☭    Nuova sezione : Stampa Clandestina    ☭    I DISSOLUZIONISTI    ☭    Andrej Fursov "Stalin venne lasciato morire"    ☭    Secours Rouge - Vittoria dei prigionieri bulgari    ☭    Stalin è più attuale che mai!     ☭    PROLETARI DI TUTTI I PAESI UNITI CONTRO SFRUTTAMENTO, RAZZISMO, IMPERIALISMO    ☭    A fianco degli antifascisti arrestati e del proletariato in lotta!    ☭    Con la resistenza di Afrin    ☭    Contro l'antifascismo di facciata e padronale    ☭    Campagna di sostegno ai quattro lavoratori SAFIM licenziati per rappresaglia!    ☭    CONTRO I LADRONI DEL G7 ! UNITA' INTERNAZIONALISTA DELLA CLASSE OPERAIA    ☭    Corea democratica, Paese sovrano che resiste    ☭    La cocaina della Chiquita e gli squadroni della morte sionisti    ☭    La democrazia è la dittatura della borghesia!    ☭    PT-SRI (Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale)    ☭    Reggio Emilia 1960    ☭    Enver Hoxha : L'eurocomunismo è anticomunismo    ☭    TUTTO IL POTERE AI SOVIET!    ☭    Germania : Condizioni detentive e rappresaglie contro i prigionieri imputati dell’art. 129 b    ☭    Gli USA tramano apertamente contro il Venezuela    ☭    Chi c’è dietro il colpo di Stato contro il Venezuela?    ☭    Lenin : Stato e Rivoluzione    ☭    Il ruolo fondamentale di Stalin nell’Ottobre Rosso    ☭    Solzhenitsyn ai raggi X - Anatomia di un mito anticomunista    ☭    Estendere la solidarietà proletaria    ☭    Siria: un altro punto di vista    ☭    Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe    ☭    Come gli USA attaccano i governi di sinistra latinoamericani    ☭    Stalin: Trotzkismo o Leninismo?    ☭    Gli agenti della CIA catturati ad Aleppo    ☭    Contratto METALMECCANICI un'altro colpo alla dignità dei lavoratori    ☭    Il macabro gioco delle fosse comuni: il Caso di Kirov. Prove tecniche di rinnovato anti-sovietismo?    ☭    Mosul, le forze sciite irachene sventano le trame di wahhabiti, Stati Uniti e Turchia    ☭    Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia    ☭    La battaglia di Mosul, l’inganno di Washington e Ankara    ☭    Sviluppi politici nel Kurdistan Occidentale (Kurdistana Rojava)    ☭    Solidarietà rivoluzionaria con il ROJAVA    ☭    REFERENDUM SULLA COSTITUZIONE     ☭    Rafforzare ed estendere resistenza    ☭    C’ é ancora chi lotta contro il modello Marchionne    ☭    Elezioni borghesi: un espediente per simulare il consenso popolare!    ☭    Collettivo Aurora - La crisi del sistema capitalista e la ricostruzione del partito comunista in Italia!    ☭    


PT - SRI

  • Rojava



  • NO ALLA SCUOLA DEI PADRONI! SOLIDARIETA' ALLA MAESTRA ANTIFASCISTA LICENZIATA!


    «la condotta tenuta dalla docente, seppure non avvenuta all’interno dell’istituzione scolastica, contrasta in maniera evidente con i doveri inerenti la funzione educativa e arreca grave pregiudizio alla scuola, agli alunni, alle famiglie e all’immagine stessa della pubblica amministrazione».(…)

    Così veniva motivato il licenziamento della maestra antifascista che partecipò alla manifestazione di Torino contro Casa Pound durante la scorsa campagna elettorale per le elezioni politiche. In quell’occasione la polizia caricò gli antifascisti che furono anche bersagliati dai getti d’acqua degli idranti. Le “maledizioni” e gli epiteti rivolti agli sbirri che, in ogni modo, sarebbero stati legittimi soltanto perché sbirri difensori dei fascisti,vi furono anche quelli della maestra licenziata . La funzione educativa di cui si riempiono la bocca le istituzioni scolastiche per giustificare il licenziamento dell’insegnante, è la funzione educativa padronale ; un educazione che i padroni, per mezzo dei loro devoti servitori, tentano di istillare tra le masse popolari ed in particolare tra le classi proletarie al fine di assoggettarle ai loro interessi.
    Si tratta di educare le classi subalterne all’obbedienza e all’assoluto rispetto delle regole del nemico delle classi proletarie e non certo in sostegno dei valori che dovrebbero orientare una società senza sfruttamento e soprafazione. Quindi essere antifascisti e portatori di valori sociali e di libertà, arrecherebbe “grave pregiudizio” alla scuola, agli alunni, alle famiglie e all’immagine della pubblica amministrazione? Allora, se la funzione educativa dell’istituzione scolastica è quella al servizio della borghesia e del rispetto dei suoi servi i divisa, auspichiamo che questi danni siano arrecati con sistematica frequenza! E’ questo il primo motivo per cui esprimiamo piena solidarietà alla maestra licenziata perché attivista antifascista.




    Solidarietà ai cinque operai FCA licenziati e disprezzo per la magistratura borghese!


