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La legislazione comunista


Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar


La rappresentanza proporzionale nella costituzione dei Soviet

La legge russa


Nella Costituzione della Repubblica Russa noi non troviamo alcuna disposizione relativa alla R.P.(1) invece se ne parla nelle leggi successive. Così nel Bollettino del Governo Provvisorio Operaio e Contadino del 24 Novembre 1917 troviamo una lunga deliberazione del Comitato Esecutivo del Congresso Panrsusso dei Soviet, in cui si dice esplicitamente che le elezioni procedono col sistema proporzionale (2). Non solo : ma vi è espressamente stabilito che anche il Consiglio di Presidenza dei Soviet (3) e anche il relativo Comitato esecutivo (4) siano eletti in modo proporzionale al numero dei membri di ogni partito. E, infine, in questa deliberazione si esamina un interessante problema : come conciliare l'applicazione della R.P. Col diritto di revoca., e quindi con la necessità di procedere a frequenti elezioni individuali supplettive. (5) Osserva il Congresso che in realtà il sistema proporzionale esige misure più complicate per l'esercizio del diritto di revoca. Ma non per questo si deve arrivare alla soppressione del diritto di revoca o a limitarlo: « sarebbe un tradimento verso la democrazia ed una abiura completa dei principi e dei problemi della grande Rivoluzione di Russia»(6). Bisogna invece tener conto del fatto che « il sistema proporzionale prosuppone il raggruppamento della popolazione in partiti » e perciò procedere a nuove elezioni « per il collegio elettorale nel quale la proporzione tra la volontà delle diverse classi e la loro forza ,da un lato , e gli elementi dei partiti loro rappresentanti dall'altro sia evidente e indubbia ».
Nel progetto Bombacci per la costituzione dei Soviet in Italia (7) è detto in modo generico che l'elezione dei delegati ai Soviet avverrà secondo il principio della R.P. Nel mio commento al progetto Bombacci (8) mi sono limitato ad accennare alla inopportunità e alla pratica difficoltà di applicare la R.P.
Il problema praticamente, va impostato in questo duplice modo:
1) se, data la struttura caratteristica deglii organismi soviettisti ( e voglio alludere non solo ai Soviet, cioè ai Consigli di operai,contadini,impiegati e soldati, ma anche agli altri organismi collegiali : Tribunali, Commissioni consultive e tecniche, Comitati di controllo, Comitati di fabbrica, Consiglio Superiore dell'Economia, e via dicendo) e dato il puro processo di formazione, sia sempre possibile applicare, e applicare bene la R.P. Alla loro Costituzione ;
2) se, anche laddove ciò è possibile si debba applicare la R.P.
In realtà, si deve riconoscere che in moltissimi casi è imèossibile applicare alla elezione degli organismi soviettisti la R.P., a meno che non si voglia snaturare completamente il principio informatore della R.P. E le sue conseguenze pratiche. E ciò per la caratteristica intima ed essenziale degli organismi soviettisti, per la differenza radicale che intercede tra questi organismi e le istituzioni democratiche, differenza che noi comunisti non dobbiamo stancarci di lumeggiare e sviscerare contro le insidie dei traditori social-democratici.

La R.P. e la Democrazia


Nelle istituzioni rappresentative delle democrazie borghesi, fondate su una irreale concezione individualistica dell'eguaglianza, su una atomistica, inorganica e disgregatrice concezione della vita sociale, viene considerato il popolo come fonte della sovranità: il popolo, cioè una massa amorfa ed eterogenea, fluttuante ed inorganica, un acervo caotico di esseri umani, un conglomerato confuso di individui, appartenenti alle opposte classi e male accomunati nella artificiosa definizione di « cittadino». Perciò le leggi elettorali dei regimi democratici chiamano a raccolta i «cittadini» in masse che tendono a diventare sempre più grandi, sia per l'incremento della popolazione, sia per l'allargamento crescente dell'elettorato, sia perchè gli stati tendono ad ampliarsi,sia infine perchè – colla crescente unificazione degli stati stessi e con l'affievolirsi degli antichi particolarismi anche i collegi elettorali diventano sempre più estesi.
Diventando, quindi , sempre più numerose e più eterogenee le masse che vengono simultaneamente convocate per l'esercizio del diritto elettorale, si verificano questi due processi concomitanti e correlativi allo sviluppo del regime rappresentativo:
1) Le masse degli elettori vengono allontanate sempre più da quella che è la sede normale della loro attività produttiva e vengono mescolate sempre più; le elezioni diventano un fatto sempre più difficile, complicato e dispendioso, acquistano il carattere di una solennità. Perciò si vota in un die festus che ha quasi un'importanza storica, come la classica « morte di vescovo» del detto popolare. Si vota in locali adibiti ad hoc, estranei alla vita dei cittadini elettori, sotto l'egida della burocrazia statale.
2) Si afferma sempre più necessaria la rappresentanza proporzionale, sia perchè col crescere di numero degli elettori appaiono più evidenti le ingiustizie e i difetti del sistema maggioritario, sia perchè l'allargamento delle basi geografiche e demografiche elettorali facilita sempre più l'adozione della R.P. , che può funzionare solo con grandi masse elettorali e si snatura e si corrompe invece nelle votazioni a base ristretta.

