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Iosif Vissarionovic Dzugasvili
Stalin

I nostri dissensi


Pubblichiamo il contributo del compagno Stalin sulla discussione sui sindacati iniziata al X Congresso del partito nel 1920
tratto da: Stalin opere complete vol. 5 pag. 12-24 Redazione Aurora Proletaria



I nostri dissensi sulla questione dei sindacati non sono dissensi di principio sulla valutazione dei sindacati. I noti paragrafi del nostro programma relativi alla funzione dei sindacati e la risoluzione del IX Congresso del partito sui sindacati, citati spesso da Trotsky, restano ,( e resteranno) in vigore.Nessuno contesta che i sindacati e gli organi economici devono compenetrarsi e si compenetreranno a vicenda (integrazione). Nessuno contesta che l'attuale momento della rinascita economica del paese impone una graduale trasformazione, che sinora è stata fatta soltanto a parole, dei sindacati di produzione in sindacati che siano effettivamente di produzione, cioè capaci di mettere in piedi le branche fondamentali della nostra industria. In breve: i nostri dissensi non sono dissensi di principio.
Così i nostri dissensi riguardano in misura minima la questione della necessità della disciplina del lavoro nei sindacati e, in generale, nella classe operaia. Le affermazioni secondo le quali una parte del nostro partito “si lascia cadere di mano le redini” e abbandona le masse al giuoco delle forze spontanee sono il risultato di una incomprensione. La funzione dirigente degli elementi di partito all'interno dei sindacati, e di questi ultimi all'interno della classe operaia, resta una verità inconfutabile.
Ancor meno i nostri dissensi riguardano la composizione, dal punto di vista qualitativo, del Comitato Centrale dei sindacati e del Consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia. Tutti convengono che la composizione di questi organismi è lungi dall'essere l'ideale, che i sindacati sono stati falcidiati da una serie di mobilitazioni militari e di altra natura, che bisogna far ritornare ai sindacati i loro vecchi dirigenti, che bisogna crearne di nuovi, che bisogna fornire loro mezzi tecnici , ecc.
No, i nostri dissensi non vertono su queste questioni.

Due metodi di rivolgersi alle masse operaie

I nostri dissensi vertono sulla questione dei modi con i quali rafforzare la disciplina del lavoro nella classe operaia, sui metodi di rivolgersi alle masse operaie che sono state attratte nella attività diretta a far rinascere l'industria, sulle vie da seguire per trasformare i sindacati, attualmente deboli, in sindacati potenti, effettivamente di produzione, capaci di far risorgere la nostra industria.
Esistono due metodi : il metodo della coercizione (metodo militare) e il metodo della persuasione (metodo sindacale). Il primo metodo non esclude affatto gli elementi della persuasione, ma questi elementi vengono subordinati alle esigenze del metodo coercitivo, e costituiscono per esso uno strumento ausiliario. Il secondo metodo, a sua volta, non esclude gli elementi della coercizione, ma questi elementi sono subordinati alle esigenze del metodo della persuasione, per il quale costituiscono uno strumento ausiliario. E' inammissibile confondere questi due metodi, come è inammissibile mettere in un sol mucchio l'esercito e la classe operaia.
Un gruppo di militanti del partito, diretto da Trotski, inebriato dai successi ottenuti con l'impiego dei metodi militari nell'esercito, ritiene possibile e necessario trapiantare questi metodi nell'ambiente operaio, nei sindacati, per raggiungere i medesimi successi nell'azione intesa a rafforzare i sindacati e nella rinascita dell'industria. Ma questo gruppo dimentica che l'esercito e la classe operaia costituiscono due ambienti diversi, che un metodo adatto per l'esercito può dimostrarsi inadatto, nocivo, per la classe operaia e i suoi sindacati.
L'esercito non è una grandezza omogenea, ma è costituito da due gruppi sociali pricipali, i contadini e gli operai e il numero dei primi supera di alcune volte quello dei secondi. All'VIII Congresso, il partito, nel motivare la necessità di applicare prevalentemente il metodo della coercizione nell'esercito, partì dalla considerazione che il nostro esercito è composto sopratutto di contadini, che i contadini non sono disposti a combattere per il socialismo, che è possibile e necessario costringerli a combattere per il socialismo adottando metodi coercitivi. Di qui sono sorti metodi di azione puramente militari, come il sistema dei commissari, le sezioni politiche, i tribunali rivoluionari, le sanzioni disciplinari, la nomina esclusivamente dall'alto, ecc.
All'opposto dell'esercito, la classe operaia rappresenta un ambiente sociale omogeneo, che è predisposto, per la situazione economica, al socialismo, è facilmente accessibile all'agitazione comunista, si organizza volontariamente nei sindacati e costituisce, per tutti questi motivi, il fondamento, l'essenza dello stato sovietico.Nessuna meraviglia quindi che l'impiego prevalente dei metodi della persuasione sia stato alla base del lavoro pratico dei nostri sindacati di produzione. Di qui sono sorti metodi d'azione puramente sindacali, quali la chiarificazione, la propaganda di massa, lo sviluppo dell'iniziativa e dell'attività creatrice delle masse operaie, l'elettività ecc.
Trotski sbaglia, perchè misconosce la differenza che esiste fra l'esercito e la classe operaia, pone sullo stesso piano le organizzazioni militari e i sindacati, cerca, probabilmente per inerzia, di trasferire i metodi militari dall'esercito ai sindacati, alla classe operaia.
“La nuda contrapposizione dei metodi militari(l'ordine, la punizione) ai metodi sindacali(la chiarificazione, la propaganda, lo spirito d'iniziativa) – dice Trotski in uno dei documenti – è una manifestazione di pregiudizi kautskiani, menscevichi e socialisti.rivoluzionari.Il fattostesso di contrapporre l'una all'altra l'organizzazione operaia e l'organizzazione militare costituisce, nello stato operaio, una vergognosa capitolazione davanti ai kautskismo”
Così parla Trotski.
se si fa astrazione delle inutili frasi sul 'kautskismo', sul 'menscevismo', ecc., appare evidente che Trotski non ha capito la differenza che passa fra organizzazione operaia e organizzazione militare, non ha capito che la contrapposizione dei metodi militari a quelli democratici(sindacali) è necessaria e inevitabile nel momento della fine della guerra e della rinascita dell'industria, che perciò è errato e nocivo trasferire i metodi militari nei sindacati.
Questa incomprensione è alla basa deglii opuscoli polemici di Trotski sui sindacati, pubblicati di recente,
Questa incomprensione è la fonte degli errori di Trotski.

