Elezioni borghesi: un espediente per simulare il consenso popolare!
Lo scorso 19 giugno, con i ballottaggi, si sono consumate le ennesime elezioni previste dal sistema democratico borghese. Si trattava di elezioni amministrative ma di alto significato politico nazionale.
Una sfida-non sfida nella quale le componenti politiche borghesi, hanno tentato di legittimare la loro stessa esistenza attraverso le schede che gli elettori (almeno quelli che si sono recati ai seggi) hanno inserito nell’urna.
Un altro atto dello spettacolo teatrale che la borghesia deve mettere in scena per mantenersi al comando del Paese e garantire a se stessa sfarzi e privilegi ottenuti col sudore ed il sangue del popolo.
Un consenso popolare sempre meno certificabile in quanto, ad ogni tornata elettorale, la percentuale di astenuti cresce sensibilmente.
Senza le elezioni democratiche la borghesia non potrebbe proseguire nella rapina ai danni delle masse popolari e dei lavoratori e sarebbe costretta, per farlo, ad utilizzare i sistemi della dittatura terroristica che aveva messo in campo durante il ventennio fascista.
Con il governo Renzi, i gruppi borghesi, hanno tentato di costruire un sistema politico bipolare che contemplasse due sole formazioni (denominate Centro destra e Centrosinistra) che potessero alternarsi alla guida del Paese riducendo la già debole democrazia esistente.
Ma le cose non sono andate proprio come i due grandi schieramenti politici borghesi avevano previsto; il bastone tra le ruote é rappresentato dalla esponenziale crescita elettorale di un altro schieramento della borghesia, il M5S e dalla sua netta vittoria nelle due grandi città simbolo: Torino e Roma.
Un movimento politico che Casaleggio ed il suo giullare Beppe Grillo hanno saputo fare emergere cavalcando l’ onda del procedere della crisi generale (economica, sociale e politica) del sistema capitalistico e l’ indignazione popolare nei confronti di un ceto politico ormai privo di qualsiasi minima credenziale etica e morale.
Per quanto il M5S rappresenti il cosí detto " bastone tra le ruote " del progetto antidemocratico dei gruppi della borghesia imperialista nostrana, esso rimane comunque espressione della lotta interna alla borghesia stessa.
Infatti il movimento di Casaleggio e Grillo non si pone certamente l’ obbiettivo di abbattere il sistema capitalistico e la democrazia borghese, anzi, al grido di " ONESTÀ, ONESTÀ " si propone di " ripulire " lo Stato borghese dalle truffe e i raggiri, gli sprrechi e le sporcizie che sino ad oggi lo hanno caratterizzato mantenendone le funzioni e le caratteristiche interne al sistema capitalistico.
Sul fronte della legalità, il M5S si propone come la " mano vendicatrice " della borghesia illuminata, quella che mostra il suo volto pulito, il volto " presentabile " della confindustria e del’ imprenditoria.
Tra le posizioni e le tendenze, dichiarate o allusive del M5S vi si trovano anche quelle che tanto piacciono anche alla parte piú reazionaria delle masse popolari, quella parte che si mobilita contro il piú povero e il piú disperato, qella parte della popolazione che é caduta nel tranello di chi butta benzina sul fuoco seminando odio.
Nelle periferie di Roma e di Torino che hanno supportato elettoralmente il M5S, il disagio sociale dovuto alla mancanza di lavoro e alle condizioni di vita sempre peggiori viene cavalcato da fascisti e xenofobi che promuovono Comitati per la sicurezza in ogni quartiere.
Insomma, " Ne di destra, ne di sinistra " come gli esponenti del M5S hanno piú volte dichiarato, lascia campo aperto allo sdoganamento politico delle tendenze reazionarie che trovano cosí posto all’ interno del cosí dettto sistema democratico elettivo mascherandosi da moralizzatori del sistema.
Le elezioni borghesi sono inserite nella lotta interna ai gruppi di potere per il raggiungimento della legittimazione popolare con la quale fare poi quello che meglio credono con il consenso delle masse e sulla loro pelle.
In questo quadro si inserisce anche il referendum sulla cosí detta " riforma costituzionale " la quale non é altro che un altro tentativo di blindare il parlamento limitando la democrazia già ridotta al lumicino dalla legge elettorale: l’ italicum.
Insomma, i gruppi di potere borghesi giocano tutte le loro carte al tavolo delle consultazioni popolari che sono sempre meno di popolo e sempre piú espressione di intrighi e giochetti di ogni genere. Di fronte al procedere inesorabile del deterioramento del sistema democratico borghese, noi comunisti dobbiamo accentuare il lavoro di denuncia e smascheramento degli intrighi della borghesia ai danni del proletariato e proseguire nell’ opera di agitazione ed organizzazione dei settori piú avanzati del proletariato che avranno il compito di costruire quelle che diventeranno inevitabilmente le armate popolari per abbatere il capitalismo e fare del nostro Paese un Paese socialista.
Tratto da un discorso di Stalin 11 settembre 1937 alla riunione elettorale circoscrizione Stalin di Mosca:
(...)
"Le elezioni generali si fanno e hanno luogo anche in alcuni paesi capitalisti cosiddetti democratici. Ma in quali condizioni si fanno? In un ambiente di conflitti di classi, di ostilità di classi, in un ambiente in cui sugli elettori viene fatta una pressione da parte dei capitalisti, dei proprietari fondiari, dei banchieri e degli atri pescecani del capitalismo. Tali elezioni, anche se sono generali, eguali, a scrutinio segreto e dirette, non si possono chiamare completamente libere e completamente democratiche.
Da noi, nel nostro paese, le elezioni avvengono in tutt’ altre condizioni. Da noi non vi sono capitalisti, non vi sono proprietari fondiari, quindi non vi é pressione da parte delle classi possidenti sulle classi non possidenti. Da noi le elezioni avvengono in un ambiente di collaborazione fra operai, contadini, intellettuali; in un ambiente di fiducia reciproca; in un ambiente, direi, di amicizia reciproca, perché da noi non vi sono capitalisti, non vi sono proprietari fondiari, non vi é sfruttamento, e non vi é nessuno insomma che possa far pressione sul popolo per travisare la sua volontà.
Ecco perché le nostre elezioni sono le uniche nel mondo veramente libere e veramente democratiche."
(...)