Redazione Aurora Proletaria


Trockij si definisce “un vero bolscevico leninista”. Fecero così anche i boia socialdemocratici della rivoluzione tedesca, Noske, Scheidemann e Severing, che si definirono “veri marxisti”. Trockij ama atteggiarsi a ultima delle grandi figure rivoluzionarie che hanno continuato la tradizione di Lenin.
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Iosif Vissarionovic Dzugasvili
Stalin

La carriera di Trockij


Capitolo 1 del libro : Trotskismo: controrivoluzione mascherata di Moissaye J. Olgin(1878-1939) originariamente pubblicata a NewYork nel 1935 dalla Workers Library Publisher, è stata recentemente tradotta in italiano da Scintilla Rossa ed è reperibile su internet all'indirizzo http://scintillarossa.forumcommunity.net/? t=57121030. L'autore, rivoluzionario russo attivo nei primi anni del novecento, emigrò negli Stati Uniti nel 1915 e divenne figura di spicco del movimento comunista nordamericano, tra l'altro come corrispondente della Pravda.
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Trockij si definisce “un vero bolscevico leninista”. Fecero così anche i boia socialdemocratici della rivoluzione tedesca, Noske, Scheidemann e Severing, che si definirono “veri marxisti”. Trockij ama atteggiarsi a ultima delle grandi figure rivoluzionarie che hanno continuato la tradizione di Lenin. Ci sono persone, soprattutto tra le giovani generazioni, che pensano a lui come a un “vecchio bolscevico”. Non era il capo della Rivoluzione nel 1917? Non era alla guida dell’Armata Rossa tra il 1918 e il 1921?

Questi sono i fatti:

Trockij iniziò la sua carriera politica all’inizio del secolo. Nel 1903, quando la grande divisione tra menscevichi e bolscevichi prese la sua forma definitiva, Trockij si alleò con i menscevichi. In un modo o nell’altro combatté il bolscevismo fino alla tarda estate del 1917. Occasionalmente era d’accordo con questo o quel punto del programma bolscevico, ma subito si univa ai menscevichi per combattere i bolscevichi e Lenin. Rinnovò la sua aperta ostilità al bolscevismo nel 1923, e da allora lo combatté sempre.

Come divenne una figura rivoluzionaria? Non fu mai attivo tra i lavoratori come costruttore delle loro organizzazioni. Non riuscì mai a radunare attorno a sé un numero considerevole di lavoratori. Rimase sempre e soltanto uno scrittore e un oratore che godeva di grande popolarità fra gli intellettuali piccolo-borghesi. Quando il movimento dei lavoratori rivoluzionari russi era giovane, un uomo con una penna tagliente e un talento per l’oratoria come Trockij poteva farsi notare facilmente. Grazie a queste qualità divenne un membro del primo Soviet dei lavoratori organizzato durante la Rivoluzione del 1905. A quel tempo il Soviet era, secondo Lenin, “un’unione di lotta tra socialisti e democratici rivoluzionari, privo di una forma definita”. Il primo presidente del Soviet, Chrustalev-Nosar, non era neppure un socialista. Dopo il suo arresto, Trockij divenne presidente. Sul suo ruolo durante quei giorni cruciali della Rivoluzione del 1905 abbiamo la testimonianza di un grande studioso, lo storico Pokrovskij:

Durante l’ intero periodo della sua attività, il Soviet di Pietroburgo ebbe alla sua testa un menscevico molto intelligente e scaltro, esperto nell’arte di combinare la sostanza menscevica con una fraseologia rivoluzionaria. Il nome di quel menscevico era Troskij. Era un menscevico genuino e autentico che non aveva alcun desiderio di un’insurrezione armata ed era totalmente avverso all’idea di portare la Rivoluzione al suo completamento, cioè di rovesciare lo zarismo. (M. N. Pokrovskij, Brief History of Russia, vol. II, p. 320)



Dopo il 1906 forma un piccolo centro a Vienna, dove occasionalmente pubblica un suo giornale. Combatte il bolscevismo, anche se in gradi diversi. Nel 1912 si unisce a una coalizione antibolscevica conosciuta come il blocco di agosto. I suoi attacchi al bolscevismo diventano più veementi e privi di scrupoli. Allo scoppio della Guerra mondiale occupa una posizione centrista. A parole si oppone ai socialdemocratici che si sono uniti ai governi capitalisti per aiutare un gruppo di ladroni imperialisti, come Lenin li chiamava, contro un altro; in realtà non rompe con loro e nei suoi discorsi li difende spesso. È contro la guerra, ma anche contro Lenin. Il programma leninista richiedeva la sconfitta del “nostro stesso” governo durante la guerra; richiedeva la trasformazione in ogni paese della guerra imperialista in una guerra civile, cioè una rivoluzione contro la borghesia; richiedeva la formazione di una nuova organizzazione internazionale di autentici socialisti rivoluzionari. Trockij è contrario a questi slogan. Quando Lenin dice: è bene per la rivoluzione che il “nostro stesso” governo sia sconfitto in guerra, Trockij definisce questo “una concessione ai metodi politici del social-sciovinismo”. Quando i socialisti rivoluzionari si riunirono nel 1915 a Zimmerwald, in Svizzera, per organizzare la lotta contro la guerra imperialista, Trockij faceva parte non della sinistra leninista, ma del centro.

