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Repressione e prigionieri rivoluzionari

Estendere la solidarietà proletaria


Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato dei Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale (ptsri)

Redazione Aurora Proletaria


Le statistiche “ufficiali” descrivono una realtà che fornisce soltanto parzialmente lo stato del nostro Paese in termini di occupazione e povertà. Dietro ai dati ufficiali vi sono decine di migliaia di famiglie che cercano disperatamente di resistere alla crisi facendo lavori in nero o, quando va male, costrette a ricorrere all'usura di banche e finanziarie per pagare l'affitto o il mutuo della casa quando non addirittura per la semplice spesa quotidiana come le migliaia di famiglie al limite della sopravvivenza. Mentre i padroni e i loro servi della politica vedono aumentare i loro profitti. agli operai (grazie anche alla complicità dei dirigenti dei sindacati di regime) vengono decurtati soldi sulla busta paga, aumentati i carichi di lavoro, dimezzate le pause e ridotta al lumicino la libertà sindacale. Condizioni da caserma vengono denunciate quotidianamente da decine e decine di lavoratori in tutti i settori produttivi e non solo. Durante i turni di lavoro non si smette mai di lavorare, le pause sono ridotte e anche chi deve recarsi al cesso è costretto a farlo collettivamente, con tutti gli altri operai formando così lunghe code ai bagni o di fronte alla macchinetta del caffè.
In alcuni casi, sotto la minaccia dei capi, le poche e brevi pause vengono utilizzate per recuperare il lavoro arretrato. La paura di essere messo in cassa integrazione o addirittura di essere licenziato dissuade gran parte dei lavoratori dal denunciare anche i piccoli infortuni che subiscono durante i turni di lavoro. Capi e capetti si aggirano nei reparti a caccia di operai che si oppongono apertamente ai soprusi cercando di organizzarsi, o che si lamentano, o semplicemente dei così detti “scansafatiche”per poi rimproverarli e proporli per provvedimenti disciplinari. Durante gli scioperi ed i picchetti, in particolare nel comparto logistico, ad oggi il settore più combattivo della classe lavoratrice, polizia e carabinieri reprimono duramente i manifestanti, botte, denunce e carcerazioni sono ormai all'ordine del giorno. Il livello di repressione e di controllo contro i lavoratori aumenta e si estende nella misura in cui essi si oppongono con ogni mezzo allo sfruttamento e che i sindacati di regime mostrano il loro vero volto servile, traditore e meschino. Oggi, con l'avanzare della crisi generale del sistema capitalistico , i padroni devono correre ai ripari per evitare che le classi proletarie si organizzino e combattano i loro sfruttatori con maggior determinazione. In questa situazione in continuo sviluppo, i sindacati di regime che un tempo svolgevano diligentemente ed efficacemente il ruolo di pompieraggio, se non addirittura di delazione nei confronti degli operai che intendevano alzare il livello dello scontro di classe, non sono più sufficienti a garantire la pace sociale. La borghesia è costretta a giocare apertamente la carta della repressione utilizzando le sue forze armate, le sue spie e i suoi tribunali contro i lavoratori e contro chiunque osi organizzarsi per alzare la testa e mettere fine ai soprusi. Le persecuzioni contro le popolazioni in lotta per la salvaguardia dei territori, per la casa e gli spazi sociali e contro i lager in cui vengono internati gli immigrati per essere poi deportati, sono all'ordine del giorno. Chiunque partecipi con determinazione a manifestazioni ed iniziative di protesta deve mettere in conto l'eventuale pestaggio, denuncia, ordine restrittivo di ogni genere sino all'arresto. Malgrado queste rischiose condizioni migliaia di donne e uomini del nostro Paese non rinunciano a fare sentire la loro voce ed anzi, in alcune occasioni, infrangono le regole e le restrizioni imposte dagli sbirri e dai magistrati provocando scompiglio e paura di emulazioni nelle fila del nemico.
Questo hanno imparato a fare anche i lavoratori della logistica dei Si-Cobas dopo i picchetti alla Levoni di Modena e l'arresto del loro dirigente Milani preso in trappola con una montatura orchestrata dal padron Levoni e dagli sbirri della Questura. I lavoratori hanno presidiato in massa il carcere in cui Milani sino al suo rilascio nella giornata stessa del presidio per poi organizzare, il giorno dopo, una manifestazione a Modena che la Questura prontamente ha vietato. Malgrado i divieti della Questura in migliaia si sono presentati alla manifestazione e dopo alcune cariche della polizia hanno aggirato il blocco degli sbirri, occupato la stazione ferroviaria e sfilato in corteo per le vie del centro città in barba alle prescrizioni e ai divieti della sbirraglia. Possiamo quindi constatare che la lotta è tale se ingaggiata autonomamente, liberi dai lacci delle regole che lo Stato democratico borghese ci impone per bocca di sbirri e magistrati; una lotta liberata dalla concezione borghese per cui le regole democratiche vanno rispettate anche se i nostri nemici di classe, gli stessi che le impongono, le infrangono allegramente quando a loro fa comodo.
L'esempio dei lavoratori della logistica e quello di altri compagni che hanno messo in atto la linea delle violazioni delle regole e delle imposizioni del nemico, riporta all'attenzione di tutto il proletariato la questione dell'analisi giusta e dei conseguenti metodi e strumenti di lotta di fronte ad un impianto repressivo sempre più cruento, imponente e diffuso sino a comprendere ogni ambito della società. E' necessario iniziare a confrontarsi seriamente sul modo di rafforzare tali esperienze per renderle sistematiche dove esistono le condizioni per farlo, a partire dalla solidarietà con i prigionieri rivoluzionari e con tutti quei compagni che con la loro determinazione hanno attirato su di essi le ritorsioni e le rappresaglie dei servi del nemico di classe. Crediamo quindi importante proseguire nel dibattito interno per estenderlo, ad altre realtà in lotta.