    La corte di cassazione ha ribaltato la sentenza con la quale FCA è stata costretta a reintegrare i 5 operai licenziati in seguito alla manifestazione contro Marchionne il cui manichino veniva appeso per il collo con una corda. La messa in scena del manichino ritraente il porco Marchionne veniva attuata dagli operai in seguito al suicidio di un operaia FCA licenziata. I cinque operai, tutti iscritti al SiCobas, rappresentano la parte più combattiva all'interno degli stabilimenti FCA di Pomigliano, stabilimento a rischio chiusura (quasi tutti gli operai verranno messi in cassa integrazione entro la fine del mese di giugno) malgrado le bugie di Marchionne sul fantomatico piano industriale presentato poco tempo fa a Balocco. Marchionne, come dimostra la sentenza della cassazione emanata dai servi in toga della borghesia che ha disposto il licenziamento, possiede davvero il suo piano industriale: sbarazzarsi degli operai combattivi e scomodi per sbarazzarsi poi di tutti gli altri e chiudere gli stabilimenti in Italia. Certo, per raggiungere l'obbiettivo, FCA deve fare i conti con una serie di “intralci” relativi ai diritti conquistati con le lotte che ancora restano dopo l'ulteriorre sfoltita di questi ultimi tempi. Infatti, sono stati riaperti i reparti confino nei quali vengono deportati tutti i lavoratori politicamente scomodi all'azienda oppure quelli non più fisicamente capaci di sostenere i ritmi di sfruttamento e che per varie motivazioni non possono essere licenziati. Da Pomigliano a Mirafiori FCA ha dato il via al più pesante attacco ai lavoratori dal 1980. Le dichiarazioni trionfali dei sindacati filopadronali, dei vari politici di centrosinistra e centrodestra dopo che FCA aveva annunciato i 20 miliardi d'investimenti, non hanno retto il confronto con la realtà! Accolto con entusiasmo a Torino come uomo del cambiamento, come l'industriale progressista, Marchionne in questi anni di sua gestione è riuscito a chiudere lo stabilimento di Termini Imerese in Sicilia e dell' Iribus in Campania e mettere in cassa integrazione migliaia di lavoratori. Mentre gli Elkann ed il resto degli azionisti insieme a tutta confindustria, si complimentano dell'operato, continua la destrutturazione di Mirafiori e gli operai, da un anno a questa parte, vengono chiamati a lavorare soltanto 3 giorni al mese. Ed è nel contesto della guerra che Marchionne ha scatenato contro i lavoratori FCA, che gli operai sono vittime di mobbing e molti di loro accusano disturbi dovuti dallo stress da lavoro, da non lavoro e dai trattamenti umilianti che ogni giorno devono subire. Alcune di queste patologie si trasformano in patologie psicofisiche importanti che i cosiddetti “dottori della medicina del lavoro” con il supporto di specialisti psicologi e/o psichiatri, curano elargendo farmaci antidolorifici e antidepressivi a pioggia cercando di quietare gli animi degli operai ed annullare eventuali volontà di ribellione. A questi interventi farmacologici si aggiunge il demansionamento e il loro trasferimento emarginandoli in reparti differenziati, in reparti confino, allo scopo di assestare loro il “colpo di grazia”. Non esiste alcun piano industriale? Certo che esiste e consiste nella chiusura degli stabilimenti passando per l'eliminazione, con ogni mezzo, compreso la “guerra farmacologica”, dei 2080 esuberi ufficialmente dichiarati dalla stessa FCA. Questo è il quadro generale nel quale hanno condotto la loro battaglia i cinque operai di Pomigliano. Le difficilissime condizioni in cui si sono dovuti muovere, attribuiscono a questi lavoratori il merito di averci fatto comprendere che, malgrado le condizioni non lo permettano, è necessario alzare la testa, organizzarsi e lottare. Ma, nello stesso tempo, l'esito definitivo della battaglia legale (non ci lascia assolutamente stupiti, anzi, acuisce la nostra rabbia e la nostra determinazione) dimostra quanto sia illusorio confidare sul carattere democratico dell'ordinamento giuridico borghese. Accettare di combattere con le regole imposte dal nemico non può che produrre sconfitte ed ulteriore scoramento tra le file del movimento rivoluzionario, lo dimostrano le passate sentenze dei tribunali, sia per quel che riguarda il lavoro, sia per ciò che concerne le lotte sociali. E' nel quadro della legalità borghese che si consumano le peggiori atrocità contro i compagni ed i lavoratori combattivi.
    Rendiamo quindi onore ai 5 operai di Pomigliano per il loro coraggio e la loro determinazione e ad essi vatutta la nostra solidarietà.
    Dobbiamo prendere coscienza della nostra forza, coordinare e sostenere le piccole e grandi battaglie, creando l'autorganizzazione, che è la base delle unioni nelle nostre lotte di tutta la classe e che se ne infischi delle regole e della legalità borghesi ma adotti un principio di inlegale legittimità proletaria. Per questo occorre praticare anche forme di lotta che, a differenza di quelle sindacali, danneggino realmente i padroni, ne sconvolgano i piani coinvolgendo con ogni mezzo necessario, gli operai ma anche tutto il proletariato.




    Presidio di solidarietà con Nadia Lioce e gli altri compagni prigionieri.


    Mentre a L Aquila decine di compagni solidarizzavano con la compagna Nadia Lioce sotto processo, a Torino, Proletari Torinesi -SRI e Cassa antirepressione Alpi occidentali organizzavano e con la partecipazione di una ventina di compagni di gruppi diversi, tenevano un presidio contro il 41 bis e in solidarietà con Nadia e gli altri compagni prigionieri.
    Alle 11.00 circa, da L'Aquila i compagni ci comunicavano che, durante l'udienza, erano stati ascoltati come testi gli agenti di custodia una dei quali affermava che un'altra detenuta si sarebbe lamentata a causa delle proteste della compagna Nadia. La detenuta in questione testimonierà alla prossima udienza del processo che viene fissata per il 28 settembre prossimo.
    I compagni solidali ci comunicavano che in aula, gli avvocati di Nadia, accorgendosi della presenza di uno sbirro che, senza autorizzazione alcuna, riprendeva i compagni presenti. Gli avvocati hanno chiesto il suo allontanamento senza però ottenerlo perchè il giudice dice che non si sarebbe accorto di nulla. I compagni presenti a L'Aquila si sono poi diretti verso il carcere per un presidio.




    Secours Rouge - Vittoria dei prigionieri bulgari


    Alla fine dello scorso Dicembre , l'associazione dei prigionieri bulgari (bpra) aveva lanciato un appello alla solidarietà per la lotta che stavano conducendo per le dimissioni del direttore Krestev. Krestev era stato nominato alla direzione della principale prigione di Sofia e aveva proceduto a diverse riforme contro i prigionieri: riduzione e soppressione delle attività, dei congedi penitenziari, del tempo di Corte, deglii acquisti all'interno dell'istituto. Sotto la sua governance, la tortura era aumentata e diversi gruppi narcos erano protetti e sponsorizzati dalla direzione, che si permettevano ogni tipo di brutalità e di abusi verso gli altri prigionieri. A Bruxelles avevamo risposto a questo appello organizzando due giornate di solidarietà con la loro lotta e con Jock Palfreeman, prigioniero antifascista australiano membro della Bpra imprigionato a Sofia.