Da ciò è evidente che la R.P. È il logico complemento delle istituzioni rappresentative democratico-borghesi.Quanto più si accentua lo sviluppo della democrazia, cioè della società borghese, e tanto più la R.P. afferma la sua possibilità , la sua opportunità e la sua necessità. Perciò la R.P. deve essere considerata come il logoco sbocco dell'evoluzione degli istituti rappresentativi borghesi. E' l'ultima tappa di questa evoluzione; rappresenta la colonna d'Ercole della democrazia borghese; è, in fondo, l'ultima conseguenza del suggragio universale.
Conseguenza anche nel senso che essa costituisce dal punto di vista borghese un mezzo per attenuare il suffragio universale. Non dimentichiamo che la R.P. giova sopratutto alle minoranze, e segnatamente alle minoranze forti, ricche, dotate di validi mezzi di lotta. Ora, in regime di suffragio universale, gli elettori borghesi tendono a diminuire sempre più. La borghesia, anche sul terreno elettorale, diventa sempre più minoranza, sia per effetto della concentrazione capitalistica che accentrando in poche mani la ricchezza assottiglia la schiera dei borghesi, sia per effetto della crescente coscienza di classe dei lavoratori, che accresce il numero e la energia dei partiti sovversivi. Entrambi questi fenomeni, poi, sono stati accellerati e intensificati dalla guerra.
Ciò non è sfuggito agli osservatori borghesi più intelligenti, che sono perciò diventati ex abrupto ferventi proporzionalisti dopo avere lungamente ignorato o combattuto la R.P. Essi hanno compreso perfettamente che la R.P. da tanto tempo invocata dai socialisti, veniva ora a ritorcesi precisamente ai danni di questi e diventava un magnifico mezzo di conservazione, di difesa delle minoranze borghesi, ricche, dotate dei migliori mezzi di lotta e spalleggiate dai pubblici poteri (9). Anche da un punto di vista classista, dunque (cioè dal punto di vista socialisticamente e scientificamente più esatto per l'interpretazione dei fatti politici e storici) la R.P. si rivela un corollario, praticamente indispensabile delle forme di governo borghesi.

