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Iosif Vissarionovic Dzugasvili
Stalin

Il ruolo fondamentale di Stalin nell’Ottobre Rosso


In occasione del 64° anniversario della morte di Stalin (5.3.2017) desideriamo mettere in risalto il ruolo svolto dal “meraviglioso georgiano” nella grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, di cui quest’anno celebriamo il centenario. Un ruolo spesso trascurato, o addirittura negato e disprezzato. Cercheremo di capirne il perché.
Come è noto, Giuseppe Stalin, dopo aver sopportato coraggiosamente duri anni di prigione e di esilio, giunse a Pietrogrado, la capitale rivoluzionaria della Russia, il 12 marzo 1917.
Il CC del Partito gli affidò subito la redazione della Pravda e lo delegò a far parte del Comitato esecutivo dei Soviet di Pietroburgo.
Nel periodo che va dal marzo all’ottobre Stalin lavorò per serrare le file del Partito nella lotta per la trasformazione della rivoluzione democratica borghese in rivoluzione socialista. Assieme a Molotov diresse l’attività del CC e del Comitato bolscevico di Pietrogrado. Negli articoli di Stalin i bolscevichi trovarono le direttive di principio per il lavoro tra le masse, per consolidare i Soviet come organi del nuovo potere rivoluzionario. Stalin denunciò incessantemente il carattere brigantesco della guerra, che non era cambiato per il fatto che il potere era passato nelle mani di Kerenski. Respinse le posizioni scioviniste e di appoggio al governo provvisorio, sostenute dagli opportunisti.
Il 3 aprile accolse Lenin di ritorno dall’emigrazione, alla testa di una grande manifestazione rivoluzionaria.
Il giorno seguente, Lenin presentò le Tesi di Aprile, in cui riassunse le sue posizioni. Stalin ne afferrò immediatamente il significato e le conseguenze politiche e pratiche. Da quel momento si trasformò nel più infaticabile difensore e propagandista della linea leninista dentro e fuori il partito. Fu l’uomo che forgiò l’unità del partito, di tutti i suoi militanti attorno alle posizioni di Lenin, che convertì questa linea in unità di azione del partito, in attività di direzione, di educazione e di organizzazione delle masse nella lotta per la conquista del potere politico.
A fine aprile, nella VII conferenza panrussa del partito bolscevico, Stalin sostenne la linea leninista orientata alla rivoluzione socialista, smascherando Kamenev, Rikov, etc., e presentò il rapporto sulla questione nazionale, affermando il diritto delle nazioni all’autodecisione.
Nel maggio del 1917 Stalin venne eletto membro dell’Ufficio politico del CC del Partito (7 membri), prese parte attiva alla direzione del lavoro del Comitato di partito di Pietrogrado, scrisse articoli per il giornale dei soldati, partecipò ai lavori della Conferenza nazionale delle organizzazioni militari del partito, orientò l’attività dei bolscevichi nelle elezioni municipali, organizzò le manifestazioni di piazza sotto le parole d’ordine bolsceviche, scrisse appelli, etc.
Nel giugno 1917 partecipò al I Congresso dei Soviet dei deputati operai e dei soldati di tutta la Russia e fu eletto dal Congresso membro del Comitato esecutivo centrale.
Nel mese seguente, mentre Lenin era in clandestinità, Stalin assunse di fatto la direzione del CC e dell’organo centrale del Partito. Va ricordato che si oppose strenuamente alla consegna di Lenin al tribunale controrivoluzionario.
Durante l’estate diresse con Sverdlov i lavori del VI congresso clandestino del partito, presentando i rapporti sull’attività del CC e sulla situazione politica. Stalin illustrò i compiti e la tattica dei comunisti russi e sostenne la possibilità della vittoria della rivoluzione socialista in Russia, sconfiggendo i trozkisti e i dogmatici che la ritenevano impossibile.
Sotto la guida di Stalin, in accordo con le direttive di Lenin, il congresso e la classe operaia si prepararono all’insurrezione armata.
Stalin venne rieletto dal Congresso membro del CC, che lo nominò direttore dell’organo centrale del Partito (che usciva con le testate Proletari, Raboci e Raboci Put). A settembre fu tra i candidati dell’Assemblea costituente.
In tutto il periodo dell’organizzazione dell’assalto decisivo Stalin si mantenne in stretto contatto con Lenin, come suo più stretto collaboratore nel compito gigantesco di preparare e fare la rivoluzione.
Il 16 ottobre Stalin attaccò alla riunione del CC del Partito gli interventi dei traditori Kamenev e Zinoviev che portavano acqua al mulino della controrivoluzione: “Ciò che propongono Kamenev e Zinoviev porta obiettivamente a dare la possibilità alla controrivoluzione di organizzarsi; noi ripiegheremo senza fine e perderemo la rivoluzione. Perché non dare a noi stessi la possibilità di scegliere il giorno e le condizioni, al fine di non permettere alla controrivoluzione di organizzarsi?” (da I Protocolli del Comitato Centrale bolscevico del 1917-1918, La Nuova Italia Editrice, Firenze 1974).
Nella stessa riunione il CC del Partito organizzò un Centro rivoluzionario militare composto da 5 membri (Stalin, Sverdlov, Bubnov, Uritski e Dzerginski), che aveva il compito di dirigere praticamente il processo insurrezionale.
Il 21 ottobre Stalin entrò assieme a Dzerginski nel Comitato esecutivo dei Soviet di Pietrogrado per rafforzare l’influenza dei bolscevichi.
Il 24 ottobre Stalin scrisse sul Raboci Put un articolo con l’invito ad abbattere il governo provvisorio. Immediatamente dopo respinse l’attacco armato di Kerenski che voleva sopprimere l’organo centrale del Partito.
La sera stessa iniziò l’insurrezione armata di Ottobre. In seguito alla sua vittoria Stalin entrò nel primo Consiglio dei commissari del popolo, con l’incarico per le questioni nazionali.
Il ruolo di Stalin nell’Ottobre rosso è indiscutibile. Tutte le interpretazioni che negano o sminuiscono l’importanza del suo ruolo – come fanno i trozkisti, i revisionisti e i borghesi – sono in diretto legame con il disconoscimento del ruolo del Partito bolscevico.
Se poniamo il Partito al centro della rivoluzione che cambiò il mondo, emerge con particolare evidenza il ruolo e la figura di Stalin, militante del Partito, dirigente del Partito, quadro bolscevico di prim’ordine.
Rivendicare il ruolo di Stalin nell’Ottobre è importante per almeno tre ragioni: perchè negando Stalin si pretende di negare il Partito del proletariato, la sua natura e la sua funzione; perché la denigrazione di Stalin è parte integrante della campagna di denigrazione del comunismo, dei suoi principi, delle sue esperienze e tradizioni; perché è un atto di giustizia e di riconoscimento verso un grande rivoluzionario, un grande dirigente comunista.
Ogni sincero comunista può capire che non si tratta di una questione “storica” secondaria, relativa al ruolo di una singola personalità rivoluzionaria nel corso di un grande evento, ma di importanti questioni ideologiche quali la concezione del Partito e il suo ruolo nella rivoluzione, la concezione della militanza comunista, il suo significato e il suo carattere.

Da Scintilla n. 78, marzo 2017
Organo di Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia





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