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Internazionale

Il destino di Gaza: le enclavi circondate da potenze ostili finiscono sempre male


MAGGIO 25, 2018
Wayne Madsen, SCF 24.05.2018
Traduzione di Alessandro Lattanzio


Il destino dell’enclave della Striscia di Gaza, insieme ai suoi 1,9 milioni di abitanti assediati, è triste. La storia delle enclavi circondate da nazioni ostili, come Israele, non finisce bene. Anche le enclavi palestinesi dell’apartheid in Cisgiordania, tracciate dagli espansionisti israeliani, si trovano di fronte a un futuro desolante. L’ambasciatore statunitense in Israele, David Friedman, ex-avvocato fallimentare di Donald Trump, chiama la West Bank patria ebraica “Giudea e Samaria”. E se Friedman e i suoi amici espansionisti israeliani potranno, gli 1,9 milioni di palestinesi di Gaza saranno trasferiti nel deserto del Sinai e i 2,7 milioni di palestinesi della Cisgiordania saranno deportati in massa in Giordania, secondo un copione scritto da Adolf Hitler. Nel 2013, un ente di beneficenza guidato da Friedman, American Friends of Bet El Yeshiva Center, donò al Movimento Qomemiyut, gruppo terroristico designato tale dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che combatté la decisione del primo ministro Ariel Sharon di evacuare gli insediamenti ebraici a Gaza nel 2005. Uno dei più accesi sostenitori del Qomemiyut è il rabbino capo dell’insediamento illegale di Kiryat Arba nella West Bank, Dov Lior, che sostiene lo sterminio dei non ebrei e la distruzione totale dell’enclave palestinese di Gaza per rendere sicuro “Israele meridionale”. Recentemente, il vicesegretario della Casa Bianca Raj Shah definiva Gaza, dove le truppe israeliane hanno ucciso oltre 60 uomini, donne e bambini che protestavano contro l’ambasciata USA a Gerusalemme, “Israele meridionale”. Qomemiyut, considerato gruppo terroristico anche in Canada, è collegati ai partiti proibiti in Israele Kach e Kahane Chai. L’enclave di Gaza non è altro che un campo di concentramento grande il doppio del distretto di Columbia. Nella West Bank vi sono quattro tipi di enclave palestinesi. Il primo include quelli chiusi dai militari israeliani a tutti tranne i residenti. Esempi sono Ras al-Tira, al-Jib e al-Judayra. Molti si trovano nella valle del fiume Giordano o fanno parte del muro di separazione israeliano, struttura serpeggiante che isola i palestinesi dai connazionali ad est, e si trova nella parte occidentale dei territori occupati. Queste enclavi si trovano tra la Linea Verde (il confine d’Israele del 1967) e il muro di separazione. Data la vicinanza ad Israele, queste enclavi sono le più vulnerabili ad eventuali occupazioni israeliane e all’espulsione dei residenti palestinesi. Il secondo tipo di enclavi sono le aree agricole per lo più disabitati, tra la linea verde e il muro di separazione. Il terzo tipo di enclave sono quelli coi checkpoint israeliani armati, come Qalqilya, Batir e Qirbat Zaqariya. Il quarto tipo sono enclavi aperte alle autostrade israeliane. Possono essere raggiunti da strade secondarie sotto la supervisione palestinese. Esempi sono Betlemme, Ramallah, capitale palestinese temporanea, ed Hebron. In tutti i casi, le enclavi palestinesi della Cisgiordania assomigliano al sistema d’apartheid sudafricano dei “bantustan” segregati, “homelands africani scollegati”, le cui mappe, come le attuali enclavi palestinesi, assomigliavano a macchie d’inchiostro. Una delle “terre d’origine” dell’apartheid, il Bophuthatswana, consisteva in sette enclavi sconnesse. Non sorprende che il regime dell’apartheid fosse riconosciuto solo da Bophuthatswana e altri tre bantustan, e che avesse relazioni commerciali e d’intelligence non ufficiali con tali entità.
La situazione di Gaza è in qualche modo simile a quella della città libera di Danzica, che era più del doppio di Gaza ed era riconosciuta a livello internazionale nel Mar Baltico tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Lo stato libero di Danzica, tra la Germania di Weimar e la Polonia, era garantito dalla Società delle Nazioni. Tuttavia, quando i nazisti presero il controllo della Germania, i tedeschi di Danzica, la maggioranza della popolazione, erano separati dal Corridoio polacco. La Società delle Nazioni nominò l’Alto Commissariato per la città, comprendente cittadini di Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Danimarca, Irlanda e Svizzera. Danzica era anche collegata alla Polonia da un’unione doganale e la Polonia la rappresentava diplomaticamente all’estero. Nel 1933, i nazisti presero il controllo del Senato di Danzica. Allo scoppio della guerra tedesco-polacca nel 1939, i nazisti locali delle forze di polizia e l’esercito tedesco occuparono l’ufficio postale e il deposito militare polacco nella penisola Westerplatte. I membri delle minoranze polacche ed ebraiche rimasti a Danzica furono arrestati da membri locali e tedeschi delle SS. Molti furono giustiziati. Il presidente nazista di Danzica, Albert Forster, ordinò personalmente all’Alto commissario svizzero, Carl Burckhardt, di lasciare Danzica. Dopo la guerra, Danzica passò alla Polonia. Secondo la retorica degli israeliani di estrema destra di Qomemiyut, Kahane Chai e Shas, quest’ultimo membro della coalizione del primo ministro Binyamin Netanyahu, l’invasione israeliana di Gaza sarebbe simile alla conquista nazista di Danzica. Gli insediamenti israeliani evacuati nel 2005 sarebbero stati rioccupati dai coloni ebrei. A poco a poco, proprio come i nazisti tedeschi a Danzica, l’intera