Democrazia cosciente e 'democrazia' coercitiva


Alcuni pensano che le discussioni sulla democrazia nei sindacati siano vuote declamazioni, una moda dovuta ad alcuni fenomeni nella vita interna del partito, e che, con il tempo, le 'chiacchere' sulla democrazia verranno a noia, e tutto procederà 'come prima'.
Altri ritengono che la democrazia nei sindacati sia, in sostanza, una concessione, una concessione che si è costretti a fare alle rivendicazioni operaie, che si tratti di un accorgimento diplomatico piuttosto che di un vero e proprio principio da seguire.
E' superfluo dire che sia gli uni che gli altri compagni errano profondamente. La democrazia nei sindacati, vale a dire quello che è d'uso chiamare “metodi normali di democrazia proletaria all'interno dei sindacati”, è una democrazia cosciente,, propria delle organizzazioni operaie di massa, che presuppone la coscienza della necessità e dell'utilità dell'impiego sistematico dei metodi della persuasione verso le masse di milioni di operai organizzati nei sindacati. Senza questa coscienza la democrazia diventa una parola senza senso.
Finchè c'era la guerra e il pericolo era alle porte, gli appelli delle nostre organizzazioni “per aiutare il fronte” incontravano la viva adesione degli operai, giacchè il pericolo del disatro era troppo tangibile, giacchè questo pericolo si presentava con una forma del tutto concreta ed evidente per tutti, negli eserciti di Kolciac, Iudenic, Denikin, Pilsudski, Vranghel, che avanzavano e restauravano il potere dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti. Allora non era difficile sollevare le masse. Ma adesso che il pericolo militare è eliminato e il nuovo pericolo economico (lo sfacelo economici), é ben lontano dall'essere altrettanto tangibile per le masse, è impossibile sollevare le grandi masse semplicemente con degli appelli. Certo la scarsezza di grano e di prodotti manifatturati è sentita da tutti, ma, in primo luogo, la gente se la cava egualmente e, bene o male, si procura sia il grano che i prodotti manifatturati, per cui il pericolo di rimanere senza grano e senza merci è ben lontano dallo stimolare le masse come le stimolava il pericolo militare; in secondo luogo, nessuno sosterrà che il pericolo economico (la mancanza di locomotive, di macchine agricole, di fabbriche tessili, di officine metallurgiche, di attrezzature per le centrali elettriche, ecc.) è altrettanto reale per la coscienza delle masse di quanto lo è stato il pericolo militare nel recente passato. Per mettere in movimento milioni di operai contro lo sfacelo economico è necessario stimolare lo spirito di iniziativa, la coscienza, l'attività delle larghe masse, è necessario persuaderle, sulla base dei fatti concreti, che lo sfacelo economico costituisce un pericolo altrettanto reale e mortale del pericolo militare di ieri; è necessario far partecipare, attraverso sindacati organizzati in modo democratico, milioni di operai al lavoro per far rinascere la produzione. Soltanto così è possibile trasformare la lotta degli organi economici contro lo sfacelo economico in un compito che stia a cuore a tutta la classe operaia. Senza di questo è impossibile vincere sul fronte economico.
In breve: la democrazia cosciente, il metodo della democrazia proletaria all'interno dei sindacati è l'unico metodo giusto dei sindacati di produzione.
La “democrazia” coercitiva non ha nulla a che fare con questa democrazia.
Quando si legge l'opuscolo di Trotski, Funzione e compiti dei sindacati, si potrebbe pensare che 'anche' Trotski sia sostanzialmente per il metodo 'democratico'. Per questo motivo alcuni compagni pensano che l'oggetto dei nostri dissensi non sia la questione dei metodi di lavoro dei sindacati. Ma ciò è assolutamente falso. Infatti, la 'democrazia' di Trotski è una democrazia coercitiva, ibrida, senza principi, e, come tale, non fa altro che integrare il metodo militare burocratico, inadatto per i sindacati.
Giudicate voi stessi.