    La mobilitazione dei prigionieri non è mai cessata: hanno organizzato varie azioni di protesta e di sciopero della fame, nonostante l'enorme repressione che li minacciava (i detenuti di lunga pena erano principalmente mobilitati, poiché quelli che avevano avuto meno di 10 anni di carcere non potevano rischiare di vedere la loro pena raddoppiata). Ieri , i prigionieri della prigione di Sofia hanno protestato nel cortile della prigione. Infine , il primo ministro Borisov ha chiesto ieri le dimissioni di Svilen Tsvenatov (direttore dell'esecuzione delle pene) e di Peter Krestev (direttore della prigione centrale di Sofia), le dimissioni sono state immediatamente presentate e accettate. La direzione della è temporaneamente affidata alla custodia del Ministero della Giustizia per il tempo di nominare i sostituti. La gocci d'acqua che ha fatto traboccare il vaso (le molteplici estorsioni non sono così problematiche per il governo bulgaro) è stata la fuga di un noto criminale in Bulgaria e del suo compagno di cella due giorni fa.

    Secours Rouge 7 aprile 2018




    Rompere l’assedio degli sbirri e le regole della borghesia!


    “ Dopo giorni di viaggio, insieme a un'altro compagno italiano, sono arrivato in Rojava. I carabinieri di Grugliasco e la Procura di Torino si staranno chiedendo dove fossi e come mai non mi sono presentato ha firmare, visto il mio obbligo quotidiano di firma e il divieto di dimora da Torino, che mi era stato applicato dal 9 Febbraio.
    Era da molti mesi che avevo deciso di ritornare in Siria. Non volevo rimandare il viaggio solo per l'applicazione delle misure cautelari. Consapevole delle conseguenze legali future, adesso mi riprendo il mio presente.
    La vita è amore, la lotta è vita.
    Serkeftin Yan Serkeftin. “

    Queste sono le parole del compagno anarchico Paolo che ha deciso di non sottostare alle imposizioni di questura e carabinieri e di riprendere a combattere seguendo le regole della rivoluzione e non quelle del nemico. Il compagno Paolo rappresenta un esempio per tutti coloro che intendono continuare a lottare senza rispettare le norme della democrazia borghese fatte di giudici e polizia, denunce, arresti, carcere e imposizioni di ogni genere.

    Il rispetto di queste regole favorisce il nemico ed indebolisce il fronte di classe del proletariato imbrigliandolo in una rete dalla quale non è possibile uscire se non rompendola.

    La rottura delle regole del nemico di classe rende indipendente ed autonoma l’azione rivoluzionaria ed aumenta la sua efficacia.

    Proletari torinesi per il soccorso rosso internazionale abbracciano calorosamente il compagno anarchico Paolo e lo ringraziano per il coraggio e la determinazione con la quale ha mostrato la via della “rottura dell’assedio”dei cani da guardia della borghesia imperialista!




    31 DENUNCE CONTRO LA SOLIDARIETA’ RIVOLUZIONARIA


    In data 20 febbraio sono state emesse 21 denunce per la manifestazione di solidarietà con la militante delle BR-PCC Nadia Lioce, sotto processo a L’Aquila, lo scorso 24 novembre. Processo intentato a Nadia proprio per le proteste che lei ha continuato a effettuare nonostante e contro le terribili restrizioni imposte dal regime carcerario 41bis. La resistenza, la forza politica e ideologica, ammirevoli, di Nadia come di Roberto Morandi e Marco Mezzasalma (gli altri due compagni delle BR-PCC sottoposti a tale regime) hanno trovato il sostegno di diversi ambiti del movimento antagonista. Sostegno sviluppato da molti anni, e che quel giorno ha visto convergere militanti da nord a sud – da Ivrea a Palermo – in tribunale e fin sotto il carcere di L’Aquila. Una giornata molto intensa, determinata, che ha espresso un buon livello anche nei contenuti da dare alla mobilitazione contro la repressione in generale. Gli stessi collettivi e gruppi partecipanti sono significativi di realtà sociali, di lotta, che costantemente fanno fronte a una ridefinizione sempre più autoritaria dello Stato. E proprio questo si è voluto marcare: l’unità nei fatti che esiste fra diverse istanze della resistenza militante, proletaria che, nella diversità di forme e modi dell’impegno, affrontano lo stesso sistema e portano avanti simili obiettivi di emancipazione politica e sociale.
    All’apice di questo confronto stanno le istanze rivoluzionarie più determinate, come le BR-PCC, e le pratiche più terroristiche dello Stato borghese. Il regime carcerario 41bis ne è la peggior rappresentazione. Così si spiega l’attacco ostinato dello Stato nell’isolare, mettere a tacere, annientare quest* militanti prigionier*. Perciò la repressione si estende contro le iniziative solidali e di controinformazione. 21 denunce per “manifestazione non autorizzata e violazione di proprietà privata”( i campi contigui al carcere), sull’ottantina di partecipanti alla protesta. Intimidazione e deterrente a proseguire nella mobilitazione, che prevede un’altra data importante il 4 maggio 2018, giorno di un’altra udienza processuale per Nadia. Continuiamo e rafforziamo questa lotta, questa solidarietà. È interesse di tutt* contrastare la repressione ai suoi più alti livelli, perché la loro esistenza ricade e influisce su tutti gli altri, alimentando paura e ricatto. Facciamo di questa lotta un’occasione di unità, di fronte comune, da far valere poi in tutti i settori dove interveniamo. La situazione più evidente oggi è il dilagare della violenza contro qualsiasi lotta e contro il proletariato immigrato in particolare: lo squadrismo fascio-razzista è ausiliario a quello poliziesco-istituzionale. Facciamo fronte comune contro l’intensificazione della repressione e militarizzazione. È condizione vitale per lo stesso sviluppo delle lotte, per la stessa sopravvivenza di molt* proletar*, di molt* militanti.
    41BIS = TORTURA! CONTRO IL 41BIS! DIFENDERE I/LE PRIGIONIERI/E DELLA GUERRA DI CLASSE RILANCIARE LA SOLIDARIETA’ DI CLASSE E MILITANTE UNITA’ NELLE LOTTE – UNITA’ CONTRO LA REPRESSIONE
    Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale




    PROLETARI DI TUTTI I PAESI UNITI CONTRO SFRUTTAMENTO, RAZZISMO, IMPERIALISMO


    GIOVEDÌ 22 FEBBRAIO 2018

    La mobilitazione operaia del 24/02 a Roma è molto importante, perché è trainata dai facchini del settore logistico, diventati una vera avanguardia di massa per il loro coraggio e capacità di lotta. In una fase in cui raramente si esce dalla difensiva o peggio, dalla rassegnazione, questi operai stanno rovesciando il sistema di super sfruttamento che grava su di loro conquistando diritti, aumenti salariali, condizioni di lavoro e contrattuali. In questo percorso, di ormai parecchi anni, cresce la loro unità, la loro coscienza di classe, la loro organizzazione. Ancor più dovendo affrontare la sistematica repressione, in tutte le sue forme: da quella padronale e istituzionale a quella poliziesca. Infine quella fascista e razzista. Questa classe operaia è un esempio per tutti. Pensiamo sia la vera risposta, quella più concreta e di prospettiva che si possa dare a questa repressione, a questa deriva reazionaria e violenta di una parte della società. Perché razzismo e fascismo non sono solo aberranti ideologie, ma sono profondamente incardinate nel sistema di oppressione e sfruttamento dell’imperialismo. Dai secoli della tratta degli schiavi africani, per alimentare il nascente capitalismo in Occidente, al colonialismo e ancor oggi, quelle ideologie servono a giustificare, ad alimentare questa violenza contro i popoli oppressi. E questo meccanismo si è esteso anche all’interno dei paesi dominanti, dove vige una forma di apartheid sociale nei confronti degli immigrati. Chi manipola tutto questo è quindi il grande capitale, la classe dominante, che si serve delle ideologie reazionarie per creare concorrenza, ostilità, guerra fra poveri. Noi, classe operaia, non abbiamo che un’arma per opporci. Un’arma preziosa, perché è anche prospettiva di un mondo nuovo: l’internazionalismo proletario! La fratellanza fra i popoli, fondata sulla comune lotta contro il sistema di sfruttamento imperialista! Oggi, ovunque, significa sviluppare le lotte su contenuti di egualitarismo salariale, normativo, occupazionale. A LAVORO UGUALE SALARIO UGUALE! Come obiettivo di fondo per contrastare le tante divisioni, il lavoro nero, sub-appalti e sistema cooperative, le delocalizzazioni e i bassi salari concorrenti. Unità, al di là delle frontiere, per opporci alle ristrutturazioni e difendere tutti insieme il lavoro, in qualsiasi paese si trovino le fabbriche della stessa azienda capitalista e da qualsiasi paese si provenga. D’altronde chi provoca questo esodo, questa deportazione di masse di rifugiati? Le grandi potenze, multinazionali e il capitale finanziario, hanno sfasciato interi paesi – Afghanistan, Iraq, Libia, Siria – e non hanno mai smesso di saccheggiare l’Africa, l’Asia, l’America latina. Loro ci guadagnano dieci volte da queste macerie: seminano terrore, paura, ricatti, impoveriscono e impongono la legge della giungla sui salari e le condizioni di lavoro. Ma proprio nel fuoco del caos mediorientale si erge una grande speranza: il popolo curdo è riuscito a federare le resistenze progressiste, di tutti i popoli della regione. Il fronte del Rojava, ora in particolare nella difesa eroica della città di Afrin, è diventato il braciere di una rivoluzione in marcia che porta avanti i valori umani di liberazione e fratellanza. Proprio perché si oppone, da decenni, e con capacità militare, a quel sistema che fomenta divisioni e sopraffazioni. Il significato di questa guerra è diventato così forte che ha attirato militanti e combattenti da tutto il mondo. Si sono formate Brigate Internazionali di Liberazione. In questi giorni di dura resistenza contro l’aggressione del fascismo turco, e dei suoi alleati reazionari, sono caduti anche alcuni internazionalisti. Onoriamo i loro nomi – fra gli altri, il bretone Kendal Breizh, il galiziano Samuel Prada Leon, l’olandese Sjoerd Heeger - allargando, rafforzando la mobilitazione unitaria di classe. Resistenza- Internazionalismo- Rivoluzione!
    Roma 24 febbraio 2018
    Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale proltosri@autistici.org


    A fianco degli antifascisti arrestati e del proletariato in lotta!


    Nella serata di giovedì 15 febbraio, alcuni sbirri della DIGOS hanno arrestato a Bussoleno il compagno No Tav Giorgio accusandolo di aver partecipato, con altri compagni anch'essi fermati dalla polizia politica, all'”aggressione”(gli sbirri la chiamano così) del carabinbiere rimasto a terra in seguito ad una carica respinta dagli stessi manifestanti. Ai compagni arrestati o/e indagati per essersi difesi dalla violenza sbirresca, va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno. E' già da qualche tempo che polizia e carabinieri hanno elevato sensibilmente la brutalità con la quale conducono le loro scorribande contro i proletari in lotta mentre i compagni particolarmente attivi nel movimento antagonista e rivoluzionario sono sottoposti a vere e proprie campagne persecutorie condotte da zelanti magistrati servi del capitale. Non è certo cosa solo di questi giorni: il monopolio della violenza è nelle mani del nostro nemico di classe che lo amministra con i criteri di una vera e propria guerra contro il proletariato fatta anche di licenziamenti per rappresaglia, denunce, inchieste, processi, arresti, spiate e delazioni. La mobilitazione reazionaria (guerra tra poveri e individuazione del proletariato immigrato come nemico da combattere) è un altro strumento che il nemico di classe utilizza in questa fase di guerra strisciante che la borghesia ha scatenato. I gruppi fascisti e nazisti rialzano boriosamente la cresta al servizio, (consapevolmente o meno non importa) del padronato e del pugno di ricchi e potenti parassiti che muovono le fila dei burattini della politica istituzionale. In questo contesto il Ministro degli interni Minniti ha indossato la sua camicia nera ed ha assunto il ruolo di “castigamatti” che il livello di guerra di classe e la situazione di disfacimento della politica borghese impone alla borghesia nostrana per poter continuare a fare profitti sulle spalle delle masse popolari. Ma, a Piacenza, è succeso un fatto importante: la brutale violenza poliziesca ha dovuto fare i conti con la reazione di alcuni antifascisti determinati tra i quali un operaio magazziniere ed un cuoco NO TAV esponenti di quel proletariato che lotta contro chi ci affama e contro i fascisti ed i loro mandanti. Questi compagni sono un esempio che via, via, sarà raccolto da un importante numero di proletari in ogni occasione di lotta. A questi compagni. Ora nelle mani del nemico, va espressa la nostra piena solidarietà anche inviandogli lettere, telegrammi o quant'altro possa sostenerli .