Le sue idee erano così diverse da quelle di Lenin che anche dopo la Rivoluzione del febbraio 1917 Lenin non lo considerava un bolscevico. In una lettera alla Kollontaj datata 17 marzo 1917 Lenin scrive:

Ritengo che il nostro obiettivo principale è evitare di lasciarsi intrappolare in assurdi tentativi di “unità” con i social-sciovinisti (o, ancora più pericoloso, con gli ondivaghi come [...] Trockij e co.) e continuare il lavoro del nostro Partito con uno spirito coerentemente internazionalista. (Lenin, La Rivoluzione del 1917)



A metà del maggio 1917, in preparazione a una conferenza, Lenin scrive la sinossi di un rapporto in cui sottolinea la necessità di “essere duri come la pietra nel perseguire la linea proletaria contro i tentennamenti piccolo-borghesi” e aggiunge questa frase significativa:

I tentennamenti dei piccoli borghesi: Trockij (Lenin, Opere complete, vol. XXIV, p. 227)



Rientrato dall’estero dopo la Rivoluzione di febbraio, Trockij si unì al gruppo socialdemocratico di Pietrogrado. Il gruppo aveva una posizione centrista e per molti anni aveva combattuto il gruppo bolscevico della città. Anche dopo la Rivoluzione di febbraio erano a favore dell’unificazione di tutti i gruppi del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, compresi i social-sciovinisti. Gradualmente abbandonarono l’idea dell’unità con questi ultimi, tendendo sempre più verso l’accettazione della politica bolscevica.

Alla fine dell’estate del 1917 il gruppo di Trockij si unì al Partito Bolscevico, alla vigilia del sesto congresso del Partito tenuto all’inizio di agosto. Ebbero una rappresentanza al congresso e il nuovo Comitato Centrale comprendeva tra i suoi 22 membri tre ex pietroburghesi: Trockij, Urickij e Joffe.

Avendo dichiarato di accettare il programma bolscevico, Trockij ricevette dal Comitato Centrale ogni opportunità di lavorare negli interessi del Partito e della classe operaia. Abile oratore ed ex presidente del primo Soviet del 1905, verso la fine del 1917 divenne presidente del Soviet di Pietrogrado. Mantenne questa carica nei giorni decisivi di ottobre, lavorando sotto la guida del Comitato Centrale del Partito Bolscevico.

Durante la presa di potere dei bolscevichi nel novembre 1917, Trockij ricoprì un ruolo importante come membro della Commissione Militare Rivoluzionaria. Ma sarebbe assurdo dire che era il leader dell’insurrezione. Scrive Stalin:

Sono ben lontano dal negare la parte senza dubbio importante avuta da Trockij nell’insurrezione. Ma devo dire che Trockij non ha avuto e non poteva avere nessuna funzione particolare nell’insurrezione d’ottobre, e che, essendo presidente del Soviet di Pietrogrado, egli non ha fatto che eseguire la volontà delle istanze competenti di partito, che guidavano ogni suo passo. (Stalin, "Trotskismo o leninismo?", Opere complete, vol. VI, p. 391)



Tra i cinque membri incaricati dal Comitato Centrale il 16 ottobre di organizzare l’insurrezione, il nome di Trockij non compare.

In tal modo, a questa seduta del CC è accaduto, come vedete, qualcosa di “orrendo”, cioè nel centro pratico, chiamato a dirigere l’insurrezione, non è entrato, strano a dirsi, l’“animatore”, la “figura principale”, l’“unico dirigente” dell’insurrezione. Come conciliare questo con l’opinione corrente sulla funzione particolare di Trockij? (Ibid., p. 392)



Chi conosce i metodi del Partito Bolscevico capirà facilmente perché Trockij non era tra i dirigenti nominati dal Comitato Centrale. Era un uomo nuovo. Non aveva mai aiutato la costruzione del Partito. Era stato in disaccordo con i bolscevichi fino a poco prima. In realtà non era di stampo bolscevico. Era un uomo di influenza riconosciuta in Russia, ma la sua influenza si estendeva principalmente alla piccola borghesia. Era una sorta di anello tra il Partito Bolscevico e le masse piccolo- borghesi che il Partito voleva guidare.

