inps di Torino. Concetta è morta a causa delle gravissime ustioni. In Italia, ormai, perdere il lavoro significa essere condannati alla miseria. Così come avere 46 anni, essere donna e disoccupata, vuol dire non avere quasi più speranze”.

    Ma il fuoco è semplicemente il mezzo, il modo in cui si concretizza una precisa violenza sociale: a Londra un centinaio di inquilini poveri di un palazzo costruito con stretti criteri di risparmio; a Roma tre bambine Rom bruciate vive dai soliti razzisti fascisti; nelle fabbriche le ricorrenti esplosioni, come quella recente a Pomezia, con una nube tossica che avvelena operai e abitanti. Quando ancora viva è la battaglia per la strage ferroviaria di Viareggio e quella operaia alla Thyssen Krupp di Torino.

    Il problema è il sistema . Un sistema capitalista che in questi anni è diventato sempre più feroce, col supporto di tutto l'apparato di Stato e partiti parlamentari (cioè borghesi) che, sul filo di successive leggi così dette "riforme" quale l'infame Jobs Act, hanno smantellato diritti sociali, Statuto dei lavoratori e protezione ambientale. Il capitalismo si muove così sempre più liberamente, mostrando la sua profonda natura criminale. Oggi hanno portato la classe lavoratrice a "vivere" condizioni di super sfruttamento e ricatto permanente, condizioni di umiliazione e sopruso al fondo delle quali si prospettano licenziamenti e miseria.

    Sindacati di regime e partiti "ex di sinistra" oggi più borghesi dei borghesi, hanno una responsabilità enorme e storica in questo processo di demolizione e asservimento sociale. Hanno disconosciuto la lotta di classe demotivando i lavoratori, mentre assecondano la lotta di classe condotta dai padroni (le ragioni aziendali, competitive, nazional-concorrenziali). Ai lavoratori hanno imposto la logica della delega, con cui abusano e svendono i diritti conquistati con dure lotte e a prezzi altissimi, in termini di carcerazioni e di sangue, da parte del proletariato.

    Ai licenziamenti conseguono l'impossibilità di pagare affitti e mutui sino alla perdita della casa e del diritto di avere un tetto sopra la testa. Mentre i dirigenti dei sindacati di regime e dei partiti sedicenti di sinistra non corrono questi rischi, anzi, sino a che continueranno a fare il gioco dei padroni, continueranno a beneficiare della compartecipazione al sistema ( vedi i continui scandali su stipendi di lusso e varie corruzioni che li uniscono, complici nel furto capitalistico)

    Insomma, il gesto estremo di Concetta, operaia addetta alle pulizie della Brefed Brew Up, è il grido di dolore dell'intera classe operaia per la mancanza di prospettive. Subire e tacere è la parola d'ordine dei burocrati sindacali di regime. Se Concetta, come tanti altri proletari, avesse avuto prospettive di lotta (prima ancora che lavorative) a seguito del suo licenziamento, molto probabilmente non sarebbe giunta all'autolesionismo, alla violenza su sè stessa. Perchè la violenza sociale c'è comunque, e prima di tutto è appunto quella dei padroni. Si tratta di cominciare a pensare ed organizzarsi per non subirla e per rispondere alla loro guerra !

    Il gesto di Concetta ha a che vedere con la solitudine nella quali sono stati abbandonati i lavoratori. La vicenda di Concetta, come tante altre situazioni simili, dimostrano l'assoluta necessità di organizzarsi autonomamente per rilanciare, rafforzare ed estendere la lotta e la resistenza dei lavoratori, di tutti i proletari .

    Fuoco per fuoco sarebbe meglio dare fuoco alle polveri della lotta! Fuoco ai padroni, al loro sistema !