    Per lettere/telegrammi
    Giorgio Battagliola
    Moustafa Elshennawi
    casa circondariale "San Lazzaro", via delle Novate 65, 29122 Piacenza.

    PT-SRI




    RISPETTARE L'IDENTITA’ DELLE/I PRIGIONIERI/E RIVOLUZIONARI/E


    28 ottobre 2017

    In occasione della mobilitazione a sostegno di Nadia Lioce, nella sua resistenza contro il 41bis (e degli altri due militanti BR-PCC sottoposti a questo regime detentivo), si sono levate alcune voci in forte contraddizione con la loro identità, con il senso della loro coerenza. Da un altro lato, vengono prese iniziative inappropriate, incoerenti, da parte di gruppi di movimento o di organizzazioni comuniste legali, come la petizione contro il 41bis da rivolgere alle massime autorità statali, fra cui l'emerito presidente della repubblica: il capo dello Stato! Questa iniziativa è uno sgorbio, un'assurdità! Sopratutto se si considera che Nadia Lioce e i suoi compagni non ne vogliono minimamente sapere e che trovano oltraggiosa una tale iniziativa, che l'hanno fatto sapere e che comunque è assolutamente in contrasto con la loro storia, con la loro fermezza, con la loro continuità militante che stanno pagando a caro prezzo.
    Purtroppo certi gruppi giustificano ogni cosa con il tatticismo. Mentre un modo rispettoso di praticare il sostegno alle/i militanti imprigionate/i consiste nel difenderli in quanto soggetti vivi nello scontro di classe, proprio nelle loro motivazioni essenziali. E pur non entrando nel merito delle questioni di linea e di organizzazione, ne va difesa la base essenziale e comune a tutte le forze comuniste autentiche: una prassi coerente con la tendenza alla guerra di classe.

    Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale




    CONTRO I LADRONI DEL G7 ! UNITA' INTERNAZIONALISTA DELLA CLASSE OPERAIA


    21 settembre 2017

    Questa mattina volantinaggio presso la porta 33 di FCA Mirafiori (reparto confino)


    Dal 26 al 30 settembre i ministri del lavoro e dell' industria di Francia, Germania, Usa, Canada, Giappone e Regno Unito, si incontreranno presso la reggia di Venaria per discutere del futuro di milioni di lavoratori, precari, disoc- cupati e di conseguenza del futuro di altrettanti milioni di famiglie.
    Un futuro già scritto per noi proletari che subiamo da sempre privazioni, angherie e repressione. Ogni giorno dob- biamo combattere per difendere i diritti che i padroni stanno cercando di smantellare ad uno, ad uno, utilizzando i loro servi della politica, la loro polizia e i loro tribunali.

    Ma, sul tavolo dei ministri del G7 ci saranno, oltre alle solite politiche di demolizione sociale contro il mondo del lavoro ci saranno il controllo dei flussi migratori e le guerre di aggressione imperialista che i Paesi più industria- lizzati dell’occidente portano avanti contro altre popolazioni. Le politiche del lavoro e quelle migratorie sono que- stioni strettamente legate tra loro, interdipendenti. Perchè un sistema basato su concorrenza e competitività e a sua volta, basato sullo sfruttamento e la rapina (di vita e lavoro) non puo' che aggravare tutte le tensioni violente oggi in corso, sul piano sociale come nelle relazioni fra popoli e nazioni.

    La crisi l' ha provocata il sistema stesso, l'ha provocata il capitalismo finanziario che ormai innerva tutto il sistema produttivo, Una crisi che continua incessantemente ad aggravarsi impoverendo sempre di più le masse proletarie e persistendo nel saccheggio dei paesi oppressi. Sono le guerre scatenate dalle grandi potenze a provocare ed ali- mentate l'esodo immane di masse disperate che poi vengono usate qui da noi per il mercato del lavoro nero e il super sfruttamento, quando non sono usate strumentalmente per scopi politici dagli sgherri fascisti e leghisti pre- sentandole come il nemico da combattere.

    Questa è una battaglia fondamentale per la classe operaia. E’ infame e stupido schierarsi con i padroni nazionali contro lavoratori di altri Paesi e contro gli immigrati. E’ una stupidità che si paga, prima con l'indebolimento e le divisioni interne (la concorrenza che piace tanto ai padroni) poi con i massacri cui sempre ci hanno portato nazio- nalismi, colonialismi e fascismi.

    Apriamo gli occhi: è la realtà già in corso !

    Il nemico non sono altri lavoratori e altri popoli, che da secoli subiscono la rapi- na delle sedicenti "democrazie occidentali" Il nemico sono il capitalismo e i suoi servi !!

    Dobbiamo ritrovare il filo, la strada dell'unità di classe, contando sulle nostre for- ze. Non ci si puo' aspettare soluzioni da chi è causa dei problemi. In fabbrica, sul lavoro, organizziamoci direttamente senza delegare a quelle burocrazie sindacali delle quali conosciamo il loro sporco gioco. Siamo noi a dover affrontare ritmi infer- nali, ricatti di licenziamento, salari di miseria: noi dobbiamo trovare le soluzioni, organizzandoci sempre piu' e unendoci a chi, al di là delle frontiere, subisce lo stesso sistema. I compagni operai della logistica - i facchini dei grandi depositi - dimostra- no, con successo, che è quella è la strada !

    La situazione impone ad ognuno di noi di reagire allo stato di cose presenti e di or- ganizzarci per combattere chi ci vuole sempre più poveri e schiavi. Dobbiamo far sapere ai signori del G7 che non saranno graditi, ne' a Torino, ne' altrove.

    PER L'UNITA' TRA OPERAI ED IMMIGRATI! ORGANIZZIAMOCI IN COMITATI DI LOTTA SUL LAVORO, NEI QUARTIERI ! CONTRO IL CAPITALISMO E LE SUE GUERRE !

