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Iosif Vissarionovic Dzugasvili
Stalin

Enver Hoxha - Il primo incontro con Stalin


Il 14 luglio 1947 giunsi a Mosca a capo della prima delegazione ufficiale del Governo della Repubblica Popolare e del Partito Comunista d’Albania per una visita di amicizia in Unione Sovietica.
L’idea di incontrare il grande Stalin suscitava una gioia indicibile nei miei compagni e in me, che eravamo stati designati dal Comitato Centrale del Partito per questa visita a Mosca.
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Stalin e il Governo sovietico, come vedemmo con i nostri occhi e sentimmo nei nostri cuori, accolsero la nostra delegazione con grande cordialità, calore e affetto.
Durante i dodici giorni del nostro soggiorno a Mosca, incontrammo Stalin a piú riprese ed i colloqui che avemmo con lui, come pure le sue raccomandazioni ed i suoi consigli sinceri e amichevoli, sono rimasti e rimarranno per sempre preziosi.
Conserveró del giorno del mio primo incontro con Giuseppe Vissarionovich Stalin un ricordo indimenticabile.
Era il 16 luglio 1947: ci trovavamo a Mosca da tre giorni. Sin dall’inizio fu una giornata straordinaria. In mattinata ci recammo al Mausoleo del grande Lenin per inchinarci davanti alla sua salma e rendere un deferente omaggio al grande e geniale dirigente della rivoluzione, a quest’uomo il cui nome e la cui opera colossale erano profondamente incisi nelle nostre menti e nei nostri cuori e che ci avevano illuminati e ci illuminavano sulla gloriosa via della lotta per la libertà, della rivoluzione e del socialismo.
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Quello stesso giorno, ricco di impressioni e di indelebili emozioni, noi fummo ricevuti dal discepolo e fedele continuatore dell’opera di Lenin, da Giuseppe Vissarionovich Stalin, che si intrattenne a lungo con noi.
Sin dall’inizio egli creó intorno a noi un’atmosfera cosi amichevole che ben presto ci sentimmo liberati da quel senso di naturale emozione che provammo entrando nel suo studio, una grande sala con un tavolo da riunioni, vicino al quale c’era un altro tavolo da lavoro. Appena qualche minuto dopo lo scambio delle prime parole, eravamo cosi distesi che non ci sembrava di conversare non con il grande Stalin, ma con un vecchio amico con il quale ci eravamo già intrattenuti parecchie volte.
Oltre che essere allora relativamente giovane, ero il rappresentante di un piccolo partito e di un piccolo popolo. É per questo che Stalin, al fine di crearmi un’atmosfera la piú calorosa e amichevole possibile, accompagnava il suo discorso con battute; poi si mise a parlare con grande amore e profondo rispetto del nostro popolo, delle sue antiche tradizioni combattenti e del suo eroismo nella Lotta di liberazione nazionale. Parlava con calma, in tono pacato e con un calore particolarmente comunicativo.
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Apprezzando la giusta politica attuata dal nostro Partito verso le masse in generale, e in particolare verso le masse contadine, il compagno Stalin ci diede amichevolmente una serie di consigli utili per il nostro lavoro futuro. Ci suggerí fra l’altro di dare al nostro Partito Comunista il nome di "Partito del Lavoro d’Albania", dato che la maggior parte dei suoi membri erano di origine contadina.
"Comunque, egli osservó, questa é un’idea mia, perché spetta a voi, al vostro Partito, dire l’ultima parola in merito".
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Discutemmo con il compagno Stalin e il compagno Molotov, fin nei minimi particolari, dei problemi della ricostruzione del paese distrutto dalla guerra e dei problemi della costruzione della nuova Albania.
Tracciai loro un quadro della situazione della nostra economia, delle prime trasformazioni socialiste in questo settore e delle grandi prospettive che si schiudevano al paese, dei successi conseguiti, dei grandi problemi e delle difficoltà che ci stavano di fronte.
Esprimendo la sua soddisfazione per i successi da noi ottenuti, Stalin mi faceva ogni tanto le piú svariate domande. Volle essere informato in particolare della situazione della nostra agricoltura, delle condizioni climatiche del paese, delle colture agricole tradizionali del nostro popolo, e cosí via.
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Durante il nostro soggiorno a Mosca, dopo ogni incontro e colloquio con il compagno Stalin, noi vedevamo sempre piú da vicino in questo illustre rivoluzionario, in questo grande marxista, l’uomo semplice, cordiale, savio, il vero uomo.
Egli amava il popolo sovietico con tutta la sua anima, gli consacrava tutte le sue forze e le sue energie, il suo cuore batteva solo per lui. E questi tratti si manifestavano in ogni colloquio, in ciascuna delle sue attività, dalle piú importanti fino alle piú comuni.
La nostra delegazione, molto soddisfatta degli incontri e dei colloqui avuti con il compagno Stalin, lasció Mosca il 26 luglio 1947 per far ritorno in Albania.
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Tratto da "Henver Hoxha Con Stalin" ed.Ricordi





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