    LA CLASSE OPERAIA NON SI CONFINA


    LA CLASSE OPERAIA NON SI CONFINA
    240 OPERAI, tra i quali molti dei più combattivi non conformi al modello Marchionne ed altri ritenuti non più idonei alla produzione perché sfruttati al massimo dall'azienda, sono stati confinati distanti dalle linee produttive a svolgere mansioni accessorie. Sono tutti operai che rientrano nei così detti “contratti di solidarietà “a causa dei quali, a determinate condizioni, i lavoratori rischierebbero di non maturare ne permessi e nemmeno ferie. L'obbiettivo di questo confino è quello di isolare i più combattivi e fiaccarne la resistenza e di colpire, umiliandoli, quelli ritenuti ormai usurati e scarsamente produttivi creando un precedente intimidatorio per tutti gli altri che ancora operanti sulle linee e nei normali reparti, intendessero ribellarsi allo sfruttamento o pretendere il rispetto dei propri diritti. Questi reparti (come quello di via Biscaretti e quello di Nola) nei quali venivano internati i dipendenti ritenuti ‘facinorosi’, ‘ingovernabili’, ‘ingestibili’, sindacalisti combattivi e/o comunisti, sono stati studiati e avviati dalla FIAT negli anni 50 e ad oggi rappresentano ancora una delle armi che il padrone utilizza contro tutti i lavoratori!
    I reparti confino come quello di via Biscaretti fanno parte dell'impianto repressivo più generale che i ricchi parassiti che hanno in mano questo Paese usano per continuare ad arricchirsi e a mantenere i loro enormi privilegi sfruttando il proletariato. Infatti i ricchi parassiti sfruttatori utilizzano tutti i mezzi a loro disposizione (spie, guardie armate, tribunali, etc..) contro le aspirazioni di civiltà e benessere della classe operaia. Si tratta di una vera e propria guerra preventiva, una guerra sporca e non dichiarata combattuta dai padroni con il favore delle leggi che essi stessi hanno commissionato ai loro servi della politica per punire e criminalizzare noi lavoratori. Ad oggi il proletariato è legittimamente in lotta su molti fronti (occupazione di fabbriche, picchetti e scioperi selvaggi, occupazione di case, blocchi stradali, etc...) dovendo affrontare la reazione dell'apparato repressivo che, a colpi di manganello, intimidazioni, ricatti, denunce ed incarcerazioni, applica le leggi per mezzo delle quali i padroni continuano impunemente a derubarci e ad affamarci. Ma, in alcuni casi, le legittime lotte sfuggono al controllo della legalità dei padroni rafforzando così la resistenza alla repressione diventando più incisive ed in alcuni casi vittoriose anche se, ancora, soltanto parzialmente.

    Se i reparti confino sono parte dell'apparato preventivo e repressivo del nemico di classe essi, grazie alla resistenza e alla solidarietà tra gli operai che vi lavorano, possono trasformarsi in un occasione di lotta esemplare per tutti gli altri lavoratori. La resistenza che gli operai confinati oppongono alla repressione rafforza quella dei lavoratori di altri reparti ed innesca quella reciproca solidarietà di classe necessaria a rendere sempre meno efficace la repressione ed il controllo padronale.
    Dobbiamo andare oltre la semplice e formale denuncia delle condizioni dei lavoratori ed affrontare la questione dell'organizzazione della lotta, un organizzazione indipendente che si divincoli dalle regole e dalle leggi del padrone, che non presti orecchio ai richiami di legalità e compromesso dei dirigenti dei sindacati di regime e che si unisca alle lotte di altre categorie di lavoratori scambiandosi reciprocamente la solidarietà ed il sostegno in occasione delle reazioni dell'apparato repressivo.




    Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale


    Da tempo alcuni militanti di diversa provenienza si sono ritrovati insieme sul terreno delle iniziative solidali contro la repressione e in sostegno ai rivoluzionari prigionieri, accomunati da affinità ideologica e dalla volontà di ricercare nuovi percorsi verso una prospettiva rivoluzionaria.
    In questo senso é concepita la solidarietà con i militanti di classe incarcerati, i quali, sovente, rappresentano le esperienze piu' avanzate. Lo scontro attorno ad essi/e costituisce, dunque, una valenza importante nel rapporto di forza fra le classi.
    Ma l'intervento contro la repressione deve essere inteso in senso ben piu' ampio contemplandone l'aspetto sociale. E' chiaro, ormai, che la repressione, la violenza statale e padronale sono diventate forme stabili e pervasive di governo nelle dinamiche sociali ed economiche. "Guerra imperialista dell'interno” o “guerra di classe dall' alto” (cosi son definite a ragione ormai correntemente) e la “piu' classica” aggressione imperialista, di rapina e sottomissione contro i popoli, hanno acquisito un ruolo centrale in termini economici in quanto tentativi di risoluzione della profonda crisi in cui si dibatte il capitalismo mondiale.
    L'essersi ritrovati su questa comune analisi, cosi come su alcuni elementi di prospettiva politica, ha fatto crescere i rapporti fra di noi alimentando il confronto e la ricerca di unità.
    Il riferimento al Soccorso Rosso Internazionale é diventato forte in questo senso. La partecipazione alle sue ultime conferenze ha dato una spinta definitiva alla nostra costituzione di un gruppo di attività. In particolare rispetto alla campagna contro la repressione di classe, di massa, e per lo sviluppo delle resistenze. Avendo partecipato al dibattito ed alla formalizzazione di questa proposta di campagna ed essendo interni ad alcune esperienze di lotta di questo tipo, pensiamo che non possiamo piu' fare a meno di dotarci di un' articolazione organizzativa. La proposta di campagna “Estendere e rafforzare resistenza” promossa da vari organismi in Italia, é una concretizzazione di quest'impostazione. Per questo motivo intendiamo situarci nella sua dinamica e contribuirvi. Contribuire, quindi, piu' in generale, agli sforzi prodotti per fare fronte comune e per l'unità di classe in tutti gli ambiti di lotta che sviluppino coscienza e forza di classe.
    Pur dando priorità a questo tipo di campagne e di intervento, ci occuperemo attivamente anche delle campagne promosse dal SRI : solidarietà e mobilitazioni verso rivoluzionari/e prigionieri/e particolarmente significativi/e, come i /le militanti rivoluzionari della Grecia, come Georges Abdallah e altri rappresentanti delle resistenze arabe e palestinesi, in particolare quelli/e del Marocco.
    E ora, sopratutto, rispetto ai numerosissimi/e prigionieri/e e alle loro Organizzazioni impegnate nella guerra di liberazione, di classe e internazionalista, fra Kurdistan, Turchia, Siria, Iran. Il Rojava ne é diventata l'epicentro, e la bandiera. Una campagna particolarmente riuscita e attualmente in corso, é quella di raccolta fondi per finanziare l'acquisto di bendaggi salva-vita marca Celox (a questo proposito viene anche diffuso un calendario, di cui è possibile farne richiesta) per i/le combattenti della libertà ed in prioritario sostegno, oltre che a tutte le forze impegnate nei ranghi YPG/YPJ/PKK, al Battaglione Internazionale di Liberazione per il grande significato di nuovo ed avanzato internazionalismo proletario che raccoglie in sé questa esperienza, sulle tracce delle Brigate Internazionali di Spagna.
    Il gruppo che oggi costituiamo si porrà al fianco di quello che con piu' continuità sta rappresentando il SRI in Italia : il “Collettivo contro la repressione, per il SRI” (CCRSRI) di Milano. La nostra iniziativa si svilupperà in parallelo al CCRSI considerando i differenti ma complementari campi d'azione. Tutti/e ci riconosciamo nella Piattaforma e nel Programma del SRI, su queste costruiamo la nostra unità; a partire da queste articoliamo i nostri interventi e diversità.
    D'altronde il SRI ha una vocazione di struttura di fronte. Ha già compreso in sé gruppi diversi di uno stesso Paese, e questo anzi cerca di favorire: il convergere di esperienze diverse verso una piattaforma comune, verso una pratica comune ed un dibattito, confronto, che facciano avanzare la prospettiva rivoluzionaria.
    E nello stesso spirito, di partecipazione e contributo, ci porremo in rapporto ai vari organismi di lotta e di militanza proletaria.
    Torino, gennaio 2017

    PROLETARI TORINESI PER IL SOCCORSO ROSSO INTERNAZIONALE PT-SRI

    proltosri@libero.it









    Necessità di una preparazione ideologica di massa

    di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito

    La legislazione comunista

    Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

    Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

    Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.

    Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

    (l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)

    Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

    (l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)

    Referendum sulla costituzione

    Votare o non votare, è questo il problema?

    Lettera di un operaio FIAT di Torino

    " FCA, la fabbrica modello "

    Elezioni borghesi: un espediente per simulare il consenso popolare!

    Lo scorso 19 giugno, con i ballottaggi, si sono consumate le ennesime elezioni previste dal sistema democratico borghese. Si trattava di elezioni amministrative ma di alto significato politico nazionale.

    Collettivo Aurora
    La crisi del sistema capitalista e la ricostruzione del partito comunista in Italia

    Un appello alla trasformazione dei rapporti tra i comunisti, per l’ unione delle forze e la rinascita del movimento comunista.