    Saranno molte e diverse le iniziative e le manifestazioni contro il G7 di Venaria organizzate da vari organismi sin- dacali o di lotta alle quali invitiamo gli operai ad aderire, organizzati o autonomamente! Cogliamo l'occasione per uscire dalle fabbriche e portare la nostra lotta in città!





    MOBILITIAMOCI PER LA COMPAGNA NADIA LIOCE,
    CONTRO L'ARTICOLO 41 bis


    Venerdì 15 Dicembre NADIA LIOCE,militante delle BR-PCC, prigioniera dl Marzo 2003 e sottoposta al regime detentivo art.41bis dal 2005, passerà in processo per una protesta da lei attuata contro le ulteriori restrizioni imposte.
    Queste riguardano in particolare il numero di libri disponibili in cella.Sono arrivati a ridurli a tre(3)!Per di più acquistabili solo tramite l'amministrazione carceraria con i limiti e le lungaggini che questo comporta. Si tratta di un grosso ostacolo alla possibilità di leggere e studiare, ciò che è vitale per i prigionieri/e, e per i/le militanti in particolare.
    Un ulteriore tassello a quello che è semplicemente un regime carcerario da tortura. Perché è evidente che misure del genere non hanno alcuna motivazione securitaria,mentre infieriscono crudelmente su condizioni di vita già draconiane, fatte di privazione e isolamento.La finalità della tortura inflitta alla compagna NADIA, come a molti altri compagni è eminentemente politica: spezzarne la resistenza e spingerli alla resa, alla capitolazione. Ciò che è scritto a chiare lettere nelle ragioni di tale art.41bis dell'ordinamento penitenziario.

    NADIA LIOCE e gli altri compagni e compagne detenuti nei regimi speciali, da molti anni, talvolta decenni, hanno affrontato tali trattamenti come parte della guerra di classe, come parte del processo rivoluzionario.
    Non sono mai scaduti nel vittimismo e nel lamentio, offrendo al movimento di classe questa loro coerente resistenza come un punto di forza, come una linea avanzata del confronto Stato/Proletariato.
    E rifiutando seccamente le putuali proposte di 2soluzione politica" ed altre formule che, dietro un falso umanitarismo, insinuano la resa e la capitolazione.

    Questa coerenza e questo coraggio, di NADIA e degli altri, va raccolta in quanto tale e sostenuta per il grande valore e significato politico in favore di tutta la classe, per tutti i movimenti antagonisti, proprio in quest'epoca di dilagante repressione e violenza dominate imperialista, razzista e fascista.LAa resistenza di NADIA e degli altri compagni rafforza quella dei proletari e degli antagonisti nella ricostruzione della loro forza contro il nemico di classe. La difesa di NADIA e degli altri è parte integrante di questa ricostruzione per l'interesse comune di classe, al di là delle organizzazioni di appartenenza.

    Per questo ci associamo all'appello a tutti gli organismi di classe per una partecipazione a questa giornata di sostegno.Che sia attorno al tribunale de L?Aquila o iniziative e presidi, in altre città.
    Venerdì 15 Settembre, mobilitiamoci attorno NADIA LIOCE, contro il regime 41bis.

    41BIS = TORTURA!
    LA RESISTENZA DE* MILITANTI PRIGIONIER* E' FORZA PER I MOVIMENTI OPERAI E PROLETARI
    E' PARTE DELLA GUERRA DI CLASSE




    Storia Soccorso Rosso Internazionale





    Volantinaggio di PT-SRI ed altre operaie davanti al reparto confino FCA auto di via Biscaretti porta 33


    13 luglio 2007

    Arrivati in zona ci accorgiamo immediatamente che i cani da guardia di FCA hanno provveduto a fare cancellare la scritta “ NO AI REPARTI CONFINO (falce e martello e stella)”apparsa sul muro di cinta dello stabilimento, segno emblematico che l'attenzione dei dirigenti FCA per quel che riguarda la riorganizzazione operaia, è molto alta.

    I sorveglianti girano armati nella piazzola antistante il loro gabbiotto e dopo il nostro arrivo ci accorgiamo che nel perimetro interno sta girando una jeep dei carabinieri. Si, i carabinieri dentro la fabbrica che girano con il chiaro intento di intimorire gli operai . Dal mese di agosto la vigilanza della FIAT-FCA, che prima era affidata ad una azienda esterna di nome SIRIO, verra inglobata totalmente in FCA e diventando quindi di proprietà direttamente controllata dall'azienda. Una “milizia personale” ancor più votata e specializzata alla repressione e al controllo degli operai con mezzi, risorse e sistemi decisi direttamente dall'azienda.

    Malgrado il livello dell'attenzione e del controllo, un operaia del reparto confino ha partecipato, con un altra compagna, al volantinaggio dimostrando apertamente di non temere gli sbirri, le spie e i servi del padrone. Abbiamo diffuso centinaia di copie del volantino proseguendo nell'opera di agitazione contro le regole dettate dal nemico e la “legalità “ con la quale tenta di soffocare le spinte offensive del proletariato e l'accuirsi della lotta di classe.


    Di seguito il volantino :



    PIUTTOSTO...FUOCO AI PADRONI !

    Concetta lavorava per la "Befed Brew Up", una catena di ristorazione, come addetta alle pulizie. Qualche mese fa, la direzione ha deciso di ridurre i costi e di appaltare le pulizie dei locali ad una cooperativa esterna e così, a gennaio, dopo circa dieci anni di servizio, la donna è stata licenziata.Si trovava all'Inps perché, da tempo, era in attesa di alcuni arretrati dell'indennità di disoccupazione che, in seguito alla legge Fornero, è andata a sostituire anche il trattamento di mobilità spettante ai lavoratori che hanno subito procedure di licenziamento collettivo. È a causa delle difficoltà nell'ottenere questo sostegno al reddito necessario per vivere, che Concetta ha cercato di uccidersi, dandosi fuoco in un ufficio dell'Inps di Torino. Concetta è morta a causa delle gravissime ustioni. In Italia, ormai, perdere il lavoro significa essere condannati alla miseria. Così come avere 46 anni, essere donna e disoccupata, vuol dire non avere quasi più speranze”.