Ai primi di novembre del 1920 il Comitato Centrale decide, e la decisione viene approvata dal gruppo comunista alla V Conferenza dei sindacati di tutta la Russia, che “è indispensabile la lotta più energica e sistematica contro la degenerazione del centralismo e delle forme militari di lavoro in burocratismo, in arbitrio, in funzionarismo, in tutela pedante dei sindacati.... che anche per lo Zektran (Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti, diretto da Trotski) è ormai tramontato il tempo dei metodi particolari di direzione, determinti da circostanze contingenti, e in base ai quali è stata costituita la Direzione centrale delle ferrovie”, e che, in considerazione di ciò, il gruppo comunista della conferenza “raccomanda al Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti di accentuare e di sviluppare i metodi normali della democrazia proletaria all'interno del sindacato”, impegnandolo a “prendere parte attiva al lavoro generale del Consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia, entrandone a far parte con gli stessi diritti delle altre organizzazioni sindacali” (vedi Pravda, n. 255). Ma Trotski e il Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti, malgrado questadecisione, continuano a seguire per tutto il mese di novembre la vecchia linea semiburocratica e semimilitare, appoggiandosi, come per il passato, alla Direzione centrale delle ferrovie e alla Direzione centrale dei trasporti fluviali, cercando di “scuotere”, di far saltare il Consiglio centrale dei sindacati di tutta la Russia, difendendo la posizione privilegiata del Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti di fronte alle altre organizzazioni sindacali. Per di più, nella lettera diretta ai “membri dell'Ufficio politico del CC” del 30 novembre, Trotski altrettanto “inopinatamente” dichiara che “la Direzione centrale dei trasporti fluviali... nei prossimi due o tre mesi non può esere ancora in nessun caso sciolta”. Ebbene? Sei giorni dopo (il 7 dicembre), lo stesso Trotski non meno “inopinatamente” vota in sede di Comitato Centrale a favore dell' “immediato scioglimento della Direzione centrale delle ferrovie e di quella dei trasporti fluviali, con il trasferimento di tutte le loro forze e di tutti i loro mezzi alla organizzazione sindacale, in base ai principi democratici normali”. Egli vota con sette membri del Comitato Centrale contro i sette che ritenevano già insufficiente lo scioglimento di questi organismi e chiedevano, inolre, delle modifiche nell'attuale composizione del Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti. Per salvare l'attuale composizione di questo Comitato, Trotski vota per lo scioglimento delle Direzioni politiche centrali che fan parte del Comitato.
Che cosa è cambiato in questi sei giorni? Forse i ferrovieri e i lavoratori dei trasporti fluviali si sono sviluppati in questi sei giorni fino al punto che la Direzione centrale delle ferrovie e la Direzione centrale dei trasporti fluviali hanno cessato di essere loro indispensabili? O, forse, in questo breve periodo si è verificato un importante mutamento nella situazione politica interna o estera? No, certamente. Il fatto è che i lavoraori dei trasporti fluviali hanno chiesto risolutamente al Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti di sciogliere i comitati politici centrali e di cambiare la composizione del Comitato centrale stesso, e il gruppo di Trotski, temendo la sconfitta e desiderando conservare almeno la vecchia composizione di questo Comitato, è stato costretto a battere in ritirata, a fare delle concessioni parziali, che tuttavia non hanno soddisfatto nessuno.
Questi sono i fatti.
Non credo occorra dimostrare che questa “democrazia” coercitiva, ibrida, senza principi, non ha nulla a che vedere con quei “metodi normali di democrazia proletaria all'interno dei sindacati” che il Comitato Centrale del partito ha raccomandato fin dai primi di novembre e che sono tanto necessari per far rinascere i nostri sindacati di produzione.

