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Iosif Vissarionovic Dzugasvili
Stalin

Andrej Fursov "Stalin venne lasciato morire"


Pubblichiamo l'intervista rilasciata il 13 marzo 2018 da Andrej Fursov, storico e editorialista russo, a Nicolaj Starikov e riportata dal sito nstarikov.ru (traduzione italiana aurorasito.wordpress.com).
Fonte: associazionestalin



Domanda: 5 marzo, anniversario della morte di Stalin. In dicembre, il giorno della sua nascita, sulla tomba c'erano più di 10 mila garofani rossi, un record per gli organizzatori dell'azione "Due garofani per il compagno Stalin". Cosa ne pensi, perché riceve tale risposta dai suoi discendenti?
Andrej Fursov: Innanzitutto, ora ci sono molte opere che forniscono una valutazione oggettiva dell'era staliniana e vengono date informazioni oggettive su Stalin. In secondo luogo, la figura di Stalin è valutata in confronto a ciò che è accaduto in Russia negli ultimi 25-27 anni. L'era di Stalin appare migliore della Russia post-sovietica. Quando l'Unione Sovietica era una superpotenza, nessuno avrebbe potuto annullare il Paese nel modo in cui l'hanno fatto alle Olimpiadi. Inoltre, l'Unione Sovietica era una società di dichiarata uguaglianza socio-economica. E questi due momenti, politica socio-economica e politica estera, geopolitica, mettono in rilievo il contrasto tra l'Unione Sovietica di Stalin e la Russia post-sovietica. Ma c'è un'altra cosa. Le persone capiscono perfettamente che viviamo ancora su una base creata da Stalin. Le armi nucleari, create nella seconda metà degli anni '40 e all'inizio degli anni '50, sono le fondamenta gettate da Stalin e Beria. E più le relazioni internazionali peggiorano, più le persone capiscono che se non siamo trattati come i serbi e i libici è semplicemente perché abbiamo quell'eredità.

Domanda: Riguardo alla morte di Stalin, oggi si possono analizzare molti elementi. A quali conclusioni arrivano gli storici? La morte del leader dell'URSS fu violenta? Sarebbe stato avvelenato? O si mostrò solo negligenza?
Andrej Fursov: Ci sono due punti qui. Il fatto che Stalin interferisse col vertice è ovvio. È evidente anche il fatto che un conflitto acuto si preparava dalla fine degli anni '40. Questo conflitto si manifestò e fu abbastanza evidente al 19° Congresso del PC(b)U, quando il PC(b)U divenne PCUS. L'abbreviazione "b", cioè "bolscevico", fu tolta. Basta guardare il comportamento di Stalin al Congresso per capire che non ne era contento. E non è un caso che, subito dopo il Congresso al Plenum, abbia ampliato la composizione del Presidium del Comitato centrale del PCUS e la lista dei candidati presidenziali. In altre parole, certamente ostacolò il vertice. Cosa accadde il 5 marzo, se quella morte fu violenta, dovuta ad avvelenamento, o semplicemente permessa, è una domanda a cui è molto difficile rispondere. Ma non ho dubbi sul fatto che Stalin fu lasciato morire.

Domanda: C'erano molte persone interessate?
Andrej Fursov: Una parte dell'apparato del partito era interessata, e ciò coincideva cogli interessi dei nostri oppositori geopolitici. Dopotutto, non è un caso che, dalla fine degli anni '40, i servizi speciali anglo-statunitensi crearono un gruppo speciale congiunto intitolato "Come far sparire Stalin".

Domanda: Forse hai visto il film "Morte di Stalin", attorno al quale s'è fatto tanto rumore, figure pubbliche contrarie alla proiezione di tale commedia nera?
Andrej Fursov: Non l'ho visto, e penso che non valga la pena guardare film di questo tipo. Per un sovietico, un russo, una persona che abbia orgoglio nazionale, sono solo un insulto. E il fatto che tale film sia in commercio e abbia il permesso di proiezione, mostra solo in negativo chi lo permette.

Domanda: Cosa avrebbe fatto Stalin se fosse vissuto per almeno altri dieci anni? Dicono che non si fa la storia con i se, ma alcuni compiti da lui lasciati incompiuti avrebbero impedito il colpo di Stato di Krusciov?
Andrej Fursov: La storia ha un carattere soggettivo. Gli storici pessimi dicono che non è così. La storia ha sempre diverse opzioni. Dire che non ha i se, è negare completamente la molteplicità della storia e ridurla a un rigido determinismo, escludendo il problema della volontà umana, del soggetto e infine del caso. Marx disse che senza la casualità, la storia apparirebbe mistica, quindi, negare che la storia abbia anche un carattere soggettivo è un tentativo di darle un aspetto mistico. La storia ha sempre diverse opzioni. Stalin, certamente, avrebbe risolto il problema della successione. In secondo luogo avrebbe estromesso numerose persone dal Presidium, che prima e poi con Brezhnev si chiamava Politburo.