    Ma il fuoco è semplicemente il mezzo, il modo in cui si concretizza una precisa violenza sociale: a Londra un centinaio di inquilini poveri di un palazzo costruito con stretti criteri di risparmio; a Roma tre bambine Rom bruciate vive dai soliti razzisti fascisti; nelle fabbriche le ricorrenti esplosioni, come quella recente a Pomezia, con una nube tossica che avvelena operai e abitanti. Quando ancora viva è la battaglia per la strage ferroviaria di Viareggio e quella operaia alla Thyssen Krupp di Torino.

    Il problema è il sistema . Un sistema capitalista che in questi anni è diventato sempre più feroce, col supporto di tutto l'apparato di Stato e partiti parlamentari (cioè borghesi) che, sul filo di successive leggi così dette "riforme" quale l'infame Jobs Act, hanno smantellato diritti sociali, Statuto dei lavoratori e protezione ambientale. Il capitalismo si muove così sempre più liberamente, mostrando la sua profonda natura criminale. Oggi hanno portato la classe lavoratrice a "vivere" condizioni di super sfruttamento e ricatto permanente, condizioni di umiliazione e sopruso al fondo delle quali si prospettano licenziamenti e miseria.

    Sindacati di regime e partiti "ex di sinistra" oggi più borghesi dei borghesi, hanno una responsabilità enorme e storica in questo processo di demolizione e asservimento sociale. Hanno disconosciuto la lotta di classe demotivando i lavoratori, mentre assecondano la lotta di classe condotta dai padroni (le ragioni aziendali, competitive, nazional-concorrenziali). Ai lavoratori hanno imposto la logica della delega, con cui abusano e svendono i diritti conquistati con dure lotte e a prezzi altissimi, in termini di carcerazioni e di sangue, da parte del proletariato.

    Ai licenziamenti conseguono l'impossibilità di pagare affitti e mutui sino alla perdita della casa e del diritto di avere un tetto sopra la testa. Mentre i dirigenti dei sindacati di regime e dei partiti sedicenti di sinistra non corrono questi rischi, anzi, sino a che continueranno a fare il gioco dei padroni, continueranno a beneficiare della compartecipazione al sistema ( vedi i continui scandali su stipendi di lusso e varie corruzioni che li uniscono, complici nel furto capitalistico)

    Insomma, il gesto estremo di Concetta, operaia addetta alle pulizie della Brefed Brew Up, è il grido di dolore dell'intera classe operaia per la mancanza di prospettive. Subire e tacere è la parola d'ordine dei burocrati sindacali di regime. Se Concetta, come tanti altri proletari, avesse avuto prospettive di lotta (prima ancora che lavorative) a seguito del suo licenziamento, molto probabilmente non sarebbe giunta all'autolesionismo, alla violenza su sè stessa. Perchè la violenza sociale c'è comunque, e prima di tutto è appunto quella dei padroni. Si tratta di cominciare a pensare ed organizzarsi per non subirla e per rispondere alla loro guerra !

    Il gesto di Concetta ha a che vedere con la solitudine nella quali sono stati abbandonati i lavoratori. La vicenda di Concetta, come tante altre situazioni simili, dimostrano l'assoluta necessità di organizzarsi autonomamente per rilanciare, rafforzare ed estendere la lotta e la resistenza dei lavoratori, di tutti i proletari .

    Fuoco per fuoco sarebbe meglio dare fuoco alle polveri della lotta! Fuoco ai padroni, al loro sistema !






    LA CLASSE OPERAIA NON SI CONFINA


    LA CLASSE OPERAIA NON SI CONFINA
    240 OPERAI, tra i quali molti dei più combattivi non conformi al modello Marchionne ed altri ritenuti non più idonei alla produzione perché sfruttati al massimo dall'azienda, sono stati confinati distanti dalle linee produttive a svolgere mansioni accessorie. Sono tutti operai che rientrano nei così detti “contratti di solidarietà “a causa dei quali, a determinate condizioni, i lavoratori rischierebbero di non maturare ne permessi e nemmeno ferie. L'obbiettivo di questo confino è quello di isolare i più combattivi e fiaccarne la resistenza e di colpire, umiliandoli, quelli ritenuti ormai usurati e scarsamente produttivi creando un precedente intimidatorio per tutti gli altri che ancora operanti sulle linee e nei normali reparti, intendessero ribellarsi allo sfruttamento o pretendere il rispetto dei propri diritti. Questi reparti (come quello di via Biscaretti e quello di Nola) nei quali venivano internati i dipendenti ritenuti ‘facinorosi’, ‘ingovernabili’, ‘ingestibili’, sindacalisti combattivi e/o comunisti, sono stati studiati e avviati dalla FIAT negli anni 50 e ad oggi rappresentano ancora una delle armi che il padrone utilizza contro tutti i lavoratori!
    I reparti confino come quello di via Biscaretti fanno parte dell'impianto repressivo più generale che i ricchi parassiti che hanno in mano questo Paese usano per continuare ad arricchirsi e a mantenere i loro enormi privilegi sfruttando il proletariato. Infatti i ricchi parassiti sfruttatori utilizzano tutti i mezzi a loro disposizione (spie, guardie armate, tribunali, etc..) contro le aspirazioni di civiltà e benessere della classe operaia. Si tratta di una vera e propria guerra preventiva, una guerra sporca e non dichiarata combattuta dai padroni con il favore delle leggi che essi stessi hanno commissionato ai loro servi della politica per punire e criminalizzare noi lavoratori. Ad oggi il proletariato è legittimamente in lotta su molti fronti (occupazione di fabbriche, picchetti e scioperi selvaggi, occupazione di case, blocchi stradali, etc...) dovendo affrontare la reazione dell'apparato repressivo che, a colpi di manganello, intimidazioni, ricatti, denunce ed incarcerazioni, applica le leggi per mezzo delle quali i padroni continuano impunemente a derubarci e ad affamarci. Ma, in alcuni casi, le legittime lotte sfuggono al controllo della legalità dei padroni rafforzando così la resistenza alla repressione diventando più incisive ed in alcuni casi vittoriose anche se, ancora, soltanto parzialmente.