La R.P. e la sovranità del lavoro


Invece nelle istituzioni soviettiste noi constatiamo una diversa, anzi opposta tendenza dinamica. Sostituendosi alla sovranità del cosidetto «popolo» la sovranità dei lavoratori, viene posto come base della sovranità il fatto del lavoro (s'intende lavoro – materiale o intellettuale – socialmente utile). L'esercizio stesso della sovranità si connette strettamente al processo produttivo: è una conseguenza, un'appendice, un accessorio a cui bene può applicarsi la massima del diritto romano «Semper accessorium seguitur principale». E risalendo così alla fonte etico-giuridica, della sovranità, cioè della personalità del produttore (10), anche la manifestazione della sovranità, cioè l'esercizio del diritto di voto si esplica nel luogo stesso della produzione: nell'officina, sulla nave, nel campo, nell'ufficio. Perciò non sono più convocate le grandi masse eterogenee, ma sono convocati i piccoli nuclei omogenei di lavoratori, che votano nelle fabbriche, nei campi, nelle caserme. Dal popolo si risale alla classe, dalla classe all'organismo produttivo ai suoii organi. Dalla categoria all'officina, al reparto, alla squadra. Dall'esercito al reggimento, alla compagnia , al plotone.
Nel progetto Gennari per la costituzione dei Soviet Urbani ho notato con compiacimento la tendenza a favorire questo processo di enucleazione, di differenziazione (e la differenziazione è filosoficamente correlativa all'evoluzione), di avvicinamento alle fonti della sovranità.
Io credo che il sistema soviettista debba appunto tendere a realizzare nel modo più perfetto questa coincidenza dell'atto elettorale col processo produttivo, questa traslazione (che idealmente è un ritorno) della funzione elettorale nella sede normale del lavoro, questa decomposizione analitica della massa nei suoi elementi omogenei, in base al criterio del lavoro.
Perciò, io credo, il sistema soviettista tende a rimpicciolire sempre più le circoscrizioni elettorali o meglio a ricondurle nei limiti delle naturali circoscrizioni economiche, cioè degli organismi economici produttivi: le officine, i reparti, le squadre ecc. Il che non impedisce che le circoscrizioni elettorali possano poi nuovamente allargarsi, a poco a poco, col progressivo accrescimento deglii organismi produttivi che accompagna l'evoluzione economica.
Detto ciò, è evidente che la R.P. non ha più ragion d'essere in un sistema soviettista perfetto. Dovendosi eleggere da ogni circoscrizione uno o pochissimii rappresentanti, è assurdo parlare di proporzionale. Mentre, da un lato, il bisogno di essa non è più sentito, d'altra parte la sua applicazione – anche in quei pochi casi in cui fosse possibile – determinerebbe vere ingiustizie: ad esempiose si applicasse la proporzionale alla elezione di due o tre rappresentanti. La R.P. per funzionar beneha bisogno di larghe basi numeriche.
Inoltre l'applicazione della R.P. renderebbe impossibile il funzionamento dei piccoli organismi rappresentativi, giacchè impedirebbe in essi la formazione di una maggioranza stabile e sicura. Si verificherebbe, in modo ancor più grave, l'inconveniente che noi prevediamo qualora si applicasse la R.P. ai Consigli Comunali e alle Giunte.
Non solo. In regime democratico borghese si riscontra, oltre all'aumento delle masse degli elettori, una tendenza ad aumentare smodatamente il numero degli eletti: conseguenza dei particolarismi locali, delle molteplicità delle ambizioni e degli interessi dei vari gruppi borghesi e piccolo-borghesi, dalla mancanza di un criterio unitario ed organico che disciplini la economia statale. E' un processo parallelo a quello dell'incremento della burocrazia che, come disse giustamente F.S.Nitti, è inseparabile dalla democrazia. Ora il grande numero dei membri dei Collegi rappresentativi (Camera dei deputati, Consigli comunali e provinciali), facilita l'adozione della R.P. e previene gli inconvenienti che essa determinerebbe (impossibile costituzione di una maggioranza di governo, paralisi dell'attività di questi collegi, ecc.).
Per contro, in regime soviettista si deve ridurre al minimo strettamente necessario il numero dei rappresentanti elettivi, e ciò per le ragioni che ho già esposte(:11). Quindi l'applicazione della R.P. diventerebbe, anche per ciò, ancor più difficile e dannosa.
Concludendo : nel sistema elettorale soviettista puro la R.P. sarebbe ben difficilmente e raramente applicabile.
Resta a vedere – ed è questo, come ho detto, il secondo aspetto del problema – se sia consigliabile applicare la R.P. in quei casi in cui non ci troviamo di fronte a piccoli nuclei ma a grandi masse elettorali non ancora decomposte nei loro elementi costitutivi: casi che, specialmente in una prima fase, non saranno tanto rari giacchè sarà impossibile realizzare senz'altro il regime soviettista perfetto o puro, e quella tendenza enucleatrice e differenziatrice di cui ho parlato, si esplicherà gradualmente.
Certamente, se si dovesse esaminare questgo secondo problema alla stregua di un principio astratto di giustizia assoluta, si dovrebbe risolverlo in favore della R.P., come ho detto in fine del mio precedente articolo.
Ma noi non dobbiamo, nell'analisi degli istituti dello stato comunista, lasciarci trasportare da criteri astratti di giustizia assoluta. Non dobbiamo dimenticare quel principio infallibile di realistico pragmatismo, di utilitarismo non individuale ma collettivo, che si riassume nel sacro egoismo della classe proletaria.
Il Comunismo è stato infatti definito “la dottrina della vittoria della classe proletaria”. I comunisti vogliono tutto ciò che favorisce la più rapida e la più completa vittoria del proletariato. Noi dobbiamo conquistare nei Soviet, secondo le auree istruzioni del nostro maestro Lenin, una maggioranza cosciente e sicura. Ebbene, io non so se la applicazione della R.P. in questi pochi casi in cui essa è possibile favorirebbe o non piuttosto ostacolerebbe tale conquista.
Aggiungasi infine che applicandosi la R.P. in tali casi – che , non dimentichiamolo, avrebbero un carattere meramente eccezionale – si verrebbe in sostanza ad instaurare un sistema misto: maggioritario nei casi più frequenti, proprozionalista nei meno frequenti. E la storia e la ragione ci insegnano che cotali interessi misti sono logicamente contraddittori (giacchè rinnegano in un caso ciò che proclamano in un altro) e praticamente complicati, difficile e forieri di confusione ed equivoci. Anche nel campo sociale, come nel campo biologico, gli esseri ibridi sono sempre sterili. E' la sorte fatale dei riformisti, dei centristi, dei «moderati».
La R.P.,adunque, in regime soviettista non è che un istituto eccezionale, una sopravvivenza del regime democratico borghese. E come tale, e come altre simili sopravvivenze, essa potrebbe venire tollerata soltanto qualora essa non solo non ostacolasse, ma facilitasse quella «conquista di una maggioranza comunista cosciente e sicura» che costituisce il nostro primo obbiettivo nella costituzione dei Soviet. E solo lo sviluppo ulteriore delle circostanze di fatto potrà permetterci di affermare se, e fino a quando, la R.P. potrà servire a tal uopo.