Domanda: Questo avrebbe impedito il processo avviato da Krusciov?
Andrej Fursov: Il punto era che Stalin già combatteva in condizioni sfavorevoli. La nomenclatura durante la guerra, quando fu risparmiata dalle purghe, era in effetti una quasi-classe. Inoltre, le strutture di partito erano diventate strutture economiche. Non è un caso che nel 1946 fu adottata una risoluzione sull'inammissibilità dell'assunzione di funzioni economiche da parte delle struttura del partito. Stalin combatté non solo contro i collaboratori più stretti, con certe persone in particolare, ma contro uno strato sociale gradualmente rinato. A questo riguardo, va detto che i timori di Stalin e di Trotski, due nemici, si dimostrarono fondati. Trotski alla fine degli anni '30 aveva scritto apertamente della degenerazione della burocrazia sovietica in quasi-classe e aveva parlato del pericolo della sua degenerazione borghese. Stalin definì questo gruppo "casta maledetta", ma pensò che ripulendo e irrigidendo la classe operaia, questo problema sarebbe stato risolto. Egli era ben consapevole del pericolo che, coll'avvicinarsi del socialismo, la lotta di classe si sarebbe intensificata. Alcuni di noi lo interpretano come lotta contro i "kulaki", ma Stalin intendeva il pericolo che la birocrazia degenerasse in borghesia. E gorbaciovismo ed eltsinismo dimostrano che aveva ragione sull'accentuazione della lotta di classe durante la costruzione del socialismo.

Domanda: In quest'anno politicamente caldo, ci sono stati molti dibattiti su Stalin, che viene costantemente evocato. In precedenza, non era così, ma ora la personalità del Generalissimo è uno dei temi centrali. Come mai? Non è che provano a seminare divisioni tra le persone? Dicono, come per Ivan il Terribile, che bisogna dare informazioni perchè tra la gente, nella società non c'è un'opinione condivisa?
Andrej Fursov: Ebbene se l'informazione era destinata a dividere la società ha fallito lo scopo. Recentemente, c'è stato un sondaggio sull'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, "chi saresti stato nel 1917?" È incredibile, ma il pubblico giovanile ha risposto "i bolscevichi". L'84% li avrebbe sostenuti. Un mese prima c'era stata un'indagine di massa sull'atteggiamento verso Stalin. Nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni, se non sbaglio, il 74% aveva espresso un atteggiamento positivo nei confronti di Stalin. Quindi, se qualcuno pensava di dividere la società, ha ottenuto il risultato esattamente opposto.

Domanda: Gli attivisti raccolgono firme per l'installazione del monumento a Stalin. Pensi che arriverà il giorno in cui nella Federazione Russa ci sarà un monumento a Stalin a Mosca? Chi è il vincitore della Seconda Guerra Mondiale? Un rivoluzionario? O solo un leader forte?
Andrej Fursov: Penso che se la Russia è destinata a sopravvivere e superare la strettoia della crisi del prossimo decennio, i monumenti a Stalin non saranno solo a Mosca. Staranno in molte città. L'iniziativa arriverà non solo dall'alto, ma dal basso. Bene, un monumento a Stalin non è solo un piedistallo per il vincitore della Seconda Guerra Mondiale, per la Grande Guerra Patriottica, ma, più importante, sarà un monumento alla più grande figura della storia russa.

Domanda: Attraverso la strettoia della crisi?
Andrej Fursov: Sì, il mondo entra in una crisi molto, molto acuta, la crisi della fine dell'era capitalista. La crisi ci sarà e l'unica domanda è se sarà associata a un conflitto militare. Sfortunatamente, nella storia molto spesso vince l'opzione peggiore. Anche se questa fase passa, dobbiamo ancora prepararci al peggio, come Stalin fece nel 1931 per il 1941. Disse che se non avessimo fatto in 10 anni ciò che i paesi occidentali avevano fatto in 100, avremmo fallito. In effetti, entro 10 anni iniziò la Grande Guerra Patriottica, e gli anni '30 passarono molto velocemente. Nel 1937, l'Unione Sovietica aveva ottenuto l'autosufficienza industriale-militare dal mondo capitalista. Ora la situazione è simile, ma forse più acuta, perché la Russia oggi è più debole dell'Unione Sovietica degli anni '30 e, inoltre, non solo è materialmente debole, ma anche ideologicamente e politicamente. Alla vigilia della Grande Guerra Patriottica, Stalin aveva distrutto la "quinta colonna", ora abbiamo la "quinta colonna" che opera silenziosamente attraverso tutti i canali, e nessuno la tocca. Non si tratta di distruggerla, ma certamente, sarebbe necessario tagliarle la leva finanziaria e colmare il vuoto informativo è il primo compito se vogliamo, ovviamente, superare la strettoia della crisi.



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