    Se i reparti confino sono parte dell'apparato preventivo e repressivo del nemico di classe essi, grazie alla resistenza e alla solidarietà tra gli operai che vi lavorano, possono trasformarsi in un occasione di lotta esemplare per tutti gli altri lavoratori. La resistenza che gli operai confinati oppongono alla repressione rafforza quella dei lavoratori di altri reparti ed innesca quella reciproca solidarietà di classe necessaria a rendere sempre meno efficace la repressione ed il controllo padronale.
    Dobbiamo andare oltre la semplice e formale denuncia delle condizioni dei lavoratori ed affrontare la questione dell'organizzazione della lotta, un organizzazione indipendente che si divincoli dalle regole e dalle leggi del padrone, che non presti orecchio ai richiami di legalità e compromesso dei dirigenti dei sindacati di regime e che si unisca alle lotte di altre categorie di lavoratori scambiandosi reciprocamente la solidarietà ed il sostegno in occasione delle reazioni dell'apparato repressivo.




    Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale


    Da tempo alcuni militanti di diversa provenienza si sono ritrovati insieme sul terreno delle iniziative solidali contro la repressione e in sostegno ai rivoluzionari prigionieri, accomunati da affinità ideologica e dalla volontà di ricercare nuovi percorsi verso una prospettiva rivoluzionaria.
    In questo senso é concepita la solidarietà con i militanti di classe incarcerati, i quali, sovente, rappresentano le esperienze piu' avanzate. Lo scontro attorno ad essi/e costituisce, dunque, una valenza importante nel rapporto di forza fra le classi.
    Ma l'intervento contro la repressione deve essere inteso in senso ben piu' ampio contemplandone l'aspetto sociale. E' chiaro, ormai, che la repressione, la violenza statale e padronale sono diventate forme stabili e pervasive di governo nelle dinamiche sociali ed economiche. "Guerra imperialista dell'interno” o “guerra di classe dall' alto” (cosi son definite a ragione ormai correntemente) e la “piu' classica” aggressione imperialista, di rapina e sottomissione contro i popoli, hanno acquisito un ruolo centrale in termini economici in quanto tentativi di risoluzione della profonda crisi in cui si dibatte il capitalismo mondiale.
    L'essersi ritrovati su questa comune analisi, cosi come su alcuni elementi di prospettiva politica, ha fatto crescere i rapporti fra di noi alimentando il confronto e la ricerca di unità.
    Il riferimento al Soccorso Rosso Internazionale é diventato forte in questo senso. La partecipazione alle sue ultime conferenze ha dato una spinta definitiva alla nostra costituzione di un gruppo di attività. In particolare rispetto alla campagna contro la repressione di classe, di massa, e per lo sviluppo delle resistenze. Avendo partecipato al dibattito ed alla formalizzazione di questa proposta di campagna ed essendo interni ad alcune esperienze di lotta di questo tipo, pensiamo che non possiamo piu' fare a meno di dotarci di un' articolazione organizzativa. La proposta di campagna “Estendere e rafforzare resistenza” promossa da vari organismi in Italia, é una concretizzazione di quest'impostazione. Per questo motivo intendiamo situarci nella sua dinamica e contribuirvi. Contribuire, quindi, piu' in generale, agli sforzi prodotti per fare fronte comune e per l'unità di classe in tutti gli ambiti di lotta che sviluppino coscienza e forza di classe.
    Pur dando priorità a questo tipo di campagne e di intervento, ci occuperemo attivamente anche delle campagne promosse dal SRI : solidarietà e mobilitazioni verso rivoluzionari/e prigionieri/e particolarmente significativi/e, come i /le militanti rivoluzionari della Grecia, come Georges Abdallah e altri rappresentanti delle resistenze arabe e palestinesi, in particolare quelli/e del Marocco.
    E ora, sopratutto, rispetto ai numerosissimi/e prigionieri/e e alle loro Organizzazioni impegnate nella guerra di liberazione, di classe e internazionalista, fra Kurdistan, Turchia, Siria, Iran. Il Rojava ne é diventata l'epicentro, e la bandiera. Una campagna particolarmente riuscita e attualmente in corso, é quella di raccolta fondi per finanziare l'acquisto di bendaggi salva-vita marca Celox (a questo proposito viene anche diffuso un calendario, di cui è possibile farne richiesta) per i/le combattenti della libertà ed in prioritario sostegno, oltre che a tutte le forze impegnate nei ranghi YPG/YPJ/PKK, al Battaglione Internazionale di Liberazione per il grande significato di nuovo ed avanzato internazionalismo proletario che raccoglie in sé questa esperienza, sulle tracce delle Brigate Internazionali di Spagna.
    Il gruppo che oggi costituiamo si porrà al fianco di quello che con piu' continuità sta rappresentando il SRI in Italia : il “Collettivo contro la repressione, per il SRI” (CCRSRI) di Milano. La nostra iniziativa si svilupperà in parallelo al CCRSI considerando i differenti ma complementari campi d'azione. Tutti/e ci riconosciamo nella Piattaforma e nel Programma del SRI, su queste costruiamo la nostra unità; a partire da queste articoliamo i nostri interventi e diversità.
    D'altronde il SRI ha una vocazione di struttura di fronte. Ha già compreso in sé gruppi diversi di uno stesso Paese, e questo anzi cerca di favorire: il convergere di esperienze diverse verso una piattaforma comune, verso una pratica comune ed un dibattito, confronto, che facciano avanzare la prospettiva rivoluzionaria.
    E nello stesso spirito, di partecipazione e contributo, ci porremo in rapporto ai vari organismi di lotta e di militanza proletaria.
    Torino, gennaio 2017

    PROLETARI TORINESI PER IL SOCCORSO ROSSO INTERNAZIONALE PT-SRI

    proltosri@libero.it









    Questione elettorale borghese

    Per un altro spunto (se ce ne fosse ancora bisogno) sulla questione elettorale borghese

    Necessità di una preparazione ideologica di massa

    di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito




    La legislazione comunista

    Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

    Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

    Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.




    Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

    (l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)




    Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

    (l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)




    Referendum sulla costituzione

    Votare o non votare, è questo il problema?

    Lettera di un operaio FIAT di Torino

    " FCA, la fabbrica modello "

    Elezioni borghesi: un espediente per simulare il consenso popolare!

    Lo scorso 19 giugno, con i ballottaggi, si sono consumate le ennesime elezioni previste dal sistema democratico borghese. Si trattava di elezioni amministrative ma di alto significato politico nazionale.

    Collettivo Aurora
    La crisi del sistema capitalista e la ricostruzione del partito comunista in Italia

    Un appello alla trasformazione dei rapporti tra i comunisti, per l’ unione delle forze e la rinascita del movimento comunista.