(1) Non troviamo alcun accenno alla R.P. nemmeno nelle notizie, riprodotte dalla Pravda (aprile 1918) sull'Ordine Nuovo del 15 Novembre 1919 : «Come viene eletto un Soviet Urbano».
(2) «Documenti della Rivoluzione» Soc.Editr.Avanti, N 7 pag 67-75
(3) O.C. Pag 68
(4) O.C. Pag 69
(5) Il problema dell'applicazione della R.P. alle elezioni suppletive si è presentato – in modo meno grave – anche in Italia, data la imperfezione della vigente legge, nei casi di morte o perdita del mandato, di un deputato. Se ne è discusso, come è noto, allorquando morì l'on.Raimondo. Evidentemente era contrario al principio proporzionalista procedere ad una elezione suppletiva individuale col sistema maggioritario.I più consigliano, in tali casi di proclamare eletto il candidato della stessa lista dell'ex deputato che abbia riportato, tra gli esclusi della lista, il maggior numero di voti: il sistema in uso per i Consigli comunali.Io trovo che sarebbe ancor più semplice trattandosi di casi poco frequenti, sopprimere le elezioni suppletive lasciando i seggi vacanti, tanto si verifica poi automaticamente una approssimativa proporzione per legge di natura, tra le perdite dei vari partiti. E dato l'eccessivo numero attuale dei deputati, poco male se ve ne è una decina in meno.
(6) O.C. Pag 74
(7) Avanti (ed.milanese) 28 gennaio 1920
(8) Avanti (ed.milanese) 31 gennaio 1920
(9) Perciò io non ho condiviso gli entusiasmi di certi compagni per la «riforma elettorale» e fin da quando fu presentato il progetto Turati,rilevai alcuni suoi inconvenienti, e anticipai molte critiche che in seguito – ad elezioni avvenute – furono giustamente mosse da valenti compagni.Cfr. inoltre i miei scritti nel giornale «La Proporzionale», organo dell'associazione proporzionalista milanese, 8 aprile e 22 aprile 1919. E credo che per effetto della legge vigente, noi abbiamo un numero di deputati minore di quello che avremmo potuto avere. Può osservarsi tuttavia che – data la condotta dei nostri 156 – ci abbiamo perduto poco.
(10) Perciò – e sembra un paradosso – il socialismo restaura il valore sociale dell'individuo, che la individualista democrazia borghese aveva annegato nel «popolo». Di simili paradossi scintilla la realtà contemporanea: ma della funzione individuatrice del socialismo – che illumina i rapporti tra socialismo e anarchia e dimostra la necessaria precedenza storica di questo su quella – ne parlerò diffusamente altrove.
(11) Come applicare in Italia la «Costituzione russa» in Ordine Nuovo, n 33 , 10 gennaio 1920
(12) Una delle tante sciocchezze (o calunnie) dei riformisti e centristi è la loro affermazione che noi rivoluzionari neghiamo il principio di gradualità storica







Necessità di una preparazione ideologica di massa

di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito

La legislazione comunista

Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.

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(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)

Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

(l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)

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