Il disaccordo di Trockij con Lenin emerse immediatamente dopo la presa di potere. Fu necessario firmare il trattato di Brest-Litovsk con la Germania perché la rivoluzione proletaria potesse prendere tempo e consolidarsi. Trockij, allora Commissario per gli Affari Esteri, rifiutò di firmare il trattato. Furono necessarie la straordinaria forza di volontà e le sferzate di Lenin perché Trockij abbandonasse la sua posizione insostenibile e accettasse un passo che segnò la salvezza della Rivoluzione.

Il tempo passava. Trockij lavorava con i bolscevichi. All’apparenza divenne uno di loro, ma era un estraneo nel Partito Bolscevico. Venne la guerra civile e a Trockij fu affidata una posizione di prestigio. Era, per così dire il capo propagandista dell’Armata Rossa. Era il Commissario Militare ma non un vero militare. Non sapeva nulla dell’organizzazione dell’esercito e aveva idee sbagliate sulla strategia della guerra rivoluzionaria. Il lavoro di organizzazione dell’Armata Rossa fu svolto dall’intero paese, da milioni di proletari sotto la guida del Partito Comunista. I combattimenti veri e propri si svolsero sotto la supervisione di esperti militari e l’attenta guida di Lenin. Trockij viaggiò su e giù per il fronte, dando ordini decisi che potevano essere citati come esempi di stile militare, andò nelle trincee a parlare con i soldati dell’Armata, pronunciò grandi orazioni pubbliche, ma non guidò mai la guerra civile. Poté illudersi e credere di essere l’intero spirito di quella tremenda lotta storica. Forse ci crede ancora oggi. La verità è esattamente l’opposto(*). La verità è che Stalin e Vorošilov furono i grandi combattenti sui vari fronti di battaglia, dirigenti con chiare idee rivoluzionarie e strateghi di prim’ordine.

Prima che gli echi delle battaglie si fossero spenti, Trockij sviluppò un’opposizione aperta e violenta alla politica di Lenin riguardo ai compiti dei sindacati. Voleva che essi fossero non organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori nelle fabbriche, nel commercio e nelle industrie, ma unità amministrative legate allo Stato che svolgessero funzioni di governo. Organizzò, in opposizione a Lenin, una piccola fazione che minacciava di sabotare le attività del Partito Comunista in un momento in cui l’unità era una questione di vita o di morte. Lenin bollò questo frazionismo come un atto di sabotaggio.

Si può forse negare che, anche se “i nuovi compiti e metodi” fossero indicati da Trockij in modo altamente giusto quanto in realtà lo sono in modo totalmente errato (del che parleremo in seguito), col suo solo atteggiamento Trockij danneggerebbe se stesso, il partito, il movimento sindacale, l’educazione di milioni di membri dei sindacati e la repubblica? (Lenin, “Ancora sui sindacati”, Opere complete, vol. XXXII, p. 61)



Trockij fu sconfitto. Se il suo “piano” avesse avuto successo, avrebbe minato l’intero sistema sovietico.

Nel 1923 riprende nuovamente l’opposizione al Partito Bolscevico. Questa volta non è più una questione singola. L’intero Partito Comunista, la sua struttura, le sue attività, la sua linea lo ripugnano. All’inizio era solo in mezzo ai massimi dirigenti. Nel 1926 fu raggiunto da Zinov’ev e Kamenev, che nel novembre del 1917 si erano distinti per essersi opposti all’insurrezione e alla presa di potere da parte del Partito Bolscevico ed erano stati definiti “crumiri” da Lenin. Avevano idee diverse da quelle di Trockij sotto molti aspetti, ma accettarono la sua guida e le basi della sua opposizione.

Circola una leggenda secondo cui a Trockij e ai suoi seguaci non fu “data la possibilità” di presentare il loro punto di vista tra i ranghi del Partito. In realtà il dibattito tra l’opposizione e la dirigenza del Partito era continuo dal 1924 al 1927. In numerose sessioni degli organi centrali e in innumerevoli incontri degli organi inferiori il programma dell’op- posizione fu scartato. Schiere di libri, centinaia di opuscoli sulle questioni furono pubblicati e ampiamente distribuiti. L’opposizione fu ascoltata fino al punto di esaurire la pazienza dei membri del Partito.

Quando la discussione finì, quei leader e il loro gruppo di seguaci erano completamente screditati, disprezzati dal Partito e dalle masse proletarie e denunciati come cospiratori.

Siamo perfettamente consapevoli della gravità di una simile accusa. Ma come altro possiamo definire le attività di militanti del Partito apparentemente responsabili che, siccome la schiacciante maggioranza dei membri è in disaccordo con loro e chiede la loro sottomissione, organizza una piccola cricca all’interno del Partito, con la sua disciplina e i suoi centri, si allea con dei piccoli borghesi estranei al Partito per mettere in pratica attività antipartitiche, comincia a stampare pubblicazioni contro la dirigenza e le diffonde tra le masse, compiendo così i primi passi verso la disgregazione dell’ossatura stessa della Rivoluzione, il Partito Comunista?

