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Dittatura Borghese

Contro l'antifascismo di facciata e padronale


In questi ultimi mesi, come d'incanto, i partiti della democrazia borghese hanno scoperto che nel nostro Paese esiste il pericolo fascista. Dopo la proposta di legge del piddino Fiano che prevederebbe pene severe per chiunque faccia propaganda al fascismo e dunque apologia, lo stesso Partito Democratico, altrettanto miracolosamente, lancia un appello per una mobilitazione nazionale con manifestazione a Como, in seguito all'azione neonazista, di qualche giorno fa, nei locali di un associazione a sostegno dei migranti.
br> Un rigurgito antifascista tardivo e per nulla disinteressato quello dei rappresentanti del partito che, più di altri, considerato il suo pezzo di storia nella sinistra, ha enormi responsabilità rispetto al fascismo che strisciante non lo è mai stato e che, anzi, dal dopoguerra ad oggi, ha dato parecchi segnali di vitalità quando non di essersi seduto ancora una volta e definitivamente, sugli scranni del parlamento con il bene placido di tutti i partiti democratici.

Ma è proprio nella storia del PD e degli altri partiti che si rifanno alla Costituzione repubblicana che è necessario andare a ricercare le responsabilità del ritorno (o meglio della riaffermazione) del fascismo nel nostro Paese. L'amnistia di Togliatti, segretario dell'allora partito comunista italiano (ma ancor prima con la svolta di Salerno che di fatto impedì di fare piazza pulita dei fasci e dei loro padroni) non solo spalancò le porte delle patrie galere ai porci fucilatori e torturatori di partigiani, ma fu il grimaldello per intraprendere il viaggio verso una riappacificazione nazionale tanto agognata dalla borghesia imperialista impegnata a trasformarsi necessariamente da sostenitrice del fascismo ad amante della democrazia. I partigiani furono incriminati al posto dei fascisti ed espulsi dai ruoli di pubblica sicurezza (come ad esempio in polizia) sostituendoli con dirigenti che avevano addirittura fatto parte dell'RSI o comunque si erano in passato prodigati a reprimere e perseguire i comunisti e i partigiani.

Personaggi come gli agnelli che con la guerra (ricordiamo le immagini del Duce a Mirafiori) e la repressione operaia hanno centuplicato i loro profitti , dopo la sconfitta del nazifascismo, si sono immediatamente cambiati gli abiti travestendosi da sinceri democratici sino a diventare Senatori della Repubblica come ad esempio Giovanni Agnelli detto Giuanin lamiera. Ma gli Agnelli sono soltanto un esempio di come e quando la borghesia italiana abbia cambiato bandiera sino a presentarsi addirittura come artefice della democrazia repubblicana.

Con il rafforzarsi dell'egemonia democratico borghese promossa dai dirigenti del PCI principalmente nelle proprie fila, in favore della tanto agognata riappacificazione nazionale ponendosi su un piano interclassista crescente, la questione dell'antifascismo proletario lascia il posto ad un antifascismo di carattere popolare nel quale, in quanto facenti parte del popolo e non delle classi proletarie, ha trovato legittimamente posto l'antifascismo padronale e cioè quello di cui accennavamo qui sopra. Quell'antifascismo alla Violante che, durante un suo intervento alla Camera dei Deputati, fece la comparazione tra i martiri antifascisti ed i morti repubblichini; un intervento che era completamente in linea con il progetto riappacificatorio della borghesia e che ha prodotto non pochi danni all'antifascismo proletario.

In Italia il fascismo non è mai morto (come direbbero i 5 stelle) anzi, sebbene meno cruenti degli anni delle stragi, i fascisti sono sempre qui, vivi e vegeti. Soltanto quando alcuni loro gruppi “saltano il fosso” e decidono di non rispettare più le regole dei loro padroni paganti borghesi, gli stessi loro padroni saltano dalla sedia sbraitando al pericolo fascista. Il loro antifascismo è soltanto di facciata perchè, il fascismo, è stato lo strumento terroristico con il quale la borghesia ed i latifondisti hanno alimentato i loro profitti e cercato di rendere innoqui i loro avversi.

La redazione di Aurora Proletaria







PARTITI DISORGANICI E PARTITO OPERAIO INDIPENDENTE

riceviamo e pubblichiamo il contributo di Scintilla al dibattito sul partito
redazione aurora proletaria

Questione elettorale borghese

Per un altro spunto (se ce ne fosse ancora bisogno) sulla questione elettorale borghese

Necessità di una preparazione ideologica di massa

di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito




La legislazione comunista

Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.




Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)




Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

(l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)




Referendum sulla costituzione

Votare o non votare, è questo il problema?

Lettera di un operaio FIAT di Torino

" FCA, la fabbrica modello "

Elezioni borghesi: un espediente per simulare il consenso popolare!

Lo scorso 19 giugno, con i ballottaggi, si sono consumate le ennesime elezioni previste dal sistema democratico borghese. Si trattava di elezioni amministrative ma di alto significato politico nazionale.

Collettivo Aurora
La crisi del sistema capitalista e la ricostruzione del partito comunista in Italia

Un appello alla trasformazione dei rapporti tra i comunisti, per l’ unione delle forze e la rinascita del movimento comunista.