* * *


Nel suo discorso conclusivo, alla discussione svoltasi nell'assemblea del gruppo comunista al Congresso dei Soviet, Trotski ha protestato contro l'introduzione dell'elemento politico nelle discussioni sui sindacati, sostenendo che la politica non vi ha nulla a che vedere. Bisogna dichiarare che Trotski ha completamente torto. Non credo sia necessario dimostrare che nello stato operaio e contadino non può essere attuata nessuna decisione importante, che abbia un valore generale per lo stato, soprattutto se riguarda direttamente la classe operaia,se questa decisione non riflette, in un modo o nell'altro, la situazione politica del paese. E, in generale, non è serio, è ridicolo, separare la politica dalla economia. Ma appunto perciò è necessario che ogni decisione del genere venga valutata in via preliminare anche dal punto di vista politico.
Giudicate voi stessi.
Si può considerare ora dimostrato che i metodi del Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti, diretto da Trotski, sono stati condannati dalla stessa esperienza pratica di questo Comitato. Dirigendo questo Comitato, e influenzando atraverso ad esso gli altri sindacati, Trotski mirava a rianimare, a far risorgere i sindacati e a far partecipare gli operai alla ricostruzione dell'industria. Che cosa ha ottenuto in pratica? Ha ottenuto un conflitto con la maggioranza dei comunisti all'interno dei sindacati, un conflitto della maggioranza dei sindacati con il Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti, la scissione di fatto di questo Comitato, l'irritazione contro i “commissari” degli operai “di base” organizzati sindacalmente. In altri termini, non soltanto non si è avuta la rinascita dei sindacati, ma persino lo stesso Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti ha cominciato a disgregarsi. E' indubbio che se i metodi di questo Comitato fossero stati introdotti anche in altri sindacati, avremmo avuto in essi lo stesso quadro di conflitti, di scissione e di disgregazione. Avremmo avuto, per conseguenza, lo sbandamento e la scissione nella classe operaia.
Può il partito politico della classe operaia trascurare questi fatti? E' possibile sostenere che è indifferente per la situazione politica del nostro paese avere una classe operaia compatta, organizzata in sindacati unitari, o averla scissa in diversi gruppi nemici fra di loro? E' possibile dire che quando si valutano i metodi per rivolgersi alle masse, il momento politico non deve avere nessuna funzione, e che qui la politica non c'entra per nulla?
Evidentemente no.
La Repubblica socialista federativa sovietica della Russia e le repubbliche con lei federate contano adesso circa 140 milioni di abitanti. L'ottanta per cento di essi è costituito da contadini. Per disrigere questo paese è necessario che il potere sovietico abbia dalla sua parte la incrollabile fiducia della classe operaia, giacchè soltanto per mezzo della classe operaia e con le forze della classe operaia è possibile dirigere questo paese. Ma per conservare e rafforzare la fiducia della maggioranza degli operai, è necessario sviluppare sistematicamente la coscienza, l'attività, l'iniziativa della classe operaia, è necessario educare sistematicamente la classe operaia nello spirito del comunismo, organizzandola nei sindacati, facendola partecipare all'opera di edificazione dell'economia comunista.
E' evidentemente impossibile assolvere questo compito con i metodi della coercizione e “scuotendo” i sindacati dall'alto, giacchè questi metodi scindono la classe operaia ( il Comitato centrale del sindacato dei lavoratori dei trasporti!) e generano diffidenza verso il potere sovietico. Oltre a ciò è facile comprendere come, in linea di massima, sia inconcepibile sviluppare con metodi coercitivi la coscienza delle masse e accrescere la loro fiducia nel potere sovietico.
E' evidente che soltanto “ con i metodi normali della democrazia proletaria all'interno dei sindacati”, soltanto con i metodi della persuasione, sarà possibile assolvere il compito di rendere compatta la classe operaia, di aumentare la sua iniziativa e rafforzare la sua fiducia nel potere sovietico, fiducia che è tanto necessaria adesso per sollevare il paese alla lotta contro lo sfacelo economico.
Come vedete, anche la politica parla a favore dei metodi della persuasione.

5 gennaio 1921

Pravda n.12.
19 gennaio 1921.
Firmato G. Stalin





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