Questo è esattamente ciò che Trockij, Zinov’ev e Kamenev fecero nel 1927. Il Partito fu costretto a espellere la cricca. Alcuni di loro in seguito ritrattarono, come avevano fatto già prima del 1927, soltanto per riprendere le attività disgregatrici. Trockij non ritrattò. Gli fu ordinato di lasciare la capitale e fu trasferito ad Alma Ata, in Asia centrale. In seguito fu espulso dal paese. Da allora continua a fornire alla borghesia mondiale munizioni contro l’Unione Sovietica. La sua polvere è bagnata. Il suo cannone ruggisce senza ferire. Ma la borghesia finge di vedere in lui un’autentica fonte di informazioni genuine. Conduce la sua attività controrivoluzionaria grazie alla fama di essere stato un leader durante la Rivoluzione. Nei suoi innumerevoli scritti sostiene assurdamente di essere stato lui, e non Lenin, a guidare la Rivoluzione.

Questa è, in poche parole, la carriera del nostro uomo. È mai stato un bolscevico? Nell’arco di trentatrè anni è stato legato ai bolscevichi soltanto per sei. Anche in quel periodo ebbe con loro un gran numero di violenti disaccordi. In effetti, ci fu a mala pena una posizione leninista con la quale fu sinceramente d’accordo. Non divenne mai parte integrante dell’organizzazione bolscevica. Sembra essere stato un corpo estraneo all’interno dell’organismo del Partito Bolscevico, persino quando era membro del loro Ufficio Politico.

I bolscevichi non hanno bisogno di citare il passato non-bolscevico di un uomo che è entrato a far parte genuinamente e sinceramente del loro Partito. Se citiamo il passato di Trockij è perché, come vedremo meglio più avanti, non se l’è mai lasciato davvero alle spalle. È ancora il suo presente. Adesso si oppone con violenza al Partito Bolscevico di Stalin proprio come vent’anni fa si opponeva al Partito Bolscevico di Lenin; calunnia Stalin tanto malignamente quanto calunniava Lenin, e per le stesse ragioni.

Come è potuto accadere che Trockij, il quale ha sulle spalle un fardello tanto sgradevole [di odio verso i bolscevichi], si sia ciò nondimeno trovato nelle file dei bolscevichi durante il movimento di ottobre? Ciò è accaduto perché Trockij aveva allora rinunciato (rinunciato di fatto) al suo fardello, lo aveva nascosto in un armadio. Senza questa “operazione” una collaborazione seria con Trockij sarebbe stata impossibile. [...]
Poteva Trockij, in una simile situazione [quando l’impraticabilità della sua teoria fu provata dall’esperienza concreta], non nascondere il suo fardello nell’armadio e non seguire i bolscevichi, egli che non aveva dietro di sé nessun gruppo più o meno serio e che veniva ai bolscevichi come un’ unità politica isolata, priva di un esercito? Certamente non poteva!
[...] Il fatto è che il vecchio fardello del trotskismo, nascosto nell’armadio nei giorni del movimento di ottobre, viene ora di nuovo tirato fuori nella speranza di poterlo smerciare. (Stalin, "Trotskismo o leninismo?", Opere complete, vol. VI, pp. 418-419)



Quando Trockij nascose il suo “fardello tanto sgradevole” nell’armadio era un’unità politica isolata. Quando lo tirò fuori di nuovo pensava di avere un potente esercito alla spalle. Si sbagliava. I ranghi militanti del Partito Comunista e tutti i lavoratori onesti dell’Unione Sovietica si rifiutarono di seguire l’uomo dal fardello tanto sgradevole. Ora sta cercando di fondare quell’esercito su scala mondiale. Senza successo.

(*)
In realtà le sue idee sulla strategia della guerra civile erano così sbagliate che se fossero state messe in pratica i nemici avrebbero trionfato. Basti ricordare che nell’estate del 1919, in un momento cruciale della lotta contro il generale bianco Kolčak, Trockij propose di muovere parte delle forze rosse dal fronte orientale a quello meridionale, lasciando la regione degli Urali, con le sue fabbriche e ferrovie, nelle mani di Kolčak. Il Comitato Centrale del Partito Comunista si oppose e decise un’avanzata verso Kolčak per espellerlo dagli Urali. Quello fu l’inizio della fine per il generale, ma fu anche la fine del ruolo di Trockij sul fronte orientale. Subito non ebbe più alcun ruolo neppure sul fronte meridionale contro Denikin. Egli non racconta tutto questo nella sua storia della Rivoluzione. La sincerità di Trockij...





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