Proletari torinesi per il SRI (Soccorso Rosso Internazionale)









PARTITI DISORGANICI E PARTITO OPERAIO INDIPENDENTE

riceviamo e pubblichiamo il contributo di Scintilla al dibattito sul partito
redazione aurora proletaria

Questione elettorale borghese

Per un altro spunto (se ce ne fosse ancora bisogno) sulla questione elettorale borghese

Necessità di una preparazione ideologica di massa

di Antonio Gramsci , scritto nel maggio del 1925, pubblicato in Lo Stato operaio del marzo-aprile 1931. Introduzione al primo corso della scuola interna di partito




La legislazione comunista

Articolo apparso su L'Ordine nuovo anno II n.10 del 17 luglio 1920 a firma Caesar

Antonio Gramsci : Il Partito Comunista

Articolo non firmato, L’Ordine Nuovo, 4 settembre e 9 ottobre 1920.




Antonio Gramsci - Riformismo e lotta di classe

(l'Unità, 16 marzo 1926, anno 3, n. 64, articolo non firmato)




Antonio Gramsci : La funzione del riformismo in Italia

(l’Unità, 5 febbraio 1925, anno 2, n. 27, articolo non firmato)




Referendum sulla costituzione

Votare o non votare, è questo il problema?

Lettera di un operaio FIAT di Torino

" FCA, la fabbrica modello "

Elezioni borghesi: un espediente per simulare il consenso popolare!

Lo scorso 19 giugno, con i ballottaggi, si sono consumate le ennesime elezioni previste dal sistema democratico borghese. Si trattava di elezioni amministrative ma di alto significato politico nazionale.

Collettivo Aurora
La crisi del sistema capitalista e la ricostruzione del partito comunista in Italia

Un appello alla trasformazione dei rapporti tra i comunisti, per l’ unione delle forze e la rinascita del movimento comunista.