enclave di Gaza sarebbe passata gradualmente sotto il controllo militare israeliano, coi palestinesi costretti a finire nel Sinai passando da Rafah al confine con l’Egitto. Proprio come i nazisti tolsero ogni traccia d’influenza polacca a Danzica, gli organi politici di Hamas e Fatah sarebbero distrutti dagli israeliani, e sterminati i palestinesi non disposti ad andarsene. Oltre Danzica, gli espansionisti israeliani hanno diverse sedi da occupare nelle enclavi di Gaza e West Bank. Le enclavi bloccate tra muro di separazione israeliano e Giordano non avrebbero alcuna possibilità se Israele le occupasse. Le enclavi turche nella Repubblica di Cipro controllata dalla Grecia, sottoposte al controllo del traffico e delle importazioni dal 1967 al 1974, furono rapidamente invase dai greco-ciprioti dopo l’invasione turca dell’isola nel 1974. Tali enclavi turco-cipriote assomigliavano alle vulnerabili enclavi palestinesi in Cisgiordania. Oggetti come cemento, radio, telefoni, pneumatici e cartucce per il fucile a pompa furono totalmente vietati dalle autorità greco-cipriote. Simili divieti sono imposti a Striscia di Gaza ed enclave in Cisgiordania dagli israeliani. La Turchia impone stessi restrizioni e abusi alle enclavi curde in Siria, come Ifrin.
Quando una nazione grande e potente decide di invadere una piccola enclave, c’è poco che la popolazione possa fare, specialmente se è totalmente o parzialmente circondata dalla nazione ostile. Nel 1959, il Bhutan perse dodici enclave nel Tibet quando la Cina l’annesse senza alcuna resistenza. L’anno precedente, il regno di Sikkim perse due enclavi in Tibet. Nel 1975, il Sikkim stesso fu occupato dalle truppe indiane e annesso all’India. Nel 1961, l’enclave portoghese di 0,4 miglia quadrate nel Dahomey, nell’Africa occidentale, che aveva due abitanti, uno era il governatore portoghese, fu occupato dal Dahomey (ora Benin). Il governatore fu portato al confine nigeriano ed espulso. Due enclave portoghesi sul Mar Arabico in India, Dadra e Nagar Haveli, furono invase dalle forze indiane nel 1954. Dadra fu la prima a cedere ai “volontari” indiani che invasero la stazione di polizia, pugnalarono un agente e ne arrestarono altri due. Nagar Haveli fu invasa dall’India. I 50 agenti di polizia portoghesi e cinque funzionari civili non poterono opporsi agli indiani. I portoghesi si arresero e gli fu permesso di andarsene a Goa, altra enclave portoghese più a sud. L’operazione indiana Vijay invase ed occupò Goa e due altre piccole enclavi dipendenti, Daman e Diu. A differenza di Dadra e Nagar Haveli, i portoghesi combatterono a Goa. Trenta furono uccisi e 57 feriti. Centinaia di altri militari e civili portoghesi furono fati prigionieri. Il presidente John F. Kennedy esortò il primo ministro indiano Jawaharlal Nehru a risolvere pacificamente il desiderio dell’India di decolonizzare Goa, Daman e Diu. Irritato per le azioni dell’India, Kennedy chiamò l’ambasciatore indiano alla Casa Bianca e gli disse: “Visti gli ultimi quindici anni di comportamento… La gente direbbe che il predicatore è stato colto usciva dal bordello“. Dal 1957 al 1958, gli attacchi delle truppe marocchine al confine dell’enclave spagnola di Ifni, furono respinti da una forza militare ispano-francese. Nel 1969, Ifni passò al Marocco. Sarebbe sorprendente se i piani israeliani per la rioccupazione di Gaza non considerino l’invasione marocchina di Ifni, due volte e mezzo l’enclave di Gaza. Nel 2014, le truppe israeliane invasero Gaza, conquistando rapidamente punti chiave a Gaza City prima di ritirarsi. Il presidente Gerald Ford non disse nulla quando l’Indonesia invase ed occupò l’ex-colonia portoghese di Timor Est nel 1975. Mentre vi fu resistenza nella capitale coloniale Dili, le forze indonesiane invasero la piccola enclave portoghese di Oecusse-Ambeno, circondata da Timor occidentale indonesiana. L’enclave è ora parte di Timor-Leste indipendente.
Il presidente Trump e il suo gruppo sionista, vicepresidente Mike Pence, consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, gli ambasciatori Jared Kushner e Jason Greenblatt, l’ambasciatrice delle Nazioni Unite Nikki Haley e David Wurmser, Elliott Abrams e il Libby Scooter, recentemente perdonato, veterani dell’amministrazione Bush-Cheney che starebbero entrando nel Consiglio di sicurezza nazionale in veste ufficiale o da consulenti, assicureranno che quando le enclavi palestinesi cederanno all’esercito israeliano e ai paramilitari coloni, ci sarà parola da Casa Bianca, dipartimento di Stato o qualsiasi altra parte dell’amministrazione. La reprimenda del presidente Kennedy a Nehru sull’invasione di Goa è un ricordo lontano e irrilevante nello Studio Ovale. Israele può agire come vuole a Gaza e in Cisgiordania e ricevere la piena benedizione dall’amministrazione Trump.









PARTITI DISORGANICI E PARTITO OPERAIO INDIPENDENTE

riceviamo e pubblichiamo il contributo di Scintilla al dibattito sul partito
redazione aurora proletaria

Questione elettorale borghese

Per un altro spunto (se ce ne fosse ancora bisogno) sulla questione elettorale borghese

Necessità di una preparazione ideologica di massa

di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito




La legislazione comunista

Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.




Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)




Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

(l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)




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